PMI: l’internazionalizzazione aiuta

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Il rapporto del Focus PMI  di Lexjus Sinacta edizione 2013, realizzato dall’istituto Tagliacarne su un campione di 1600 PMI, ha messo in luce come l’accesso al credito sia più facile per le imprese che internazionalizzano. Sono i numeri che parlano:  la percentuale delle aziende che si affacciano al mercato europeo e  hanno una buona tenuta finanziaria è del 65,6%, mentre per quelle che si spingono un po’ più in là verso i mercati internazionali la percentuale sale al 69,4%.Le aziende, invece, che non oltrepassono i confini nazionali e non hanno problemi finanziari sono solo il  57,4% percentuale che si abbassa ulteriormente al 53% se ci si riferisce alle piccole aziende.
Certo è che l’ aumento dei costi dei finanziamenti e il razionamento quantitativo del credito erogato sono i principali problemi che le imprese continuano a riscontrare con gli istituti di credito impedendo loro, inevitabilmente, lo sviluppo verso altri porti. Inoltre, il mercato extraeuropeo sarebbe ancora più accessibile se le banche fossero più preparate nell’ offrire competenze specifiche alle aziende che internazionalizzano, come sottolinea Domenico De Angelis, condirettore del Banco Popolare.

Ma perché internazionalizzare? Occore internazionalizzare per vincere la sfida con il domani. In tempi di forte contrazione del mercato interno dove non c’è davvero più spazio per tutti, il Made in Italy ha notevoli e ricercate potenzialità all’estero da sfruttare quindi in tutto e per tutto. E proprio per questo è necessaria sempre più la diffusione di una forte cultura dell’internazionalizzazione unita ad una strategia aziendale ad hoc.

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