M.A. S.r.l.: noi che abbiamo anticipato l’internazionalizzazione

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Fausto Berti, titolare della M.A.
Fausto Berti, titolare della M.A.

Il gruppo M.A. S.r.l. di Imola (BO) è impresa che conta 45 dipendenti e opera in particolare su  due  settori: ricerca, studio, progettazione e realizzazione di impianti per  assemblaggio rivolti  alle trasmissioni  di potenza  meccaniche  e  idrauliche; produzione di  particolari  meccanici di  precisione di piccole medie e grandi dimensioni  per  conto  terzi  e  per  conto proprio.  Il titolare, Fausto Berti, va subito al nocciolo della questione: «Il nostro fatturato è equamente distribuito, 50% deriva dal mercato italiano, 50% da quello estero. Ciò deriva dal fatto che già dal 2000 abbiamo deciso di internazionalizzare l’azienda, “anticipando” di almeno 10 anni quella che ora è una necessità di tutti».

In che modo siete riusciti nell’impresa? «La nostra forza è quella di fornire al cliente prodotti completi, dalla progettazione all’assemblaggio, tra l’altro in un settore di nicchia e ad alto tasso tecnologico.  Per quanto riguarda l’asportazione di truciolo, disponiamo di  un  vasto  e  completo parco di macchine utensili, per lavorazioni in parte destinate ai nostri prodotti, in parte conto terzi. Realizzare un progetto apre la porta ad altri progetti e il passaparola è la nostra migliore arma commerciale, anche e soprattutto all’estero».

Crede che possano esportare anche quelle imprese che lavorano in settori meno specifici o che offrono solo lavorazioni e non prodotti così completi? «Io credo di sì, anche se ovviamente ogni settore prospetta possibilità e sbocchi differenti. Quanto al “conto terzi” puro, io credo che il mercato tedesco sia il migliore in assoluto a patto che vi si esporti la qualità. Alla fine, per “sfondare” con clienti stranieri, la vera difficoltà è quella di diversificare e ampliare l’offerta e di “adeguarsi” a un modo diverso di pensare e di lavorare, modo che varia da Paese a Paese».

Ritiene che le aziende italiane abbiano la possibilità di farsi apprezzare all’estero? «Assolutamente. Le imprese italiane, in campo meccanico, possono realizzare alcune soluzioni particolari a cui non arrivano nemmeno tedeschi e francesi. Io credo quindi che le aziende che realizzano prodotti speciali, ad alto contenuto tecnologico, complessi e non standard, non dovrebbero avere grandi difficoltà a farsi apprezzare anche all’estero. Non devono mai e in ogni caso abbandonare la strada della qualità: è necessario aggiornarsi continuamente per restare ai vertici dell’eccellenza in campo meccanico».

A proposito, quali sono secondo lei le aree più interessanti per le nostre esportazioni? «Oltre alla Germania, vedo grosse opportunità in Cina e Russia».

Ma le aziende italiane riescono a essere competitive oltre le Alpi, nonostante tutti i problemi interni? Berti risponde in maniera colorita: «Assolutamente sì! Le dico con fierezza che il “Made in Italy” è apprezzato in tutto il mondo. Se il sistema Italia riuscisse a migliorare le condizioni di lavoro e in particolare ad alleggerire il carico fiscale delle imprese e relative maestranze, “non ce ne sarebbe” per nessuno!». Fausto Berti chiude con una riflessione a tutto tondo: «La mia analisi è che i  grandi investimenti   della   Cina  nel primo  decennio di questo millennio abbiano contribuito in maniera decisiva a questa terribile crisi mondiale. Ad investimenti massicci è seguita una fase di contrazione che ha affossato l’intera economia globale, e solo adesso sembra che la situazione stia migliorando. Per quel che riguarda l’Italia, io credo che siamo nella fase di “fondo” della crisi: la decrescita, cioè, è finalmente terminata e ora si ricomincia a vedere qualche timido segnale di ripresa. Le imprese stanno ricominciando a investire, anche se sempre con grandi sacrifici. Non credo che, in ogni caso, per i prossimi cinque anni la situazione cambierà molto rispetto a quella attuale: per ripianare i disastri compiuti in questi anni dovrà passare almeno mezza generazione».

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