Scandalo Volkswagen: ripercussioni sulla subfornitura italiana

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sede centraleA settembre è stata decretata la fine di tutte le ipotesi sull’esistenza o meno dell’acqua su Marte. Si ha dunque la certezza che esiste davvero. È ricca di sali ed è salmastra. Scoperta avvincente quella della Nasa ed ora si aprono nuove prospettive future per questo mondo. A Wolfsburg invece? Qual è il futuro di questa città e soprattutto sarà influenzato dal presente? Anche qui da settembre scorre acqua torbida dal sapore salmastro. Questo, purtroppo, grazie allo scandalo Volkswagen, nata a  Wolfsburg una cittadina della Bassa Sassonia con circa 100.000 abitanti. Sorta nel 1938 come città delle automobili (Stadt des KDF Wagens), e fino alla caduta del “Muro”, è stata solo una città lungo la via per Berlino, sede della Volkswagen appunto. Niente di interessante. Dopo la seconda guerra mondiale la città assume il nome attuale, Wolfsburg, ed inizia a vivere un periodo di crescita. Gli architetti si danno da fare e costruiscono pian piano una città che viene riconosciuta da tutti come laboratorio urbanistico ed architettonico. Qui ha sede una delle sette meraviglie del mondo moderno ovvero il centro scientifico Phaeno. Ma non finisce qui. Un ponte collega Phaeno con l’Autostadt, il più grande centro di distribuzione automobilistica al mondo. Cinquecento clienti al giorno ritirano la propria auto realizzata qui in questo parco a tema che conta un numero di visitatori inferiore solo ad Eurodisney. Venticinque ettari di monumento storico ed innovativo, interamente dedicato all’automobile e quindi ai marchi del gruppo: Volkswagen in primis, Porsche, Lamborghini, Audi e Seat.  Non dimentichiamoci inoltre che il Gruppo Volkswagen è proprietario anche dei marchi Ducati, Giugiaro Design, Bugatti, Bentley, Skoda, e per finire Man e Scania. (C’è molta Italia in questa azienda e città tedesca). Un luogo dove si magnificenza il mezzo di trasporto più usato al mondo. Volkswagen per i tedeschi è molto di più di una mera automobile. È intanto un vocabolo che sta a significare “la vettura del popolo”. È stata voluta infatti nel 1937 per permettere al popolo tedesco meno ricco, di essere motorizzato, quindi spostarsi, vedere altri posti, crescere. Volkswagen è stata la mamma di tanti sogni di libertà, di cambiamento sociale, proprio come il periodo in cui veniva prodotto il Maggiolino.

An auto worker uses a power tool to smooth the corners of metal truck parts.

Poi con il tempo sono arrivate la Passat, la Polo, la Golf disegnate ancora una volta da un pezzo importante dell’Italia, ovvero da Giorgetto Giugiaro. Ma i modelli si susseguono. La New Beetle, la Phaeton, la Tiguan, il Touareg, la Scirocco, tutti di successo, tutti con ottimi risultati di vendita. Ma nel 2015 un vento soffia su questa città e su questa importante casa automobilistica europea, che ricordiamo ha dentro di sé tanto del nostro paese. Un vento che ha portato con sé un’aria furbesca, che induce, pur di conquistare un mercato importante come quello statunitense, dove le performance di vendita del diesel non erano del tutto buone, a risparmiare 300 euro a vettura, frodando il cliente, il consumatore, “il popolo”. Manager che vanno via, altri come Hackenberg e Hatz (oggi sospesi)  che vengono inviati a Wolfsburg a continuare il lavoro di sviluppo dei motori. Un grosso gruppo come Bosch, importante e principale fornitore della componentistica, che già nel lontano 2007 dichiarava e sosteneva l’illegalità del software di gestione delle emissioni in auto vendute al pubblico, coinvolto in uno scandalo senza precedenti nella storia della produzione automobilistica. Questo scandalo è una vera valanga per VW. Il “trucco” del software tocca 11 milioni di motori diesel, 2,1 milioni di Audi, 1,8 milioni di veicoli commerciali, 5 milioni di auto VW, 32 milioni di euro che il manager Winterkon riceverà come liquidazione. Numeri veramente importanti.

