Revamping o retrofit?

0
434
Lo stabilimento produttivo Anfabo (cortesia Anfabo)
Lo stabilimento produttivo Anfabo (cortesia Anfabo)

Cosa ne pensate della “ristrutturazione della macchina utensile“? Presentiamo diverse opinioni di tre significative imprese meccaniche.

  • Anfabo s.n.c –  realizza ingranaggi e microingranaggi di alta precisione da modulo 0,25 a modulo 2 utilizzando materiali metallici e sintetici in piccole e grandi lotti per i settori alimentare, aeronautico, navale, degli attuatori, dei micro-motoriduttori, delle pompe.
    In quali casi optate per il revamping delle macchine? «Se una macchina non è più in grado di “tenere le misure”, cioè di garantire le precisioni richieste, è chiaro che bisogna intervenire. Di solito si tratta di effettuare operazioni di sostituzione dei cuscinetti e quant’altro, o di installare componenti più moderni all’interno di una struttura che ha ormai qualche anno ma è sicuramente ancora molto robusta. Questo ci permette di ripristinare la macchina con una spesa ridotta, pari in media a un quinto rispetto al costo dell’equivalente nuovo modello. In genere, tali operazioni vengono eseguite direttamente da noi: siamo meccanici, sappiamo come intervenire, anche perché è davvero difficile trovare tecnici esterni in grado di operare sulle nostre macchine».Per quale motivo? «Esistono ovviamente imprese che si occupano di questo tipo di attività, ma alla prova dei fatti le risposte sono sempre molto vaghe: spese alte, tempi lunghi e nessuna certezza di buon esito. Del resto, è normale: un tecnico esterno, per quanto esperto, deve prima capire il funzionamento della macchina, poi capire dove intervenire, ecc., e ha bisogno del nostro costante supporto per essere messo nelle condizioni di operare. Tanto vale, allora, operare in prima persona, senza ulteriori costi e perdite di tempo. Se poi anche all’esito del nostro intervento ci rendiamo conto che la situazione non è più recuperabile, è allora inevitabile dismettere la macchina e sostituirla con una nuova». Fabrizio Boeri aggiunge: «La difficoltà di rivolgersi a tecnici esterni, anche per supportare i nostri interventi, è davvero molto grande anche per un ulteriore motivo: spesso le macchine da rigenerare sono datate, il che vuol dire che hanno un livello di elettronica inferiore rispetto ai modelli attuali. I giovani tecnici di oggi si intendono più di programmazione dei computer che di meccanica pura, e questo è un grosso limite».
    Non potreste, allora, rivolgervi direttamente alle case costruttrici?«Certo. Abbiamo provato anche questa strada, soprattutto per il retrofit delle macchine più vecchie, magari con l’inserimento di un elettromandrino supplementare, o con l’installazione di un CNC più moderno, ecc. Tuttavia, le case costruttrici, che avrebbero tutte le competenze del caso, non amano questo genere di operazioni, perché non sono di loro convenienza. Loro preferirebbero certamente che noi acquistassimo direttamente macchine nuove, tant’è che spesso non inviano nemmeno i preventivi e cercano di eludere le nostre richieste».
  • Gamba S.r.l. – specializzata nell’esecuzione e nell’assemblaggio di particolari meccanici di vario tipo conto terzi, in piccole e medie serie, ottenuti principalmente da lavorazioni meccaniche con macchine utensili di precisione, soprattutto di tornitura, fresatura e rettifica.
    Vi appoggiate a ditte esterne per la rigenerazione delle macchine? «Sì, ma solo per alcuni tipi di macchine. In genere, come detto, siamo direttamente noi ad eseguire questo tipo di operazioni. Disponiamo di un’ottima squadra di manutentori, esperti e specializzati, e siamo capaci di ripristinare le macchine nel modo giusto. In definitiva, ritengo che il revamping sia un’ottima soluzione per impianti più “meccanici” e meno “elettronici”, essendo la componentistica elettronica più rapidamente soggetta a obsolescenza; e che il retrofit lo sia per modelli “speciali” i quali, sebbene poco recenti, garantiscono ancora un ottimo rapporto qualità-prezzo e non sono facilmente reperibili».
    Ritiene che la crisi induca le aziende a rigenerare le macchine vecchie piuttosto che a comprarne di nuove
