Un dolce Montenegro per la manifattura

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Indipendente dal giugno del 2006 il Montenegro é entrato ufficialmente nell’orbita della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale. Dal 2011 è in pianta stabile membro dell’Organizzazione per il commercio mondiale o Wto (World trade organization) e, sin dai tempi dell’appartenenza alla federazione jugoslava, è invece fra gli Stati dell’area Cefta caratterizzata dal regime di libero scambio con la Russia e con gli altri territori extra-europei confinanti. Il governo di Podgorica ha scommesso sulle privatizzazioni che sono giunte a riguardare il 90% delle imprese ex-statali e ha investito sulle infrastrutture e sulla lotta all’economia sommersa che da sempre rappresentava una delle piaghe nazionali. Ma ha anche operato per attrarre gli investimenti diretti dall’estero con una politica di forti agevolazioni fiscali. Investirvi può essere pertanto un’idea fruttuosa anche solamente alla luce del fatto che i carichi fiscali sull’altra sponda dell’Adriatico risultano particolarmente accattivanti. In generale la tassazione sulle imprese è ferma al 9% mentre l’Imposta sul valore aggiunto o Iva vale 17 punti. Il legame con l’Italia è tradizionalmente, e storicamente, solido tanto che la cittadina di Perasto, nei pressi di Cattaro, conserva tuttora il titolo di Gonfaloniera della repubblica di Venezia. Ma è targato con il tricolore anche una buona fetta del business montenegrino, visto che l’Italia è al secondo posto dopo la Grecia fra i partner commerciali e industriali dell’area Ue, in un quadro che vede comunque privilegiate le relazioni con la Serbia e naturalmente con interlocutori del sistema Cefta.
Questo implica che le aziende operanti in Montenegro possono godere di libero accesso ai panorami dell’Europa Sud-Orientale, le quali vantano attualmente i tassi di crescita più elevati dell’intero continente e possono garantire un potenziale bacino di clientela da 30 milioni di consumatori. Un accordo in vigore dal 2000 consente inoltre l’accesso libero al mercato russo per le merci prodotte in Montenegro e che conservino il loro valore aggiunto prevalente proprio su suolo montenegrino. Da questo punto di vista il piatto potenziale è ancora più interessante visto che i possibili clienti sono addirittura calcolabili nell’ordine di 150 milioni di persone. La stessa Unione europea ha poi provveduto a ratificare intese rilevanti per stimolare le esportazioni fra i Paesi del Cefta, come quella che ha condotto alla creazione delle cosiddette Preferenze commerciali autonome o Atp: esse assicurano facilitazioni per il 95% delle merci ed esenzioni per beni quali vino, carne e acciai. L’importazione dal Montenegro all’Ue non è gravata da dazi né da restrizioni quantitative. Il Prodotto interno lordo o Pil della regione si è attestato a 3 miliardi e 273 milioni di euro a seguito della contrazione accusata a partire dal 2009 per 5,7 punti percentuali. Il 48% dei 454,5 milioni di valore delle esportazioni (in crescita del 37,5%) è dovuto all’industria dei metalli laddove il saldo negativo della bilancia commerciale nazionale per 611,8 milioni è direttamente correlato allo sbilanciamento verso l’import, in crescita del 10% per 1.823,6 milioni di euro. La vocazione montenegrina alla manifattura si esplicita in cifre che mostrano come questo settore rappresenti il 61,5% della produzione industriale nazionale complessiva. È però il comparto energetico, fra fonti rinnovabili e non, a farla da padrone nei piani di sviluppo per il prossimo futuro. Entro il 2016 è infatti prevista la realizzazione di quattro micro centrali idroelettriche e di un sistema di turbine eoliche lungo il corso dei fiumi Moraca e Komarnica e, in corso di implementazione, è anche la posa di cavi sottomarini per portare energia elettrica all’Italia.

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