La robotica trova applicazione in svariati campi, è notizia recente l’introduzione di SHERPA: un sistema di droni e robot che avrà il compito di aiutare i dispersi in montagna favorendo le operazioni di soccorso alpino.

Con l’avvicinarsi della stagione estiva aumentano le notizie di dispersi in montagna durante scalate o escursioni, quindi la notizia di progetti di robotica che aiutano i soccorsi in queste situazioni è all’ordine del giorno.

Robotica, droni e soccorso alpino

Incidenti in montagna

L’esigenza che questo progetto tende a soddisfare è importante; il CAI ha diffuso i dati relativi al numero di dispersi in montagna (1.300 nel 1955, 8.000 nel 2014) e la situazione va peggiorando. Molte sono le cause di queste infauste statistiche: l’aumento del turismo alpino, il surriscaldamento globale, la tendenza a sottovalutare il pericolo da parte dei neofiti. D’inverno si ascoltano spesso le notizie di veri e propri disastri in montagna, quasi sempre sciatori dispersi sotto valanghe; per avere un’idea della gravità del problema basti pensare che gli incidenti, nel periodo estivo, accadono in numero anche maggiore.

La robotica e il soccorso alpino

Come ci spiega il prof Lorenzo Marconi dell‘Università di Bologna SHERPA nasce dal bisogno di risolvere un’importante problema sociale unito all’esigenza accademica di far cooperare uomo e macchina. Oltre all’indubbia utilità, il progetto SHERPA ha permesso di compiere importanti passi avanti nel settore della robotica; guardando le specifiche del progetto infatti emerge la necessità di far operare i droni in contesti inospitali, dove spesso i normali robot proposti al grande pubblico faticavano a svolgere le proprie mansioni.

SHERPA, IL PROGETTO

Smart collaboration between Humans and ground-aErial Robots for imProving rescuing activities in Alpine environment. Da questa frase, che già da sé spiega il progetto, si è estrapolato, con un po’ di fantasia, l’appropriato nome del progetto. Tale progetto, coordinato dall’università di Bologna e finanziato dall’UE, prevede il dispiegamento di tre robot. I droni di SHERPA sono progettati per risolvere alcune delle problematiche che affliggono il mercato dei droni dei consumers; sono infatti dotati di grande autonomia e possono operare in condizioni climatiche estreme. I limiti di progetto prevedono una temperatura minima di esercizio di -20° e un vento di 15 m/s. Con temperature invernali l’autonomia si aggira intorno ai 20 minuti (in condizioni “normali” l’autonomia è sensibilmente maggiore) che è il tempo medio di sopravvivenza sepolti sotto la neve; in caso di necessità comunque il rover può trasportare e sostituire le batteria del drone quadrirotore estendendo ulteriormente questo limite.

Falchi – aeromodelli

Sono progettati in due versioni, la scelta di quale impiegare varia a seconda delle condizioni climatiche. Il primo ha un’apertura alare di 6 metri per 7 kg di peso. Il secondo è più contenuto: due metri di apertura alare per 3 kg di peso.

I falchi costituiscono il primo livello delle operazioni di soccorso; sono infatti pensati per sorvolare grandi aree, eseguire un primo screening e trasportare i droni-vespa sulla zona per operazioni più specifiche.

Vespe – droni

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Drone “Vespa” del progetto SHERPA

Costruito secondo le specifiche richieste dal progetto SHERPA; si tratta di un drone quadricottero, la velocità massima è stimata tra i 70 e gli 80 km/h. E’ realizzato in fibra di carbonio e PVC, è dotato inoltre di motorizzazione brushless e batterie LiPo, il tutto nel peso contenuto di 2kg.

Il loro compito nel processo di ricerca è fotografare la zona, raccogliere dati tramite telecamere a infrarossi e ricevere i segnali radio ARVA (ovvero i segnali trasmessi dagli apparecchi segnalatori che ogni escursionista o sciatore dovrebbe tenere con sé).

Asini intelligenti – rover

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Rover del progetto SHERPA

I Rover possono svolgere una doppia funzione; possono supplire il soccorritore nel raccogliere informazioni sulle condizioni del disperso/infortunato o possono agire in supporto ad esso. Hanno un peso di 50 kg e velocità massima di 5 km/h. Il suo impiego è comunque pensato soprattutto per lo scenario estivo ed è progettato per operare anche su terreni resi inospitali da fango e pioggia.

 

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