Fare affari nell’area asiatica è da sempre considerato un must per le aziende manifatturiere italiane. Esse, infatti, trovano in quei mercati uno sbocco interessante per la vendita dei propri prodotti, o trovano vantaggioso l’acquisto di semilavorati o di materie prime. La velocità degli scambi commerciali tra Italia e Cina, Taiwan ed Hong Kong, induce molti a ritenere che finalmente la “Cina è vicina”.

Ancora oggi, persistono differenze culturali, linguistiche e normative tra il sistema occidentale e quello dei paesi asiatici. Le suddette differenze sono spesso sottovalutate dalle aziende italiane e questo incide negativamente sul buon esito dei loro affari.

Il presente contributo vuole offrire un’analisi delle problematiche più frequenti riscontrate dalle imprese manifatturiere italiane nel recupero dei crediti nei paesi asiatici, in particolare, in Cina, Taiwan ed Hong Kong. Tutto ciò con lo scopo di fornire consigli pratici utili a gestire con efficacia il credito commerciale e a ridurre i rischi connessi al mancato pagamento. Una delle prime caratteristiche da tener presente è la particolare condizione geopolitica che caratterizza i tre paesi da noi considerati in questo articolo. Dal punto di vista del sistema giudiziario e doganale è bene considerare come entità separate tra loro la Repubblica Popolare Cinese (Cina), la Repubblica di Cina (Taiwan), Hong Kong SAR e Macao (Regioni a statuto speciale della Repubblica Popolare Cinese). Se, ad esempio, una società di Hong Kong acquistasse dall’Italia un macchinario da spedire a Shanghai è necessario prestare attenzione al fatto che il nostro debitore avrà sede in un paese (Hong Kong) in cui vigono regole giuridiche (quelle del common law) diverse da quelle in vigore nel paese di destinazione finale del bene (Repubblica Popolare Cinese) con evidenti riflessi sulle norme che regoleranno l’accordo commerciale e, di conseguenza, sulle modalità di recupero del credito.
Passando ora ad una breve rassegna delle criticità più ricorrenti legate al mancato pagamento di forniture in Cina, Taiwan e ad Hong Kong per comodità le suddividiamo in due aree: la prima connessa al controllo preventivo sul debitore e la seconda correlata alla gestione contrattuale delle condizioni di pagamento.

I controlli sul debitore
La barriera linguistica rappresenta ancora oggi un grande ostacolo per le aziende italiane che, molto spesso, da sole non riescono ad effettuare una seppur minima verifica o confronto tra le informazioni messe a loro disposizione dall’acquirente orientale e quelle ufficiali disponibili -ovviamente solo in lingua cinese (salvo Hong Kong) – presso il registro imprese locale. È bene tener presente che in Cina e Taiwan la denominazione sociale ufficiale è registrata solo in ideogrammi. Mentre, le società aventi sede legale ad Hong Kong possono validamente registrare ed utilizzare sia una denominazione in ideogrammi, sia una denominazione in inglese. La prima conseguenza pratica è che se volessi verificare l’esistenza e i dati societari del mio debitore ad es.“China Import Ltd”, devo necessariamente conoscere la sua denominazione ufficiale in ideogrammi. Per esperienza è utile sottolineare che è bene in questi casi non farsi tentare dell’uso di traduttori on line dato che il nome commerciale in inglese di una società cinese o taiwanese molto spesso non corrisponde alla sua pedissequa traduzione in ideogrammi. Una delle prime attività da svolgere nel momento in cui il nostro debitore si rende irreperibile o manifesta la volontà di non voler pagare è quella di… continua a leggere (articolo a pag. 6 – Subfornitura News – Giugno 2016)

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