L’acciaio «Made in Italy» torna in utile

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tondini di acciaio precompresso. Ralc Italia TF 1-10Un tenue miglioramento della redditività del comparto, avvenuto nonostante una riduzione della produzione nazionale di acciaio dell’1,6%. Questo, in estrema sintesi, è quanto emerge dalla ricerca «Bilanci d’Acciaio», realizzata da Siderweb sulle performance economico-finanziarie della filiera dell’acciaio italiana nel 2014. Lo studio  si basa sull’analisi dei dati di oltre 800 bilanci della filiera siderurgica stretta (produzione di acciaio, prima trasformazione di acciaio, centri di servizio, commercianti di acciaio e commercianti di rottame) e di 2.200 bilanci di imprese attive in comparti industriali votati alla trasformazione dell’acciaio (viterie e bullonerie, mollifici, carpenterie, prodotti in metallo, apparecchi domestici elettrici, macchine agricole e movimento terra, macchine e apparecchi meccanici, automotive, altri mezzi di trasporto, costruzioni e oil & gas).

«Nel 2014 c’è stato un decremento contenuto del fatturato – ha spiegato Claudio Teodori -, che per la filiera siderurgica stretta si è attestato a 40,7 miliardi di euro (-1,5% rispetto al 2013), al quale però ha fatto fronte un recupero sia del valore aggiunto, sia dell’EBITDA (salito del 7,7% a 2,5 miliardi di euro)». Inoltre, dopo un 2013 caratterizzato da una perdita complessiva del settore di circa 76 milioni di euro, nel 2014 l’utile netto totale è stato di 149,6 milioni di euro, il che si può leggere come «un modesto segnale di ripresa». Le aziende, ha commentato Teodori, «sono entrate nel 2015 con una situazione che si può definire stazionaria, quasi di attesa, anche se alcuni indicatori sono migliorati».

«La redditività della maggior parte dei segmenti nel quale si articola la filiera siderurgica (produzione di semilavorati in acciaio, produzione di tubi e distribuzione di acciaio) ha avuto performance migliori in Italia rispetto alla media Ue – ha aggiunto Gianfranco Tosini -. Per questi tre comparti, l’utile si è attestato rispettivamente all’1,5%, al 4,1% ed allo 0,6%  dei ricavi, contro il -0,3%, il -3,6% e lo 0,1% dei concorrenti europei». Soffrono, invece, i produttori italiani di acciaio al carbonio e inox, con performance inferiori rispetto all’Europa. «La redditività delle aziende europee – ha continuato Tosini – è però al di sotto della media mondiale (in base ad un confronto tra i risultati delle prime 70 aziende siderurgiche globali), con un ebit sui ricavi del 4,2% contro il 5,6% mondiale». Inoltre, seppur in miglioramento, le industrie siderurgiche europee nel 2014 hanno fatto registrare una perdita complessiva di 107 milioni di euro (-3,7 miliardi nel 2013), confermando che l’Ue è l’area più in difficoltà a livello internazionale dopo Russia e Ucraina, le cui acciaierie nel 2014 hanno perso oltre 6,5 miliardi di euro. Buone le performance giapponesi (+3,4 miliardi di euro), della Cina (+1,9 miliardi di euro), della Turchia (+700 milioni di euro), della Corea del Sud (+909 milioni di euro) e degli USA, passati da -680 milioni di euro nel 2013 a +817 milioni di euro l’anno scorso.

«La filiera dell’acciaio vive ancora in un quadro generale d’incertezza – ha dichiarato il presidente di Siderweb Emanuele Morandi -. Siamo ad un bivio: o proseguire su questa strada che rischia di portare al declino o cambiare, attraverso l’innovazione e la sostenibilità, e rilanciare l’industria siderurgica. Proprio per questo motivo Siderweb ha deciso di stimolare una riflessione su questo tema, che prenderà la forma degli Stati Generali dell’Acciaio, che si terranno nella primavera 2016».

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