Ovem S.r.l: la nostra esperienza di internazionalizzazione

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Paolo Busato uno dei soci della OVEM S.r.l. (Mogliano Veneto, TV).
Paolo Busato uno dei soci della OVEM S.r.l. (Mogliano Veneto, TV).

La passione per la fresatura e la tornitura del metallo rende la OVEM S.r.l. (Mogliano Veneto, TV) un’officina meccanica di riferimento nell’area del Nord-Est da ormai più di cinquant’anni. Paolo Busato, uno dei soci dell’impresa, precisa: «Noi lavoriamo conto terzi pezzi di medie e grosse dimensioni fino ai 15 m di lunghezza e ai 4 m di altezza, in materiali ferrosi e non, acciai, materiali temprati, acciai inossidabili, leghe leggere e super leghe. Disponiamo di fresatrici e torni di grandi dimensioni e della massima precisione e, successivamente all’asportazione di truciolo, assicuriamo lavorazioni di carpenteria meccanica industriale per consegnare al cliente gruppi completamente finiti e montati». Oggi la Ovem, che si avvale di 25 dipendenti, opera principalmente nei settori navale, siderurgico e dell’energia. Busato: «Il mercato italiano sta vivendo una crisi epocale iniziata nel 2008, fortunatamente i nostri clienti lavorano per il mercato mondiale, e questo ci permette di attraversare il momento difficile abbastanza agevolmente. Tuttavia, per essere più “sicuri”, abbiamo cominciato a cercare “direttamente” clienti esteri. Dopo due anni di sforzi siamo riusciti ad acquisire alcuni clienti in Francia e Germania».

È stata dura? «Assolutamente. Abbiamo dovuto prima individuare le ditte potenzialmente interessate, poi visitarle più volte, in seguito eseguire qualche componente di prova, e così via. Un pezzo alla volta, è proprio il caso di dirlo, siamo riusciti nell’impresa, e ora cominciamo a raccogliere qualche frutto del nostro impegno».

Il gioco vale la candela? «Alla lunga sì, ma lo sforzo da compiere è grande. Il fatto è che fino a qualche anno fa si era abituati a “rispondere al telefono”, cioè ad attendere gli ordini senza fatica. Oggi non è più così! E per vendere all’estero bisogna fornire lavorazioni di alta qualità ed essere tenaci, seri, puntuali, affidabili».

Le istituzioni possono supportare le imprese nel loro intento di internazionalizzarsi? «Io penso, purtroppo, proprio di no. In questi anni nessuno ci ha concretamente sostenuto e sappiamo che possiamo contare solo sulle nostre forze. Se la politica volesse realmente aiutarci dovrebbe semplicemente ridurre il cuneo fiscale e snellire la burocrazia. Inefficienza amministrativa e tasse sono il nostro peggiore nemico. E la cosa grave è che i giovani d’oggi sembrano non avere grinta né voglia di cambiare la situazione; quelli più abili e volenterosi vanno all’estero e noi qui, per così dire, “rimaniamo a bocca asciutta”».

Ritiene che le imprese italiane metalmeccaniche debbano “unirsi” per vincere la sfida dell’export? «In parte sì. Se aziende con competenze diversificate riescono a “fare cerchio” e a proporsi come unica realtà, le possibilità di successo aumentano. Ma occorrerebbe un cambio di mentalità, perché credo che la maggior parte delle imprese guardi ancora esclusivamente al suo orticello».

Oltre al mercato tedesco e francese, quali sono altre aree di interesse? «La Russia è un Paese potenzialmente interessantissimo, in particolare per la tipologia di manufatti che noi realizziamo. La Germania, comunque, resta il mercato migliore per “salute” e vicinanza. Più che a diversificare le aree di sbocco, il nostro obiettivo nel breve periodo è quello di ampliare e aggiornare ulteriormente il parco macchine. L’aggiornamento dei macchinari e il conseguente ottenimento delle certificazioni di qualità è ciò che ci ha realmente permesso di ottenere – e soddisfare con successo – importanti commesse estere. Ciò che più conta è sempre la tecnologia».

 

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