Origine e Made in per combattere il falso

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Molte sono le misure a disposizione dei costruttori per tutelare i propri prodotti dal rischio di contraffazione sul mercato italiano ed estero. La gestione delle Regole di Origine e del Made in sono una di queste. Anche per un subfornitore del settore meccanico. Simone Del Nevo, esperto in consulenza sul commercio estero e problematiche doganali, ci spiega perché.

Cosa si intende quando parliamo di origine di un prodotto o di Made in?

Da un punto di vista doganale si può parlare di due tipologie di origine dei prodotti: origine non preferenziale, che viene abbinata al tema del Made in, e origine preferenziale. Si tratta di concetti totalmente diversi, che prevedono fonti normative e implicazioni doganali distinte. L’origine non preferenziale o Made in va a definire un marchio che serve a tutelare quello che è l’acquirente, o il consumatore finale, che vuole conoscere qual è il luogo geografico in cui è stato prodotto il bene. Mentre l’origine preferenziale ha implicazioni di carattere esclusivamente doganale, in quanto l’Unione Europea accorda a molti Paesi un trattamento tariffario agevolato in virtù di accordi bilaterali o di concessioni autonome. Ciò comporta per tali Paesi l’applicazione di un dazio nullo o ridotto sulle merci. Le norme relative all’origine non preferenziale non si applicano nei confronti dei Paesi terzi che hanno concluso con l’Unione accordi preferenziali sia bilaterali che unilaterali.

 

Come può un’azienda definire l’origine di un prodotto?

È l’esportatore che vive in prima persona il problema di dover dichiarare in Dogana se la merce soddisfa o meno le condizioni per essere definita preferenziale. L’azienda che produce ed esporta il prodotto finale deve quindi capire se tutti i componenti che acquista sono a loro volta preferenziali e, per poterlo fare, deve coinvolgere tutti i suoi subfornitori. Per questo è importante che tutte le aziende conoscano le regole esistenti per battezzare, come preferenziale o no, un componente, una materia prima o un semilavorato. È un tema molto complesso, per tutte le aziende, ma soprattutto per i subfornitori, che spesso non conoscono il mondo doganale o hanno poco a che fare con questa realtà.

 

Definire l’origine o il Made in di un prodotto è importante solo per chi esporta?

In generale, in entrambi i casi si tratta di dichiarazioni necessarie in fase di esportazione, quando si ha a che fare con un mercato estero. Il caso dell’azienda subfornitrice, però, è un po’ più complesso rispetto a quello di un produttore finale. Un subfornitore, ad esempio, può trovarsi nella situazione di dover vendere ad un cliente italiano un prodotto, che però serve a sua volta a realizzare il prodotto finito di un cliente extracomunitario. Per questo motivo, anche non avendo un rapporto diretto con il cliente finale e con un mercato estero, il subfornitore si trova coinvolto nel processo produttivo globale. Attribuire l’origine o in Made in è quindi sempre di fondamentale importanza.

 

Quali tutele assicurano al costruttore?

L’origine preferenziale di un prodotto ha valenza esclusivamente commerciale e doganale. Definire, invece, l’origine non preferenziale di un prodotto serve per tutelare il mercato e il consumatore, che nel momento in cui compra un prodotto con indicazione Made in Italy, non solo è certo del Paese in cui è stato realizzato, ma si aspetta uno standard qualitativo tipico di un prodotto fatto in Italia. La contraffazione è l’arte di copiare un prodotto e di non rispettare i processi produttivi che son richiesti per poter battezzare la merce con una certa origine. La contraffazione, quindi, falsa non solo la tipologia di prodotto che il consumatore acquista, ma anche il suo intero iter produttivo.

 

Come fa un’azienda a definire l’origine dei propri prodotti?

La materia è complessa e ogni azienda deve ragionare in relazione al proprio prodotto. Di fatto deve trovare le fonti normative di riferimento e consultarle. Per le regole preferenziali, le singole Gazzette Ufficiali, presenti sul sito dell’Unione Europea.

Per l’origine non preferenziale, o Made in, la cosa è più semplice: la normativa di riferimento è il Codice Doganale Comunitario, un regolamento unico, dove voce doganale per voce doganale vengono indicate tutte le regole a cui un prodotto deve riferirsi. In questo caso, quindi, la regola di definizione dell’origine di un prodotto è univoca e non funzione del Paese di destino, ma solo del tipo di prodotto da esportare. Bisogna però tener conto che il Regolamento Comunitario, spesso non contempla tutte le tipologie di prodotti. In questo caso, si devono consultare i pareri del World Trade Organization, nell’Agreement on Rules of Origin, che ha previsto l’armonizzazione delle regole di origine non preferenziale applicate dai Paesi membri, ed è quindi utile per stabilire l’origine delle merci ottenute da trasformazioni di beni o materiali, effettuate in più Paesi.

 

Quale consiglio può dare ai subfornitori per facilitare questo iter?

Le aziende devono individuare in modo univoco le regole che si riferiscono ai loro prodotti e, successivamente, è bene che prevedano una procedura aziendale interna che ne permetta il rispetto.

 

Quali documenti servono per dichiarare l’origine di un prodotto?

Per l’origine non preferenziale la documentazione richiesta è il certificato d’origine che rilascia la Camera di Commercio e che scorterà le merci nelle varie esportazioni e importazioni. Per l’origine preferenziale è invece necessario un documento che rilascia la Dogana, detto modello EUR.1, un certificato di circolazione che permette, in fase di sdoganamento, di abbattere i dazi negli scambi con I Paesi legati all’Unione Europea da particolari accordi tariffari. Per ogni informazione più approfondita in merito le aziende possono però consultare la Camera di Commercio, la Dogana oppure il proprio partner spedizioniere.

 

Esistono accordi o misure particolari?

I paesi del mediterraneo si sono impegnati a ridurre e abbattere le barriere tariffarie stipulando accordi tecnico giuridici di Associazione contenenti le stesse regole di origine e determinando così la costituzione della “Zona Pan Euro Mediterranea”. È un’evoluzione del gioco dell’origine preferenziale delle merci, in forza della quale si permette alle aziende di cumulare le origini dei vari Paesi. In tal modo si dà ai costruttori, anche subfornitori, la possibilità di terziarizzare parte dei propri processi produttivi nei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo (più la Svizzera e l’Irlanda), ma senza che i propri prodotti possano perdere i benefici tipici di una merce di origine preferenziale. In sintesi, un’azienda che produce nella Comunità Europea e battezza la merce secondo le regole di origine preferenziale, in questo modo può fare una parte di processo produttivo in Italia, uno in Egitto, uno in Marocco, e così via, e rivendere la propria merce sempre come se fosse di origine preferenziale. Questo permette all’acquirente finale, che però deve essere geograficamente collocato nella zona, di non pagare i dazi e al produttore finale di vendere in modo più vantaggioso il suo prodotto.

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