Svizzera: i pro e i contro dell’ internazionalizzazione

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apertura-svizzeraPer avere un’idea dell’importanza che la Confederazione elvetica ha assunto in qualità di territorio ideale di sbocco di una buona fetta delle produzioni made in Italy di diverso ambito sono decisive le cifre diffuse dall’Ambasciata italiana di Berna. Nel 2012 l’Italia ha effettuato esportazioni verso la Svizzera per un totale di 22,878 miliardi di euro, mentre le importazioni dalla Svizzera sono state pari a 11,018 miliardi di euro, con un saldo positivo di 11,8 miliardi a favore del nostro Paese. L’Ambasciata ha poi calcolato che alla metà del 2013 la tendenza si confermava e si corroborava con un export che a giugno valeva 7,623 miliardi segnando così nel confronto con il primo semestre dell’anno precedente un passo in avanti da 1,6 punti percentuali. Allo stesso tempo però il vicino di casa ha iniziato a diventare un po’ scomodo o quanto meno a essere guardato con una certa dose di sospetto. Attratte in misura preponderante da un regime fiscale più conveniente ed equo (il Canton Ticino vanta un’imponibile del 20% inferiore rispetto a quello tricolore) sarebbero 60 dalla sola provincia di Varese le imprese italiane trasferitesi in Svizzera nel primo semestre del 2013. Metaforicamente il grido in Svizzera, in Svizzera si alza sempre più sovente anche al cospetto delle istituzioni romane nell’occasione di incontri pubblici ufficiali fra esponenti del governo e dello Stato e sigle associative o imprenditori indipendenti. A fare chiarezza sulle opportunità di business al di là del valico di Brogeda in un’ottica non di delocalizzazione, ma di pura internazionalizzazione ha pensato fra gli altri la Cna Produzione della Lombardia. Lo ha fatto in tempi molto recenti a Como con il supporto della Cna locale grazie a un convegno a tema che secondo fonti della stessa Confederazione ha attratto il doppio della media dei partecipanti a eventi del medesimo tenore. Allo stesso tempo si è segnalata l’attivazione di un sito Internet e di uno sportello e-mail dedicato che in breve è stato subissato dalle richieste di informazioni in arrivo da ogni parte della nostra Penisola.

No all’esodo, sì alle opportunità
Sarebbe riduttivo e fuorviante considerare la nazione alla stregua di un nuovo Eldorado per le società italiane in cerca di riscatto
. Per mere ragioni geofisiche gli spazi disponibili per l’apertura di nuove aziende e specie di quelle impegnate nell’industria pesante sono ora limitati. Per converso, è vero che regioni come lo stesso Ticino stiano mettendo a punto politiche attraenti per i delusi dal sistema-Paese al di qua del confine, soprattutto da momento in cui questi ultimi siano a caccia non solo di imposte più leggere ma anche di certezza del diritto e burocrazia snella. Infine, pur non facendo parte della Comunità europea (ma godendo delle agevolazioni di Schengen) la Repubblica rossocrociata è idealmente posizionata al cuore dell’Europa continentale con tutti i vantaggi che da ciò le derivano. Per questo motivo nell’intento di aprirsi un corridoio comodo e privilegiato con la Mitteleuropa e il Nord stabilire un presidio all’ombra del Gottardo potrebbe dare alle aziende nostrane qualche concreto vantaggio competitivo. Con la Penisola la Svizzera vanta relazioni storiche solide ancorché segnate da qualche ambiguità sia per la sua natura di paradiso fiscale sia per il nodo della gestione dei frontalieri. Sono 60 mila circa dalla principali province lombarde soltanto e i loro contributi vanno a beneficio dell’erario svizzero. Ma a fronte di ciò è pur vero che difficilmente l’Italia di oggi potrebbe riassorbire tale forza lavoro dandole qualche chance. «Non è realistico ipotizzare esodi di massa», hanno puntualizzato il presidente della Cna Produzione Lombardia Enrico Benati, titolare della torneria canturina omonima, e il presidente della Cna provinciale di Como Mario Gualco, «ed è evidente che talvolta quello del passaggio oltre il confine è uno slogan agitato come spauracchio e minaccia a inefficienza e immobilismo nostrani. La questione-fiscale non è però che uno dei temi caldi sul tavolo, mentre probabilmente l’aspetto prioritario è la chiarezza. Regole certe e un rapporto diretto con gli interlocutori istituzionali i quali non sono meno numerosi o esigenti che in Italia, ma senza dubbio ben più trasparenti ed efficienti».

Relazioni in costante incremento
250 sono comunque le attività artigiane o micro-industriali trasferitesi dal Nord della Lombardia oltre le Alpi mentre la Cna ha aiutato altri attori a trovare visibilità e guadagni nell’edilizia, negli arredi e nell’impiantistica, nella termotecnica e nell’elettronica. Quanto alle applicazioni meccaniche è possibile che possano aprirsi varchi interessanti quelle di piccole dimensioni operanti nella meccanica di precisione. Per le più grandi e più propriamente appartenenti alla galassia del metalmeccanico il consiglio è piuttosto quello di inaugurare delle filiali a scopi primari di vendita. «Più in generale per le aziende che fanno capo alla Cna Produzione», hanno sottolineato Benati e Gualco, «il legame con il territorio d’origine è fondamentale, anche perché è divenuto con il tempo sinonimo di qualità e di un’eccellenza che rende i subfornitori italiani molto apprezzati all’estero». Posti tutti i limiti ai quali si è accennato fra la Svizzera e l’Italia, le relazioni commerciali sono in continua crescita e i dati analizzati in apertura lo dimostrano ampiamente. «Certamente ha una posizione geografica strategica», hanno notato Benati e Gualco, «e ha il vantaggio di aver eliminato ogni dazio sugli scambi con qualsiasi nazione al mondo nonostante l’adesione al trattato di Schengen. Da questo punto di vista è molto conveniente l’apertura di poli di distribuzione sul territorio per poi far viaggiare i prodotti in tutta Europa o altrove. Oltre a ciò la Cna considera con interesse la sigla di accordi con società locali e vi sta lavorando da 10 anni con personale dedicato. Per finire, è in atto a questo scopo una convenzione con la specialista Swa che ha sede a Chiasso». Per i terzisti di casa nostra sembrano essere inoltre degne di attenzione le opportunità di partecipare a eventi fieristici internazionali e concentrati proprio sui subfornitori. Fra questi c’è lo SwissTech di Basilea, ai confini con la Germania, dove la Confederazione ha già presenziato con ottimi risultati. «Si tratta di una fiera di riferimento per l’intero panorama metalmeccanico europeo», hanno detto Benati e Gualco, «e per questo sfruttando anche la disponibilità di fondi regionali appositi abbiamo iniziato a presidiarla portandovi gruppi di imprese del territorio che hanno avuto buoni riscontri». La guida e la consulenza di questa come di altre agenzie o sportelli per l’internazionalizzazione è d’altronde decisivo: «L’alternativa è procedere per tentativi in modo indipendente», hanno concluso, «ma senza una strategia il rischio è una dispersione infruttuosa di energie e di risorse».

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