Sostenibilità?Testimonianze di due subfornitori

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Samuele Pedrini

In che modo è possibile abbassare l’impatto ambientale nelle officine meccaniche? Due subfornitori hanno raccontato la loro esperienza diretta.

OMPE

Samuele Pedrini
Samuele Pedrini

La OMPE S.r.l. di San Paolo d’Argon (BG) è un’officina meccanica che effettua lavorazioni meccaniche conto terzi di alta precisione per clienti italiani ed esteri, specializzata in operazioni di fresatura, maschiatura, alesatura e foratura. L’impresa si avvale di una decina di dipendenti e dispone di tre centri di lavoro pallettizzati, disposti in due isole di lavoro automatizzate, nonché di una alesatrice e di una fresatrice a portale. Il titolare, Samuele Pedrini, a proposito dell’importanza della sostenibilità ambientale spiega: «Si tratta di un aspetto rilevante in Ompe ma certamente non il principale. Ancora oggi precisione, flessibilità, affidabilità e velocità sono i fattori principali che influenzano l’acquisto di un nuovo impianto».

In che modo, dunque, le aziende possono concretamente abbassare l’impatto ambientale di un’impresa industriale? «In Ompe siamo molto attenti alla cosiddetta “questione ecologica” e, più che dedicare la nostra attenzione alle  macchine utensili, per le quali ci affidiamo alla crescente sensibilità delle case costruttrici, operiamo con interventi di altra natura. Per esempio, abbiamo investito in un impianto fotovoltaico che ci consente di produrre il 40% del nostro fabbisogno energetico annuo in modo totalmente “green”. E ancora: abbiamo dotato una parte dei nostri fabbricati di un “tetto verde” che garantisce un eccezionale isolamento termico dello stabilimento e di conseguenza la riduzione di emissioni e dei fabbisogni energetici interni per riscaldare e condizionare i nostri reparti. Il grado di isolamento termico raggiungibile con un tetto “di vegetazione” non si può raggiungere con nessun altro materiale. Siamo molto soddisfatti di questa soluzione, perfettamente coerente con la nostra “vocazione verde”».

Samuele Pedrini torna poi alle macchine utensili:
«I modelli oggi presenti sul mercato sono sicuramente energeticamente più efficienti e garantiscono consumi elettrici inferiori. Ridurre il consumo elettrico è importante sia dal punto di vista ecologico ma anche da quello economico, non dimentichiamo che si tratta di una voce che incide per il 6-7% sul totale dei costi di produzione per asportazione di truciolo».

Quanto conta far sapere ai clienti di possedere una macchina utensile “ecologica”?
«In qualche caso può essere un bel biglietto da visita. Ma è sempre necessario essere pragmatici e riconoscere che gli aspetti economici, la qualità delle lavorazioni e la puntualità delle consegne hanno decisamente più peso ».

Oltre a modelli a basso consumo energetico, avete pensato a soluzioni ecologiche d’altro tipo, per esempio all’utilizzo di lubrorefrigerazione minimale o a secco al posto dell’emulsione?
«L’emulsione ha molti compiti durante una lavorazione, i principali sono lubrificare le superfici di taglio, mantenere la stabilità termica, aiutare l’evacuazione del truciolo e abbattere le polveri. Non sempre la lubrificazione minimale può sostituirsi al lubrorefrigerante con la stessa versatilità. Ritengo che sia importante scegliere oli emulsionabili prestando attenzione sia alla composizione che al consumo annuo. Recentemente abbiamo introdotto un nuovo emulsionabile e stiamo riscontrando consumi nettamente inferiori rispetto al prodotto precedente. Questa è sostenibilità».

Per concludere l’analisi sul tema della sostenibilità, Samuele Pedrini mette in luce altri due aspetti:
«Il primo è quello della riciclabilità a fine vita. Credo cioè sia importante che una macchina, quando viene dismessa, sia smantellata al fine di recuperare le parti, rifondere le strutture e gli elementi metallici, riutilizzare alcuni componenti. Il secondo aspetto è quello dello sviluppo dei software. Tra i costruttori di macchine utensili, infatti, ve ne sono alcuni che considerano il software poco più di un accessorio, e altri che invece hanno investito notevolmente per la loro ottimizzazione. Oggi, in Ompe utilizziamo strumenti software di gestione e ottimizzazione dei processi produttivi che ci hanno permesso di aumentare la nostra efficienza produttiva di un ottimo 25-30%. Anche questo vuol dire sostenibilità: significa consumare meno energia per ottenere una stessa produzione. In fondo efficienza e sostenibilità non sono tra loro aspetti indipendenti».