    ? «Non ho in mano dati per avvalorare questa tesi. Ciò che si può dire è invece che effettivamente è sempre più difficile accedere al credito, dunque il revamping o il retrofit permettono di adoperare una macchina “quasi nuova” con un investimento inferiore. Forse, per certe imprese si tratta di una via quasi obbligata. Io tuttavia ritengo che, a meno di casi eccezionali, per ottenere un reale vantaggio competitivo sia quasi sempre preferibile investire in una macchina nuova, magari di basso costo, piuttosto che affidarsi al revamping di una macchina con un’età superiore ai 10 anni. Dal punto di vista dell’affidabilità e della competitività non credo infatti ci sia comunque paragone, anche perché l’elettronica moderna consente di gestire gli utensili in maniera molto più proficua rispetto al passato, con indubbi vantaggi dal punto di vista delle prestazioni». Alberto Locatelli chiude mettendo in luce un altro aspetto: «Noi, in generale, siamo per il nuovo, a parte i casi prima descritti. Oggi, se ci occorre un tornio, un centro di lavoro o una rettifica, noi preferiamo investire in un modello nuovo per contare su maggiore affidabilità, velocità, qualità e flessibilità. Non solo: per valutare l’ammortamento di un investimento nel suo complesso dobbiamo considerare anche voci quali la gestione, i tempi di attrezzamento, la necessità di manutenzione, ecc., che per le macchine revisionate incidono in maniera non trascurabile».
  • Moog: specialiazzata nella progettazione, produzione e integrazione di componenti e sistemi per il controllo del movimento nei settori dell’aeronautica, della produzione di energia, dell’automazione industriale, della strumentazione medicale, del motor-sport e altri ancora.
    «Circa un anno e mezzo fa abbiamo cominciato a valutare se “retrofittare” alcune nostre macchine speciali con le quali eseguiamo la rettifica dei filetti esterni delle viti, o se acquistarne di nuove. A tal fine abbiamo deciso di non rivolgerci a società specializzate in retrofit, vista la complessità delle macchine, ma di affidarci direttamente a case produttrici di macchine che eseguono anche retrofit. L’obiettivo era quello di avvicinarci, attraverso il retrofit, al cosiddetto “stato dell’arte” per quel tipo di lavorazione. Occorreva perciò valutare ogni aspetto, per esempio: l’introduzione di componenti per aumentare la flessibilità vista la continua riduzione dei lotti medi di produzione, l’installazione di sensori di misurazione, di strumenti di controllo di processo, di nuove guide ottiche, ecc. Ne seguì una lunga ed accurata analisi, al termine della quale si arrivò a concludere che l’intero processo di retrofit sarebbe costato all’incirca il 25-30%in meno rispetto alla macchina nuova. Un bel risparmio». E come andò a finire? «Una macchina nuova dà sempre il massimo, dal punto di vista delle prestazioni, mentre il retrofit, anche se ben eseguito, è pur sempre un compromesso. La domanda che ci ponemmo, dunque, fu: conviene risparmiare il 25% del costo, quindi una cifra non indifferente, a fronte di un determinato “gap” tecnologico? Prima di scegliere, tenemmo in considerazione un ulteriore elemento: per eseguire l’intero retrofit, la macchina sarebbe dovuta essere smontata e spedita alla casa costruttrice, e rimanere inattiva per oltre sei mesi. Troppo, per un’azienda come la nostra che ha la necessità di continuare a produrre. Alla fine decidemmo con convinzione di acquistare una nuova macchina».
    Nel processo decisionale riveste grande importanza anche il tempo di esecuzione del retrofit?

    «Assolutamente. Chi decide di retrofittare una macchina, da una parte sa che può risparmiare, dall’altra però deve mettere in conto diversi mesi di inattività e accettare alcuni “gap tecnologici”. La scelta, ovviamente, dipende da azienda ad azienda e coinvolge diversi fattori: quantità di lavoro, numero e tipo di altre macchine per compensare l’arresto di quella da retrofittare, ecc. Noi, alla fine, riteniamo di aver fatto la scelta giusta e, dopo i dubbi iniziali, siamo assolutamente soddisfatti. Con la macchina nuova, scelta dopo un’accurata ricerca di mercato, riusciamo a lavorare con la massima efficienza e capacità produttiva. Ciononostante mi preme sottolineare che il retrofit può essere davvero un’opportunità vantaggiosa in molti casi, specialmente in una situazione di mercato come quella attuale; l’importante è che i tempi delle operazioni di rigenerazione e i compromessi tecnologici non siano penalizzanti oltre la convenienza del risparmio. Invece, per lavorazioni meno particolari di quella prima descritta, e per esigenze di continuità produttiva meno spinta, sono sicuro che il retrofit delle macchine possa aiutare le imprese a superare l’attuale  empasse derivante dalla difficoltà a investire».

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here