Ricerca…dalla parte delle aziende

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Dal marzo del 2008 è operativa a Ferrara la nuova camera anecoica e semianecoica del volume di 800 m3.
Dal marzo del 2008 è operativa a Ferrara la nuova camera anecoica e semianecoica del volume di 800 m3.

MechLav è il laboratorio del Tecnopolo di Ferrara che offre ricerca industriale, trasferimento tecnologico, soluzioni innovative e servizi avanzati alle imprese nei settori dell’ingegneria meccanica, dell’informatica e della vibro-acustica. Abbiamo di recente incontrato il prof. Giorgio Dalpiaz, responsabile scientifico del laboratorio per l’area di meccanica applicata e di vibro-acustica, il quale ci ha accolto con queste parole: «Le attività di MechLav sono divise tra la sede di Ferrara e quella di Cento e vengono svolte in stretta collaborazione con le realtà industriali del nostro territorio, ma non solo».

Il laboratorio fa parte del Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Ferrara «questa – riprende Dalpiaz – è una caratteristica molto importante, perché quasi tutti i progetti di ricerca prevedono competenze su più livelli e coinvolgono ambiti trasversali di approfondimento nel campo dell’ingegneria industriale». All’interno del laboratorio operano, tra professori e ricercatori universitari, circa 20 docenti strutturati con compiti di guida dei progetti di ricerca e di supervisione delle metodologie di lavoro. A questi si aggiungono altri 20 dipendenti completamente dedicati alle attività del laboratorio. «Sono questi ultimi – osserva Dalpiaz – la vera forza della nostra struttura. Si tratta di ricercatori “senior” a tempo determinato e di assegnisti di ricerca che nella maggior parte dei casi hanno già una notevole esperienza in fatto di ricerca industriale e dedicano tutto il loro tempo a MechLav». È questa, in effetti, una risorsa fondamentale, perché per le aziende è decisivo avere interlocutori che operino con i modi e nei tempi propri delle imprese,dedicandosi completamente ai loro progetti. Continua Dalpiaz: «Questo tipo di struttura, nata dal finanziamento iniziale della regione Emilia Romagna, ci ha permesso di ricevere l’apprezzamento di molte aziende che non a caso hanno deciso di rivolgersi nuovamente al nostro laboratorio dopo una prima esperienza».
I numeri parlano chiaro: dall’agosto 2010, data della costituzione del laboratorio, MechLav ha stipulato circa 60 contratti di ricerca, per un volume d’affari complessivo di oltre 400 mila euro annui. Esso ha lavorato e sta lavorando con imprese di piccola, media e grande dimensioni, tra cui si annoverano nomi d’eccellenza dell’industria italiana, come CNH Italia di Modena (azienda del Gruppo FIAT), Carpigiani di Anzola Emilia, VM Motori di Cento, TechnoGym di Cesena. Un altro elemento importante è quello del supporto degli studenti laureandi che vengono coinvolti in molti progetti di ricerca, in accordo con le necessità dell’azienda committente e dei relativi vincoli di riservatezza. Dalpiaz lo sottolinea: «Gli studenti acquistano competenze specifiche lavorando su temi concreti di interesse industriale e questo è un ottimo viatico per essere poi inseriti nel mondo del lavoro. Non a caso la gran parte degli studenti che svolgono tesi di laurea all’interno di MechLav, vengano poi assorbiti rapidamente nel mondo nel lavoro, nonostante la crisi! E così ne traggono beneficio anche le imprese che cercano e vengono a conoscenza di giovani ingegneri preparati e motivati». A livello generale, in Italia c’è ancora però troppa diffidenza tra mondo industriale e accademico. «Sì, esistono difficoltà. Sono mondi che, in generale, usano diversi linguaggi e hanno esigenze e tempi non compatibili. Purtroppo, tali differenze spesso si pongono quali ostacoli reali a una collaborazione proficua».
Ci spieghi in che modo MechLav cerca di contrastare queste difficoltà. «Come dicevo prima, il fatto di avvalersi di personale che impiega il tempo pieno per la ricerca, e non usa i ritagli della didattica, è un grande punto di forza. Cerchiamo poi di presentarci presso le aziende, dapprima presentando le nostre referenze, poi ascoltando le reali necessità dei nostri interlocutori per capire davvero qual è il problema tecnico e con quale respiro occorre affrontarlo. Infine, facendo ricorso a tutte le competenze interne al nostro laboratorio o alla nostra università, per far fronte alla richiesta pervenutaci».
Uno dei principali punti di “scontro” tra imprese e università è, in effetti, la mancanza di un dialogo chiaro e condiviso su obiettivi, tempi e costi. «Certo, ed è per questo che noi proponiamo alle imprese un’attività iniziale, di breve periodo e di poco costo, per caratterizzare in maniera chiara il problema o l’ambito applicativo della ricerca. Cerchiamo, cioè, di presentare in un paio di mesi al massimo già alcuni risultati concreti alle aziende, risultati che sono in realtà il punto di partenza del progetto per capire i veri tempi, modi e costi della ricerca. La soluzione è ben vista dalle imprese, perché possono “conoscere” preventivamente il nostro laboratorio e, dopo tale breve caratterizzazione, disporre di tutti gli elementi per capire se e come proseguire. Quasi sempre, infatti, solo dopo la prima caratterizzazione del problema è possibile capire davvero se una macchina può essere migliorata, riprogettata completamente e quantaltro.» Si tratta insomma della “strategia dei piccoli passi”, per far sì che l’intero percorso di studio segua step precisi, in cui siano definiti con chiarezza tempi, modi e obiettivi. Giorgio Dalpiaz conclude: «Un altro aspetto molto apprezzato è che noi collaboriamo a stretto contatto con il personale industriale. Le imprese conoscono perfettamente l’aspetto pratico, noi quello teorico e le metodologie di prova: cerchiamo perciò di trasferire la nostra competenza direttamente al personale delle imprese, eventualmente anche attraverso corsi interni, senza “imporre” risultati asettici o poco comprensibili. Allo stesso tempo, noi veniamo a conoscenza di aspetti concreti e produttivi che ci permettono di crescere».

 

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