Stati Uniti: tutte le opportunità per le imprese italiane che vogliono investire nel nuovo mondo

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Gli USA investono nel settore manifatturiero

Gli USA investono nel settore manifatturiero Gli investimenti stranieri in territorio Usa sono arrivati a valere nel 2012 qualcosa come 3,9 trilioni di dollari e le sedi locali di aziende di provenienza estera hanno impiegato nel 2011 quasi 6 milioni di persone che hanno contribuito a creare il 16% delle esportazioni di beni dal Paese al mondo. Oltre a ciò le filiali in territorio nordamericano investono 45,2 miliardi in ricerca e sviluppo e hanno investito 177 miliardi in nuovi impianti e infrastrutture. L’Europa ha, in un simile scenario, un ruolo importante visto che dall’Unione provengono 1,7 dei trilioni di investimenti segnalati poco più su (dato del dipartimento del Commercio Usa relativi al 2012) e una parte di essi è targata Italia. Si tratta di una porzione minoritaria del piatto (meno di 100 miliardi) ma che è stata generata prevalentemente dalla specialità made in Italy del manifatturiero.

In crescita le iniziative targate Italia
Le più fresche elaborazioni a opera di Ice confermano sia che la nostra nazione è ancora in posizione defilata rispetto ai principali investitori negli Stati Uniti, ma anche che i segmenti entro i quali l’industria nostrana è più forte sono anche cruciali per il prosieguo del rilancio Usa. Oltre a ciò è da notare, come la stessa Ice ha fatto ricorrendo al contributo di esponenti delle amministrazioni, che numerosi territori degli States vantano condizioni incentivanti per gli insediamenti produttivi. La corsa all’internazionalizzazione delle imprese tricolori potrebbe quindi trovare approdi favorevoli a un ulteriore sviluppo, dati sia la presenza di un indotto ricco e specializzato e sia la posizione strategica di vicinanza ai panorami emergenti dell’America Latina e dell’accordo Nafta.

Le prospettive per la meccanica e il machinery
La manifattura e la meccanica tricolori sono distribuite capillarmente in tutti gli Usa con 66 progetti greenfield nello Stato di New York; 34 in California e 32 in Florida. Grandi manovre sono tuttavia in corso, secondo Ice, anche in Texas, dove Stafford è pronta ad accogliere l’investimento da 5,5 milioni di dollari della produttrice bergamasca di valvole in acciaio forgiato Omb Valves. La specialista dei macchinari per la lavorazione della ceramica Del Conca sta conducendo uno sforzo da 80 milioni complessivi per potenziare la sua presenza nella contea di Loudon in Texas; mentre il costruttore di guide lineari Rollon punta sul New Jersey per consolidare il suo business americano. La trentina Alupress, che realizza soluzioni in alluminio pressofuso, è in procinto di destinare a un nuovo polo produttivo da 57 dipendenti nel South Carolina ben 19,9 milioni; mentre scommette sulla Carolina del Nord la lecchese Lubrimetal. Focalizzata sui lubrificanti per la trafilatura e il trattamento superficiale dei metalli, la società dovrebbe essere impegnata nei prossimi tre anni nella creazione di un inedito impianto a Granite Falls nella contea di Caldwell impiegando 19 persone. Oltre a questi lavori in corso e al di là delle operazioni d’ambito greenfield, sono state poste in evidenza nel corso dello scorso  incontro dell’Agenzia per l’internazionalizzazione le possibilità che altri Stati possono garantire agli imprenditori nostrani. A cominciare dalla Florida, forte di cluster consolidati dell’aerospazio, dell’elettronica e della vicinanza al Sud America; e caratterizzata da una marcata crescita dell’occupazione oltre che da costi operativi inferiori alle medie statunitensi. Obiettivi puntati anche sulla Georgia dove attorno al porto di Savannah che è il quarto per grandezza in tutti gli States agiscono 1.300 società europee e 93 italiane, attratte dagli incentivi e dalla presenza di una forza lavoro giovane e ben formata. Il Missouri si è presentato con la sua tradizione industriale meccanica, aerospaziale, metallurgica e automotive, e con una invidiabile logistica e programmi di agevolazione fiscale che hanno già fatto presa sul business tricolore. Vantano presidi sul territorio nomi quali Buzzi Unicem e Finmeccanica; mentre è nell’Illinois che sono state indirizzate esportazioni per un valore complessivo di 1,6 miliardi di euro lo scorso anno. La meccanica dei beni strumentali – fra macchinari industriali e utensili – pesa sulla sua economia e sul suo tessuto imprenditoriale per il 17%; e i prodotti in metallo vi incidono per un altro 12%. 20esima potenza economica al mondo e ottava locomotiva degli Stati Uniti, la Pennsylvania ospita quattro fra le 50 più importanti università Usa e la disponibilità di shale gas rende competitivi i suoi costi energetici. Competenze diffuse e bollette concorrenziali sono fra le calamite che vi hanno condotto protagonisti dell’industria italiana e globale quali Agusta, Ansaldo Sts, Marcegaglia e Manuli. Una struttura fiscale «stabile e prevedibile» è fra gli elementi che hanno convinto Ice a dare largo spazio anche all’Indiana, dove nuove norme sul rapporto fra aziende, sindacati e lavoratori hanno dato impulso all’avvio di 40 nuovi progetti imprenditoriali per 5.320 impieghi. Con un manifatturiero dal peso specifico di 64 miliardi di dollari che incarna il 25% dell’economia dello Stato e il 97% delle sue esportazioni, l’Indiana offre opportunità nel mondo dell’automobile.

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