Preferenze bulgare per il made in Italy

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Il servizio Open data blog de Il Sole 24 Ore ha calcolato in un migliaio lo scorso 22 gennaio il totale delle aziende italiane presenti sul suolo bulgaro. Ha paragonato il ruolo dell’impresa tricolore nel processo di sviluppo della Bulgaria a quello svolto già precedentemente in Romania. E ha scritto senza mezzi termini che «il miglioramento del sistema dei due Paesi dell’Est europeo è stato favorito dalla presenza in loco dell’imprenditoria del Belpaese» in un post di Antjniska Laganà. Accoa, l’Associazione delle camere di commercio dell’Europa centrale, ha a sua volta e con altre parole confermato la crescente importanza di Sofia per l’economia del nostro Paese, sottolineando che l’Italia si presenta sul Mar Nero come terzo più importante partner dopo Germania e Romania.I numeri presentati dall’associazione sembrano alludere alle potenzialità del territorio non soltanto come approdo per la delocalizzazione ma in qualità di possibile crescente bacino di una clientela interessata a vario titolo e nei più svariati settori alle produzioni made in Italy. Il Prodotto interno lordo nazionale è infatti segnalato in crescita del 5% in media nel corso dell’ultimo quinquennio e questo ha portato la Bulgaria alla quarta piazza europea per la crescita economica complessiva. Decisivo per il progresso è sicuramente l’investimento estero diretto. Esso ha rappresentato lo scorso anno circa il 16,5% del Pil in virtù dell’ampio spazio e del forte impulso dato dal governo centrale alle privatizzazioni. Ripreso da Accoa, il ministro per l’economia bulgaro Simeon Djankov ha evidenziato come dopo la crisi patita a cavallo fra il 2006 e il 2007 il suo Paese sia entrato in una duratura fase di stabilità. «A testimonianza di ciò», ha commentato il vice segretario generale della stessa Accoa Valerio G. Fratelli, «si segnala la crescita delle esportazioni verso l’Unione europea pari a circa il 38,2%, e verso i paesi Terzi per un complessivo 32,8% rispetto ai dati visti nel 2011».

Una sola aliquota del 10% sugli utili
Membro a tutti gli effetti dell’Ue e pertanto allineato all’Occidente dal punto di vista della legislazione fiscale, lo Stato è comunque caratterizzato da una serie di incentivi appositamente realizzati in modo da attrarre ulteriori capitali da oltreconfine. Fra questi c’è la cosiddetta Flat tax: «Si tratta», ha spiegato Fratelli, «di una unica aliquota del 10% sugli utili societari che dal 2008 ha effetto anche sulle persone fisiche. Ma in Bulgaria è inoltre prevista la totale esenzione dall’imposta sugli utili per gli investimenti diretti in aree caratterizzate da un elevato tasso di disoccupazione, pur se a fronte di precisi vincoli e condizioni. La relativa norma risale al 2004 ed è stata in seguito emendata nel 2007. È l’Investment encouragement act, l’atto per la promozione degli investimenti». Mentre l’imposta sul valore aggiunto si mostra piuttosto elevata, al 20%, altre forme di incentivo sono state approntate sia per i progetti di investimento di più cospicua entità sia pure per quelli centrati sullo sfruttamento delle energie rinnovabili. Il salario minimo è a norma di legge fissato a 75 euro mensili corrispondenti a poco meno di 150 Lev; laddove però la retribuzione media si attesta attorno all’equivalente di 250 euro. Gli oneri a carico dei datori di lavoro sono del 35% sulla busta paga lorda di ogni impiegato e comprendono anche i contributi per la previdenza sociale ed eventuale disoccupazione, e l’assicurazione sanitaria. Al ridotto costo della manodopera la Bulgaria può inoltre unire un costo dell’energia concorrenziale a paragone con le tradizionali medie europee. «In linea con l’eurozona», ha puntualizzato Valerio G. Fratelli, «è invece il tasso di disoccupazione che nonostante la ripresa economica in corso si aggira intorno agli 11 punti percentuali. Le competenze presenti nel Paese sono tuttavia di livello piuttosto elevato e i 4,5 milioni di persone che costituiscono la forza lavoro bulgara vantano generalmente un’ottima preparazione tecnica».

Meccanica e macchine italiane in ascesa
L’interscambio con il nostro Paese ha vissuto recentemente momenti di flessione ma soprattutto per quanto riguarda le vendite italiane a Sofia si presentava in decisa ripresa all’inizio di quest’anno: «Trainante è il tessile», ha detto Fratelli, «che continua a occupare la prima posizione nonostante ultimamente abbia patito un calo dell’1%. Del tutto diversa la situazione della meccanica che ha seguitato a manifestare segni di risalita e nel primo semestre 2012 vantava una crescita del 10,4%». Visto da vicino tuttavia il macrosettore fa rilevare «un andamento decisamente variegato». Spiccano «l’incremento delle macchine agricole passate da 15 a 24 milioni di euro di valore con un aumento del 58,4%», ha precisato Fratelli, «e le macchine specializzate per industrie quali quelle della carta e della plastica, balzate in avanti del 25,2%. Ed è infine notevole il risultato ottenuto nella prima metà dello scorso anno dalle macchine utensili le quali hanno fatturato complessivamente 6,4 miliardi». Per il prossimo futuro le principali prospettive di sviluppo dovrebbero concentrarsi nei settori dell’energia, delle infrastrutture e delle opere pubbliche in virtù anche dei finanziamenti comunitari di valore pari a 4,5 miliardi di euro di cui queste ultime potranno usufruire. Un miliardo di fondi comunitari è destinato all’industria pesante e altri incentivi dovrebbero interessare l’agroalimentare e per finire l’hi-tech, «scelto come settore strategico e già caratterizzato da forti competenze locali». Altri promettenti sviluppi sono però attesi nel comparto metalmeccanico. Molta dell’enfasi è senza dubbio dovuta alla joint venture fra la cinese Great Wall Motors e la bulgara Litex Motor Corporation. L’alleanza ha in serbo un piano di investimento stimato fra 90 e 110 milioni di euro per la produzione di almeno quattro differenti famiglie di veicoli. Più in generale tuttavia ci si aspetta che il settore, «che è fortemente orientato alle esportazioni, ha un volume d’affari da 1,03 miliardi di euro e conta oltre 100 mila addetti», possa crescere notevolmente nei prossimi anni.

Per informazioni: + 390481 550118, info@accoa.it – www.accoa.it

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