I danni sull’economia tedesca
Per la Germania proprio un gran bel pastrocchio. Un gran pastrocchio per la Volkswagen. Per questa azienda, per la città che la ospita e di cui ne è in parte fondatrice, per un popolo intero, per una Nazione come la Germania. Possiamo pensare che Suzuki aveva visto bene nel momento in cui quattro anni fa cominciò la sua causa contro Volkswagen? Oppure aveva in qualche modo fiutato qualcosa? Purtroppo, in un mondo globalizzato, ciò che accade in Germania tocca tutto il pianeta. Infatti, sono partite negli Stati Uniti D’America i controlli su altri marchi, così come in Giappone. Sappiamo tutti che si parla di milioni e milioni di autovetture prodotte, oggetto di una frode verso il consumatore, che comporterà ritiri e multe da pagare. Ma quali potrebbero essere i danni per l’economia tedesca? Ebbene intanto la perdita dell’1% di Pil. Un calo del 10% delle vendite in Germania e del 20% nel resto del mondo. Un calo delle importazioni di fornitura da Francia, Inghilterra ed Italia. Poi il calo titoli in borsa ha generato per VW una perdita pari a 8,4 miliardi di euro. L’eliminazione dal 6 ottobre del titolo Vw dal listino Dow Jones Sustainability Index, perché non più cosi attenta alla sostenibilità dell’ambiente. Una previsione di costi per Vw per pagare sanzioni penali e civili, costi di riparazioni a seguito dei richiami e calo del valore residuo, pari a 23 miliardi di euro nella versione ottimistica e 78 miliardi di euro nella versione più penalizzante per Vw. E fino ad ora ne ha accantonati soltanto 6,5. E quando ci sono costi cosi elevati, un’azienda per arginare il “danno”, effettua tagli. Tagli quindi sull’occupazione in Germania, in Vw, nel suo indotto ed in giro per il mondo nelle varie sedi. Volkswagen conta ad oggi 321 mila persone occupate su un totale del comparto di  775 unità. Pertanto, grosso è il peso di Vw sul mercato del lavoro in Germania, grosse sono le loro responsabilità. Vi potranno inoltre essere su questo tema, ripercussioni sociali e politiche transnazionali, se i siriani accolti in Germania per andare a lavorare negli stabilimenti Vw, non verranno in qualche modo ricollocati. Una chiusura di fine anno per la casa automobilistica di Wolfsburg di certo non del tutto entusiasmante. Ma attenzione a buttar via il bambino con l’acqua sporca, perché Germania oggi vuole dire anche progettazione della fabbrica del futuro da parte del più importante centro di ricerca Fraunhofer, anche nel settore automotive.

da sistemare

Cosa deve aspettarsi l’Italia?
La Regione Lombardia a metà settembre approva una legge apposita per la manifattura, che parte dai principi primi di quanto già realizzato in Germania nel 2011. Manifattura 4.0 comporterà sgravi fiscali, location specifiche per l’insediamento delle start up, finanziamenti e quanto altro possa aiutare lo sviluppo della manifattura. Il modello tedesco preso come esempio e quindi come ipotetico modello da seguire anche qui in Italia. Certamente però non tutti i modelli sono necessariamente da seguire proprio come nel caso di Volkswagen e non tutti giovano alla nostra economia. In Italia per esempio il Dieselgate si concretizzerà con una prima analisi di ben ottanta modelli diversi di otto marchi tra i più diffusi nel nostro paese. Volkswagen con questo “trucco” ha frodato il suo stesso popolo, quel cliente target che ha tanto creduto in quel marchio. Ha frodato anche noi che crediamo in quel modello, prendiamo spunto per promulgare leggi e soprattutto lavoriamo per e con loro. Quindi cosa dobbiamo aspettarci da questo imponente scandalo? Ebbene, intanto è legittima un minimo di preoccupazione, visto e considerato che Volkswagen genera all’incirca 1,5 miliardi di euro di commesse che partono dall’Italia. Potrebbe comportare degli stop di produzione per motivi di accertamenti o per motivi borsistici, che certamente si ripercuoteranno sulla filiera lunga. Il rischio vero, da scongiurare ovviamente, è quello… continua a legge (Subfornitura News – Novembre 2015 – pag.8)

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