Tunisia: a 140 chilometri dal business

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Tunisia: a 140 chilometri dal business

Tunisia: a 140 chilometri  dal business Nel corso dell’anno la Tunisia  si è  confermata come un alleato di primaria importanza per le aziende italiane in cerca di spazi di internazionalizzazione, alla luce anche di relazioni economiche che, fra i due territori, continuano a crescere e a infittirsi. Lo dicono recenti stime sull’interscambio sull’asse Tunisi-Roma e sulla presenza di attività tricolori nello Stato del Maghreb. Verso la fine del 2014 l’agenzia Radiocor ha segnalato come il 25% degli investimenti esteri in Tunisia sia riconducibile a imprese di casa nostra, rappresentanti dei principali comparti del made in Italy, «dal tessile alla meccanica e dalle telecomunicazioni all’agroalimentare». Mentre il totale degli addetti impiegati presso società originarie della Penisola è arrivato a 60 mila unità senza calcolare quelle impegnate nei vari indotti. Sempre stando all’organo di informazione nazionale «in termini di bilancia commerciale Italia e Tunisia hanno un interscambio pari a circa 5,5 miliardi di euro, il che fa dell’Italia il secondo partner più importante in assoluto».

Vantaggi e agevolazioni
Sono l’industria e la manifattura ad assorbire oltre la metà dei budget, che ammontano complessivamente a 13 miliardi e 850 milioni di dinari tunisini (6 miliardi e 235 milioni di euro) e l’Italia gioca in prima linea come secondo fornitore delle aziende locali con uno share del 14,48%. 801 sono i marchi italiani insediatisi in una nazione dove 30 centri di ricerca e sviluppo accolgono quasi 30 mila ricercatori e dove gli under-25 rappresentano il 48% della popolazione; e ben 704 delle realtà imprenditoriali provenienti dalla nostra Penisola sono a spiccata vocazione industriale. Dotata di 16 fra aeroporti e porti marittimi a carattere commerciale, la Tunisia ospita 15 cyber-parchi dedicati a una molteplicità di discipline, ha ricordato Chatmen, e circa 100 aree industriali di cui si prevede un ampliamento su 3.000 ulteriori ettari, oltre a due parchi economico-operazionali. Dieci sono poi i cosiddetti poli di competitività già esistenti mentre altri due sono in costruzione e ben 12 sono stati pianificati per il prossimo futuro. Gli incentivi alle attività d’impresa sono fra i cardini dell’azione della nuova democrazia tunisina, avanzata di 33 posizioni dal 2009 nel Global democracy ranking, e vengono accordati sulla base di una varietà di parametri. Tipo di attività, luogo di investimento e capacità di creare occupazione sono fra i fattori decisivi di un sistema che prevede meccanismi di esenzione dalle imposte e premi all’investimento, gestiti su scala regionale. Non è preventivata alcuna forma di intermediazione ma naturalmente gli investitori possono contare sull’operato di organismi di accompagnamento quali Fipa (www.investintunisia.tn/); Cepex (www.cepex.nat.tn/); o Apia, che ha un ruolo preminente nell’agroalimentare (www.apia.com.tn/). Per quel che concerne nuovamente il business italiano, risale allo scorso anno l’istituzione di una nuova linea di credito da 73 milioni di euro a disposizione delle Pmi tricolori residenti in Tunisia. Riguarda i settori dell’industria, dell’agricoltura, della pesca, della silvicoltura e dei servizi, a eccezione di quelli finanziari, commerciali o turistici. Ogni finanziamento, anche se ripartito su diversi contratti, deve essere compreso fra 55 mila e 2 milioni e 100 mila euro per i crediti di investimento. Concessi dagli intermediari concordati con le Pmi, si effettuano presso le banche tunisine insieme ai soci o acquirenti tunisini con tassi di interesse del 4,5% massimo annuo per i crediti retrocessi in euro; del 4,5% per i crediti retrocessi in dinaro tunisino e con una durata del rimborso da dieci anni al massimo con tre anni di grazia al massimo per i crediti d’investimento.

Tunisia: a 140 chilometri  dal business

Investire in Tunisia: i pro e i contro
I pro: accesso a un potenziale bacino di 800 milioni di consumatori, dato il posizionamento geografico strategico del Paese rispetto al continente africano e al Medio Oriente; incentivi agli investimenti stranieri e procedure autorizzative snelle per l’apertura delle attività; presenza di scienziati e ingegneri sul mercato del lavoro superiore a quella degli altri Stati del Nord Africa e di una varietà di nazioni dell’Europa Occidentale.

I contro: nell’intera area del Mediterraneo l’Italia si trova a competere con rivali agguerriti. Nel 2013 è stata sorpassata dalla Germania in termini di interscambio complessivo con la macro-regione. Gli Stati Uniti ne sono ancora i partner principali, ma la Cina è seconda, in ascesa.

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