Stampa 3D o subfornitore specializzato?

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Mario Salmon

Mario Salmon, ingegnere meccanico, laureato all’Università di Bologna, e da anni libero professionista indipendente, segue da anni gli sviluppi dell’Additive Manufacturing, sia in Italia che nel mondo. E’ stato tra i primi in Italia ad interessarsi a questa tecnologia, allora chiamata Rapid Prototyping, organizzandone, nel 1999, il primo convegno italiano ed inserendo il RP in un suo corso al Politecnico di  Milano.

L’Additive Manufacturing, in meno di 20 anni di vita, ha avuto uno sviluppo continuo, relativamente lento, e senza una grande visibilità da parte dei media e del pubblico ma, ultimamente sembra diventato di moda, tanto da aver destato l’interesse di molti, dai vari centri di ricerca allo stesso Presidente Obama: c’è una spiegazione?
Indubbiamente oggi è molto di moda parlare di tecnologie additive, di stampa 3D, di Rapid Prototyping, etc, e i motivi possono essere i più svariati. Certamente stiamo parlando di  una tecnologia affascinante, con la quale sembra quasi di poter creare dal nulla qualsiasi oggetto immaginabile  ed è potenzialmente accessibile a tutti. Questo risveglia grandi interessi, anche se in direzioni un po’ confuse, poco chiare: indubbiamente ci sono diverse operazioni pubblicitarie che spingono verso l’AM. Poi non dimentichiamo il mondo della finanza, che, anche in questo caso, è un player da non sottovalutare: la borsa di New York ci sta dando un chiaro segnale sugli interessi che questa tecnologia sta muovendo. La mia paura è che tutta questa attenzione possa essere eccessiva e che, scemata la moda, la bolla si sgonfi. Ricordiamoci che nell’Additive Manufacturing c’è dentro di tutto: dal giochino ai motori aerospaziali. Ovviamente le esigenze sono diverse.Vi è poco in comune tra una “macchinetta” da 1000 € per fare dei pupazzetti con un impianto industriale per parti avioniche, che richiede un investimento mille e più volte maggiore: la mia paura è che la gente non distingua bene i due casi.

Una tecnologia “in house”?
Personalmente sarei molto cauto nelle affermazioni. A mio avviso siamo ancora lontani da quanto profetizzato alcuni anni fa: dotazioni a tappeto di macchine per farsi in proprio i pezzi di ricambio. A me sembra, al momento, una via non praticabile perché spesso, una volta “creato”, il pezzo deve subire  lavorazioni convenzionali, come minimo una lucidatura, ma comunque con l’impiego di altre macchine.

Secondo lei le industrie si doteranno di macchine o ricorreranno ad aziende subfornitrici specialistiche? Per quanto riguarda lo sviluppo  continuerà quello pilotato dalle aziende private leader del settore o avranno un ruolo i grandi poli tecnologici all’avanguardia, aperti a tutte le aziende, una sorta di bene comune a disposizione: questo sembra essere la filosofia americana, visti i progetti sugli Innovation Center?
Per quello che riguarda la produzione di parti per molti anni sono stati preferiti i centri servizi esterni rispetto all’acquisto e utilizzo interno delle macchine. Probabilmente questa tendenza potrà cambiare  quando inizierà veramente la fabbricazione industriale con volumi elevati. Oggi le macchine sono utilizzate per prototipi, pezzi speciali e ancora ben poco per “mass production”: ho qualche dubbio sulle dichiarazioni di decine di migliaia di pezzi prodotti! Senza dire nulla di nuovo, storicamente i più grandi successi americani nascono da investimenti pubblici: investire in tecnologia fa vincere le guerre, ma ti pone vincente anche in campo civile. Oggi la tecnologia di base americana sembra un po’ seduta e, il governo, ha deciso di farla ripartire. Da qui nascono i piani pluriennali, piani che guardano lontano e che vogliono studiare, sviluppare  e sfruttare al massimo tutte le tecnologie disponibili. Tornando ai processi additivi, vedo un grande sforzo dei tecnologi che devono definire materiali, polveri e vincoli, ma, per quanto riguarda l’aeronautica, civile in particolare, credo ci sia ancora molta strada da fare per quanto riguarda l’applicazione delle tecniche additive alle parti strutturali dell’aeromobile. In tal senso, i centri ricerca potrebbero dare un grosso apporto.

Allora, al momento attuale, quali applicazioni vede per la Fabbricazione Additiva?
Nell’immediato ritengo che le applicazioni di nicchia possano trarre grosso vantaggio. Pensiamo al settore dentale o anche al medicale, con le soluzioni customizzate. Sulla produzione di serie, vedremo. Di fatto, a mio avviso, oggi come oggi il vero campo di applicazione non è tanto quello dei pezzi unici ma è quello della prototipazione, della generazione veloce di prototipi reali da studiare. Secondo me siamo ancora nella fase in cui si deve generare il prototipo, si deve provarlo, studiarlo, modificarlo ma poi si va in una “vecchia” officina tradizionale.Vorrei aggiungere che la frontiera di questi tempi è la certificazione, particolarmente in campo aeronautico dove occorre qualificare il prodotto per garantirne l’idoneità. E così sarà anche per i manufatti “additivi”.

Conoscendo il nostro mondo universitario, quale può essere il contributo per lo sviluppo delle tecniche additive?
L’Additive Manufacturing, per crescere, ha bisogno di competenze globali, che coinvolgano i processi, la metallurgia, la conoscenza del laser, del software, etc.  Purtroppo il mondo universitario italiano è troppo segmentato per affrontare un problema così multidisciplinare e nuovo. Di fatto vi sono ben poche attività accademiche in Italia e se, all’inizio, pareva esserci qualche interesse, nel tempo si è affievolito. Purtroppo non vedo oggi in Italia un nucleo di ricerca e innovazione dal quale possa nascere una ricerca su queste tecnologie.

Chi è Mario Salmon
Mario Salmon ha  sviluppato la propria attività lavorativa principalmente in grandi contesti industriali italiani, quali ENEL e Olivetti, e al CERN di Ginevra dove ha seguito il progetto elettromagneti per la ricerca nucleare. Accanto all’impegno in azienda, Salmon ha svolto attività didattica come professore a contratto in diversi poli Universitari italiani. Spiccano il primo corso di Robotica in Italia (1983) come professore incaricato, al Politecnico di Milano, il primo corso italiano di Informatica Industriale, sempre al Politecnico di Milano, il primo corso italiano di Rapid Protyping ancora al Politecnico di Milano e, dal 2004 al 2011, Professore incaricato di “Metodi innovativi per lo sviluppo di prodotti” all’Università di Modena e Reggio Emilia. Tenutario di diversi brevetti, autore di numerosi articoli tecnici specialistici, Mario Salmon attualmente  opera come consulente ed è  Responsabile part time dell’area i-MUSP del laboratorio MUSP di Piacenza.
Inoltre è:
– Probiviro tecnico di UCIMU
– Revisore e valutatore di programmi Europei,
– Socio della SME (Society of Mechanical Engineers)
– Socio fondatore della SIRI (Associazione Italiana di Robotica),
– Fondatore della APRI (ass. Italiana di Prototipazione Rapida)
– Socio della AIPI ( associazione progettisti Industriali)

 

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