«Serve un salto di qualità. Anche da parte delle istituzioni»

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Gaetano Bergami, presidente nazionale dell'Unione Cna Produzione
Gaetano Bergami, presidente nazionale dell’Unione Cna Produzione

Intervista a Gaetano Bergami, titolare di Bmc Air Filters e presidente nazionale dell’Unione Cna Produzione. La sede della Bmc Air Filters a Medicina (Modena) é fortemente orientata all’export per i settori della nautica, dell’aeronautica e dell’automotive.

Dal Suo punto di vista di imprenditore qual è il quadro attuale della meccanica nazionale? La situazione attuale del comparto meccanico non è sicuramente facile. Certamente c’è notevole vitalità da parte delle imprese esportatrici, che possono così recuperare sui mercati dei cosiddetti Bric una parte delle quote perse in Europa. Ma esse costituiscono una parte largamente minoritaria delle aziende esistenti nel comparto.

E quali a Suo avviso possono essere le armi vincenti per conquistare nuovi mercati? A mio parere esistono tre pre-requisiti per poter affrontare adeguatamente i nuovi mercati: qualità del prodotto, management, capacità finanziaria. Non è semplice ritrovare questo mix di requisiti dentro le aziende: molte, con prodotti di qualità e capacità produttiva, mancano poi di un management capace di una visione prospettica, mentre sul piano finanziario la gran parte delle aziende è purtroppo sottocapitalizzata. Il tutto a fronte di un atteggiamento persistente da parte del sistema bancario nel giudicare i prestiti alle imprese troppo rischiosi.

Infine il sistema Paese non favorisce i processi di riqualificazione e innovazione. Non c’è supporto concreto alle aziende da parte delle istituzioni se non a fronte della crisi di alcuni grandi gruppi industriali. E sovente, anche in questi casi, con forti ritardi e incapacità. Si veda per tutti il caso dell’Ilva, che rischia davvero di chiudere i battenti con effetti disastrosi per l’indotto e per molte altre migliaia di addetti.

Da parte loro che cosa possono fare le imprese abbandonate dalle Istituzioni al loro destino?Certamente un salto di qualità deve avvenire anche da parte del mondo delle piccole imprese, per esempio. Un aspetto sempre più inderogabile sta nel riuscire a superare ataviche diffidenze e gelosie per costruire alleanze stabili, sinergie di filiera, consolidare reti che sappiano unire e rendere più efficaci le competenze e il know-how per affrontare mercati più competitivi, ma anche più ricchi di opportunità. Si tratta a mio parere di passaggi ormai improcrastinabili: come le statistiche ci stanno dicendo con insistenza la tempesta perfetta è appena  iniziata e prevedo che se il contesto generale non dovesse cambiare i prossimi cinque anni potrebbero vedere ancora molte chiusure d’azienda accompagnate da diversi processi di concentrazione produttiva.

La presente situazione di crisi non può essere considerata il preludio a una nuova rinascita?Da imprenditore ritengo in effetti che anche fasi difficili come quella che stiamo vivendo contengano in nuce nuove sfide e altrettante opportunità. Per un bravo imprenditore c’è sempre una possibilità di riuscita e queste possibilità si concretizzano meglio se ciascuno degli attori in campo svolge adeguatamente il suo ruolo. Basta soltanto pensare alla rilevanza che per una piccola azienda hanno i temi del tema del ricambio generazionale e dell’inserimento di giovani preparati nel processo produttivo. Cosa che però è impossibile senza una forte rivalutazione della formazione e delle scuole professionali.

E torniamo così alle responsabilità del Sistema-Paese. Allo Stato poi spetterebbe una parte essenziale con la riduzione del cuneo fiscale che grava su imprese e lavoratori, con la defiscalizzazione strutturale del salario collegato alla produttività, l’eliminazione del carico Irap sul costo del lavoro e provvedimenti finalizzati a favorire gli investimenti in innovazione materiale ed immateriale. Credo inoltre che accanto a provvedimenti volti a favorire l’inserimento dei giovani sarà sempre più necessario pensare anche a interventi finalizzati al reinserimento di quote crescenti di esodati ultracinquantenni. Occorre essere fino in fondo consapevoli che non ci sarà futuro per il nostro Paese sul piano economico e sociale senza il rilancio del nostro sistema manifatturiero: se crollassero le imprese della meccanica resterebbero nel nostro Paese solo cattedrali nel deserto ed è arrivata l’ora che la politica se ne renda consapevole e responsabile fino in fondo.

 


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