Con l’avvento di Industria 4.0 e della fabbrica digitale, norme efficaci in materia di salute, igiene e sicurezza dei lavoratori sono diventate imperative. Il Parlamento europeo ha chiesto ufficialmente alla Commissione di Bruxelles di regolamentare il settore della robotica e dell’intelligenza artificiale, con una risoluzione approvata recentemente in materia di «Norme di diritto civile sulla robotica».

L’Europa sulla via della concessione dello status giuridico ai robot

personalità virtuale per i robotIn Europa c’è ormai la determinazione necessaria per affrontare i problemi di precarietà dell’ambiente di lavoro; l’incognita italiana riguarda la capacità delle istituzioni da una parte e dell’industria dall’altra di assumere la responsabilità di ciò che deve essere fatto per rimettere ordine nella macchina della sicurezza. Finalmente, però, sia gli enti di standardizzazione sia le associazioni industriali si stanno dando da fare. Insomma, tutti hanno capito che riparare i guai costa molto di più che prevenirli.

Con l’avvento di Industria 4.0 e della Fabbrica digitale, norme efficaci in materia di salute, igiene e sicurezza dei lavoratori sono diventate imperative. La Sicurezza 4.0 è appena agli inizi; il polverone di polemiche che le precarietà ecologiche stanno sollevando non è più sopportabile, soprattutto oggi quando si parla di automazione integrata, informatizzazione, robotizzazione, fabbrica digitale e quant’altro.

Il Parlamento europeo

Bruxelles è la prima ad aver attivato un dibattito politico in un settore in forte espansione per dare responsabilità giuridica alle macchine. Il Parlamento europeo ha chiesto infatti ufficialmente alla Commissione di Bruxelles di regolamentare il settore della robotica e dell’intelligenza artificiale.

Secondo l’Europarlamento, è urgente una disciplina europea per chiarire le questioni di responsabilità, in particolare per le auto senza conducenti, e chiede un regime di assicurazione obbligatoria per garantire le vittime di eventuali incidenti. Dunque, è il momento di pensare alle macchine come dotate di un proprio status giuridico; macchine robot, naturalmente, che si apprestano a invadere il mondo produttivo e quello dei servizi, pubblici e privati, collettivi e personali. Per questa ragione il Parlamento Europeo vorrebbe presto votare quelle stesse risoluzioni che un anno fa aveva stimolato presso Bruxelles tramite la sua Commissione Giuridica. Le norme possibili riguardano la creazione di comitati etici, responsabilità collegate alle istruzioni fornite alle macchine, l’introduzione di un reddito universale, specifiche coperture assicurative e quant’altro.

L’aspetto più importante della relazione europea riguarda il tentativo di inquadrare i robot (intesi come «macchine fisiche» dotate di un certo grado di autonomia attraverso sensori o interconnessione, capaci di adattarsi all’ambiente circostante e tendenzialmente capaci di apprendere) in un contesto di responsabilità e di doveri legali, e dunque alla possibilità di creare un nuovo status giuridico di «persona elettronica», che si adatti alle macchine intelligenti. Questo status giuridico sarebbe più simile a quello che oggi hanno le aziende piuttosto che a quello degli esseri umani, ma sarebbe comunque un passo eccezionale verso il riconoscimento dei robot come esseri dotati di sensi.

L’ambiente industriale e dintorni

In officina l’operatore si avvicina al robot che sta lavorando sulla macchina utensile, la quale rallenta immediatamente perché il robot stesso percepisce che qualcuno si sta avvicinando. La sicurezza è il prerequisito fondamentale per l’integrazione intelligente uomo-macchina-robot. Nella fabbrica digitalizzata macchine, utensili e attrezzature, robot, merci e prodotti finali saranno connessi gli uni agli altri; gli addetti ai lavori e i robot non lavoreranno più su un componente uno dopo l’altro, ma contemporaneamente, cooperando. La fabbrica 4.0 non sarà senza persone, le quali saranno ancora necessarie per i compiti che richiedono alta specializzazione, creatività e risoluzione d’imprevisti.

situazione giuridica dei robot

Ecco, dunque, che fa capolino un nuovo quadro di norme comunitarie per disciplinare l’ascesa di robot e intelligenza artificiale in Europa, soprattutto nei suoi sviluppi più delicati come la responsabilità civile delle macchine, l’impatto sul mercato del lavoro e i risvolti etici, dalla privacy alla tutela dei dati acquisiti e trasmessi da tecnologie che invadono sempre di più la nostra vita. È quanto chiedono i deputati Ue alla Commissione europea, con una risoluzione approvata recentemente in materia di «Norme di diritto civile sulla robotica».

La relazione di Mady Delvaux

La relazione, firmata dalla vicepresidente della commissione giuridica ed eurodeputata socialista Mady Delvaux, insiste su alcuni pilastri:

  • la creazione di uno status giuridico per i robot, con la prospettiva di classificare gli automi come «persone elettroniche» responsabili delle proprie azioni;
  • una vigilanza continuativa delle conseguenze sul mercato del lavoro e gli investimenti necessari per evitare una crisi occupazionale;
  • un codice etico per i progettisti che si occupano della realizzazione di robot;
  • il lancio di un’Agenzia europea per la robotica e l’intelligenza artificiale che sia «incaricata di fornire le competenze tecniche, etiche e normative necessarie».

La signora Mady Delvaux vede nei robot quattro sfide che il governo politico dell’Europa Unita deve affrontare al più presto:

  • la personalità giuridica dei robot;
  • la responsabilità per eventuali danni;
  • le possibili dipendenze emotive degli esseri umani rispetto ai robot con un’intelligenza ad apprendimento autonomo;
  • il nesso robotizzazione-disoccupazione umana.

Tutte questioni di straordinaria novità, partendo dalla definizione europea comune di robot autonomi intelligenti e delle loro subcategorie. Una tassonomia tecnologica che porta a individuare diversi livelli etico-legali.

Una personalità virtuale

Si potrebbero dotare i robot di una personalità virtuale? Una cosa simile avviene ora per le aziende, ma non è una questione che si risolverà dall’oggi al domani. Ciò di cui abbiamo bisogno ora è creare un quadro giuridico per i robot che sono attualmente sul mercato o lo saranno nei prossimi 10 o 15 anni.

status giuridico della robotica

Sulla responsabilità dei danni ci si divide tra proprietario, costruttore, progettista e programmatore, e ogni figura prevede una propria categoria di difesa (consumatori, liberi professionisti, accademici, aziende, sindacati). Anche in questo caso, il gruppo di lavoro della Commissione Giuridica su robot e dintorni ritiene ci siano due correnti di pensiero, accomunate da una sola certezza: almeno per i grandi robot l’Europa pensa a una copertura assicurativa obbligatoria.

Secondo il principio della responsabilità oggettiva, a rispondere dovrebbe essere il produttore, perché è nella posizione migliore per limitare i danni. Poi starà al produttore rivalersi contro i suoi fornitori. L’altra opzione è fare dei test di valutazione del rischio, prima della messa in funzionamento di un robot; le eventuali responsabilità per condotte sbagliate sarebbero in questo caso condivise da tutti i soggetti in campo.

C’è spazio anche per una sorta di relazione emotiva tra umano e robot. Mady Delvaux propone un Codice che protegga le persone dal diventare «emotivamente dipendenti da un robot». Si può innescare un bisogno fisico di supporto, ma non bisogna mai pensare che un robot possa amarti o essere triste assieme a te.

continua a leggere a pag. 30 di Subfornitura News – Novembre 2017

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