Ricarica delle batterie in zone esplosive: normativa

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ricarica delle batterie in zone esplosive

La normativa riguardante le zone esplosive non interessa solo le aziende che manipolano gas o liquidi infiammabili, anche la ricarica delle batterie può causare incidenti. Di conseguenza sono molte le aziende che necessitano di uniformarsi alla normativa riguardante le zone esplosive. Con questo articolo Mtm Consulting, azienda di consulenza in tema di certificazioni, marcature e sicurezza, cerca di fare un po’ di chiarezza sulla tematica.

La ricarica delle batterie nelle zone esplosive

E’ bene sapere che anche attività molto comuni, come ad esempio la ricarica delle batterie, siano esse stazionarie o di trazione, possono creare un’atmosfera potenzialmente esplosiva in quanto, in tale operazione, vengono emessi gas volatili e potenzialmente infiammabili.

ATEX e Documento sulla protezione contro le esplosioni

ATEX, atmosfere esplosiveLa sigla ATEX (ATmosphères ed EXplosibles) raggruppa due direttive europee che regolamentano le apparecchiature destinate all’impiego in zone a rischio di esplosione e la sicurezza e la salute dei lavoratori in atmosfere esplosive.

In particolare, riferendosi a tali direttive, la norma ATEX tocca tutte le aziende che presentano, nei loro stabili, aree potenzialmente esplosive. La formazione di tali aree può imputarsi a:

  • Ricarica di batterie di trazione
  • Ricarica di batterie stazionarie
  • Impiego, manipolazione, distribuzione o stoccaggio di sostanze infiammabili
  • Centrali termiche
  • Impianti di depurazione
  • Impiego di macchinari che manipolano o producono sostanze infiammabili, polveri esplosive o elettrostatiche

Il D.Lgs 81/2008 impone al datore di lavoro di evitare la formazione delle suddette zone. Qualora ciò non fosse possibile è necessario redigere il “Documento sulla protezione contro le esplosioni” che deve contenere una zonizzazione di tali aree al fine di stabilire:

  • Adeguatezza delle apparecchiature elettriche e meccaniche installate all’interno delle zone identificate
  • Necessità di integrare la formazione del personale
  • Occorrenza di procedure di lavoro, nelle zone identificate, con controllo degli accessi e delle apparecchiature utilizzabili
  • Necessità di introdurre specifiche d’ordine per materiali e nuove attrezzature
  • Corrette procedure di stoccaggio
  • Gestione specifica delle attività di fornitori e appaltatori.

La ricarica delle batterie

Le batterie comunemente utilizzate nelle aziende sono del tipo nichel-cadmio o al piombo. Tali sistemi di storage si distinguono in:

  • Batterie di trazione: ovvero quelle che equipaggiano carrelli elevatori transpallet ecc.
  • Batterie stazionarie: le batterie che equipaggiano gli UPS, i servizi ausiliari di centrali elettriche o telefoniche ecc.

Durante la fase di ricarica la batteria al piombo emette vari gas, alcuni particolarmente volatili e infiammabili come l’idrogeno.

Secondo le modalità di emissione di gas le batterie possono distinguersi: batterie aperte, ovvero sistemi che permettono il libero sfogo dei gas, oppure batterie regolate da valvole. In quest’ultimo caso si tratta di strumenti ermetici che possiedono una valvola di sicurezza per sfogare eventuali sovrappressioni.

Le norme CEI EN 50272-2 e CEI EN 50272-3

Per stabilire le zone di potenziale pericolo è possibile fare riferimento alla norma CEI EN 50272-2 per quanto concerne le batterie stazionarie e CEI EN 50272-3 per le batterie di trazione. Tali norme analizzano il problema soffermandosi sulla corretta ventilazione da garantire alle zone dove sono ubicati i punti di ricarica; se non si adottano particolari accorgimenti infatti, la zona deve essere considerata pari a quella dell’intero locale o anche quelli adiacenti nel caso vi siano condotti o aperture.

La concentrazione di idrogeno ritenuta pericolosa è il 4%; di conseguenza le norme mirano, attraverso apposite formule, a stabilire la portata d’aria di ventilazione necessaria per rimanere al di sotto di tale margine di sicurezza.

E’ comunque prevista l’esistenza di una zona pericolosa, considerata Zona 1, nelle immediate vicinanze della zona di carica delle batterie. Tale zona si estende per 0,5 metri dalla sorgente, nel caso si tratti di batterie di trazione mentre l’estensione risulta variabile quando si tratta di batterie di stazionamento.

Per prevenire le esplosioni nei locali di ricarica delle batterie è quindi sufficiente:

  • Dotare i locali delle aperture di ventilazione minime previste dalle norme CEI EN 50272-2 e CEI EN 50272-3.
  • Verificare l’assenza, nella zona potenzialmente esplosiva, di eventuali inneschi. Rientrano in tale categoria impianti elettrici, apparecchiature elettriche e meccaniche; sono invece permessi componenti elettronici o meccanici del tipo Ex II 2G ai sensi della direttiva ATEX.

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