TECMAN

Marcello Righi
Marcello Righi

La Tecman s.n.c. di Modena è ditta che dal 1984 si occupa di fresatura di qualità conto terzi. Essa si avvale di tre soci, due dipendenti e cinque centri di lavoro a 3 e a 5 assi a CNC. Marcello Righi, uno dei soci dell’azienda, spiega: «Noi siamo specializzati nell’esecuzione di piccole serie, prototipi, stampi, e in lavorazioni 3D delle superfici. Lavoriamo svariati materiali quali l’alluminio, l’acciaio inox, il titanio e le materie plastiche; ogni macchina viene gestita con CAD/CAM per mezzo di una rete dati in modo tale da garantire al massimo la precisione realizzativa e velocizzare tutti i processi di sviluppo».

Quando valutate l’acquisto di una nuova macchina utensile, considerate l’aspetto ambientale, per esempio che garantisca bassi consumi energetici?
«L’aspetto che noi valutiamo è principalmente quello produttivo. La macchina utensile da acquistare deve svolgere una certa tipologia di lavoro e altri aspetti sono ovviamente secondari. Precisione, affidabilità, robustezza, velocità: sono questi i parametri che contano. Immaginiamo che, sotto l’aspetto dei consumi energetici, i modelli sul mercato si equivalgano, oppure che le differenze siano poco significative: ci affidiamo al costruttore. Oltretutto, la voce “consumi energetici” non è nel nostro caso particolarmente incidente, avendo noi solo 5 macchine utilizzate per piccole serie e prototipi; probabilmente per imprese che hanno un parco macchine molte più numeroso e che realizzano gradi serie la voce “consumi energetici” è particolarmente rilevante».

In ogni caso, molte macchine utensili oggi proposte sul mercato sono definite “verdi”, cioè costruite secondo standard “ecologici”. Quanto conta per un’impresa di lavorazione meccanica contare su macchine del genere?
«Per i nostri clienti direi ben poco. Ciò che conta è che vengano realizzate lavorazioni di qualità in tempi rapidi e a prezzi competitivi. Rispetto al passato, però, alcune macchine utensili moderne hanno un “ciclo vita” maggiore e questo per noi è molto importante. Siamo disposti a spendere di più in fase di acquisto per macchine di maggiore durata, più robuste, in cui la manutenzione sia ridotta. Ciò vale anche per gli utensili e i sistemi di serraggio. A mio parere, affidabilità e durata sono il migliore sinonimo di sostenibilità».

Quindi, secondo lei, c’è stata comunque una significativa evoluzione delle macchine utensili negli ultimi anni?
«Assolutamente sì. E, a mio parere, tale evoluzione è stata soprattutto legata all’elettronica e allo sviluppo dei CAD-CAM, che oggi permettono di ottimizzare e velocizzare la programmazione delle macchine. Credo che in futuro le maggiori innovazioni, più che riguardare la “sostenibilità ambientale” saranno indirizzate allo sviluppo degli azionamenti e dei software a bordo macchina. Io ritengo che la “produzione sostenibile” riguardi e riguarderà più le aziende costruttrici delle macchine utensili che noi utilizzatori».

Marcello Righi conclude con una considerazione a tutto tondo:
«Nonostante il lavoro non manchi, la crisi attuale mina la fiducia delle aziende, frena i consumi e non permette di lavorare con tranquillità. Io temo che in questa situazione, in cui i margini di guadagno sono davvero ridotti, le imprese italiane non pongano particolare attenzione alla questione ambientale e dubito che siano disposte a spendere “di più” per macchine più ecologiche, o a minore impatto ambientale, se questo non significa anche risparmio. Forse in certi Paesi la sensibilità sul tema è maggiore che da noi anche se spero che presto potremo colmare il “gap”».

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