Turchia: le opportunità per l’Italia

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Le possibilità di apertura di nuovi sbocchi commerciali e partnership con l’estero sono state al centro del convegno “Le leve della crescita” organizzato presso la fiera internazionale Mecspe a Parma, in cui è emerso come il boom della Turchia possa garantire opportunità all’Italia. A darne conferma è stato un professionista che la piccola e media impresa italiana desiderosa di ripartire la conosce molto bene. Stefano Colletta è infatti presidente di Cna Explora e, già da tempo, ha messo Ankara al centro delle sue riflessioni. «Abbiamo iniziato a occuparci del caso turco quattro anni fa circa», ha detto Colletta a Subfornitura News, «scoprendo con sorpresa che nonostante la vicinanza con la Penisola l’ex cuore dell’impero ottomano è ancora sconosciuto a molte fra le nostre aziende». È pronto però a farsi scoprire avendo trovato nel corso degli ultimi anni soprattutto «un equilibrio economico e sociale fondamentale» che le cifre sul proverbiale sistema-Paese possono dimostrare: «Negli ultimi quattro anni», ha calcolato Colletta, «il Prodotto interno lordo o Pil nazionale è aumentato addirittura del 122%; mentre secondo i numeri dell’Istat gli investimenti stranieri sono cresciuti del 700%. Non solo. Per una popolazione da ben 75 milioni di abitanti l’età media è pari a circa 29 anni. Questo significa che il premier Recep Tayyip Erdogan guida una collettività giovane desiderosa di lavorare e apprendere, nuove leve dinamiche e cresciute in ambienti multi culturali». Da tempo il territorio che fu di Ataturk preme per entrare a tutti gli effetti a far parte dell’Unione europea, ma dalla sua ha sia il vantaggio della prossimità all’eurozona sia, soprattutto, della contiguità a lande turbolente come Iraq e Siria e pure a paradisi del business contemporaneo quali la Russia.

Zona franca offresi
Interessante per l’imprenditoria tricolore spinta a internazionalizzarsi per forza e per amore è la presenza di zone caratterizzate da competenze tecnologiche di elevato livello e relazioni fitte con il panorama universitario. «Proprio in queste aree e nei segmenti avanzati dal punto di vista dell’hi-tech sussistono le maggiori possibilità di insediarsi», ha detto Colletta, «accedendo a sgravi e benefici fiscali di varia natura e potendo contare su un indotto all’altezza per poter sviluppare linee di prodotto alternativamente connesse all’industria meccanica oppure a chimica e farmaceutica». Sono soprattutto le porzioni di territorio che si affacciano al mare le più progredite sotto l’aspetto economico e industriale, ma in generale è forte l’attenzione che l’esecutivo di Erdogan ha riservato allo sviluppo delle aziende e in misura particolare a quelle recanti targa estera: «L’intenzione», ha notato ancora Stefano Colletta, «è quella di attrarre iniziative e capitali riducendo la pressione delle imposte e snellendo le pratiche burocratiche. Anche a questo scopo sono state inaugurate specifiche zone franche; ma su un piano più vasto va notato che la Turchia si dimostra molto accogliente nei riguardi di società disposte a trasferirvi conoscenze e know how e offre loro contributi statali per la ricerca e lo sviluppo. Trovare punti di incontro con gli istituti formativi nazionali è piuttosto facile». Il panorama è allettante per il buon andamento della ricambistica, delle materie plastiche e della ceramica; infine, per quegli acciai la cui produzione e lavorazione in loco è salita a picchi da record. «Per le aziende italiane», ha però notato Colletta, «esistono buoni spiragli nel settore energetico; senza dimenticare tuttavia il petrolchimico e il tessile, gli alimentari e naturalmente la meccanica». In senso assolutamente positivo i timonieri di casa nostra potrebbero trovarsi a compiere in Turchia un vero e proprio tuffo nel passato fatto di piccole e medie realtà vivaci e un costo del lavoro e della manodopera tuttora quanto mai accessibile. Qualcosa come l’85% delle attività fiorenti sul territorio turco produce tutto senza ricorrere a forniture straniere, ma piuttosto attirando da oltreconfine i budget necessari alla crescita. Accade, per esempio, nel settore degli stampi del quale l’Italia è una tradizionale protagonista di punta e in cui si è svelata molto raffinata la capacità di progettazione.

Un Paese per avanguardie
Vero e proprio traino del comparto meccanico nazionale turco è, neppure a dirlo, l’industria automobilistica, la quale è beneficiaria di una specializzazione ben radicata nel Paese sin dagli anni Sessanta. «Oltre il 70% dei prodotti turchi viene esportato in direzione dell’Europa», ha sostenuto Colletta, «e si può affermare che in Turchia siano presenti tutti i più importanti produttori di automobili a livello internazionale. Questo implica anche la crescita della componentistica e, perciò, dell’intera filiera dei motori sostenuta dall’esistenza di distretti e di città specializzati in tal senso». Forte di un progresso industriale ed economico ben calibrato, la Turchia può essere approdo commerciale di manufatti realizzati in Italia o nel vecchio continente o in alternativa stazione di transito perché essi possano poi proseguire la loro corsa in direzione Sud o Est. Ma se è alla meccanica che preferibilmente si guarda allora bisognerà fare attenzione alla concorrenza incarnata per lo più dai rivali di sempre del made in Deutschland. Fra Istanbul e Berlino sopravvivono relazioni solide e di lunga data stimolate anche dalla capillare presenza di immigrati turchi in Germania. «Non è un caso», ha detto Colletta, «che i tedeschi occupino ruoli di spicco nel Paese». Detto questo, le opportunità sono alla portata di tutti e per l’impresa italiana fa già di per sé notizia la possibilità di disbrigare tutte le pratiche burocratiche necessarie per l’apertura di un’attività sul territorio nel volgere di un solo giorno, grazie a normative e regolamenti estremamente vantaggiosi. E l’auto non è tutto. Altri e numerosi sono i settori nei quali il made in Italy può mettere in mostra e far valere le sue storiche competenze: «Di grande attrattiva è il business delle imbarcazioni», ha argomentato ancora l’esponente di Cna Explora e amministratore delegato di Nextplora Stefano Colletta, «visto che addirittura l’80% degli scafi di lusso commercializzati nel mondo è oggi prodotto proprio sulle sponde del Bosforo. Accanto a questo progredisce il fatturato delle energie rinnovabili e delle tecnologie o della subfornitura a esso correlate. Il medicale e le macchine agricole completano il quadro, visto che l’agricoltura a 360 gradi è stata ed è oggetto di grande attenzione da parte del governo in carica. Non avendo la possibilità di coltivare internamente», ha proseguito Colletta, «molti Paesi arabi cercano di acquisire e sfruttare terreni e risorse in Turchia».
Nel Risiko dell’internazionalizzazione Istanbul e Ankara hanno spazi ampi perché i tycoon tricolori possano piantarvi le loro bandierine. Con qualche accorgimento: «La Turchia può diventare una partner di estremo rilievo», ha concluso Colletta, «a patto però che la si approcci nel modo corretto e portandovi le componenti più innovative dei nostri prodotti e le nostre avanguardie tecnologiche».

 

 

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