La tutela giuridica della subfornitura, mito o realtà?

0

In termini strettamente tecnici, è definito “abuso di potere contrattuale”, in parole povere è quella situazione nella quale sono centinaia e centinaia di subfornitori, legati spesso mani e piedi ai committenti. E più grandi e stabili sono questi committenti, tanto più saranno questi ultimi a fare il bello e il cattivo tempo nelle relazioni commerciali con i primi.

E non si faccia l’errore di pensare a queste relazioni soltanto sul versante dei prezzi. In realtà, tanti altri sono gli ambiti commerciali in cui si possono concretizzare questi abusi. Nei tempi di pagamento, ad esempio, o in quelli di consegna dei prodotti: sono tanti i modi in cui può manifestarsi questa sudditanza – o dipendenza, definitela come vi pare –  economica. Peraltro in tutti i settori, tra l’altro: nel mondo della meccanica capita più facilmente con i grandi committenti, magari se abituali, nel campo agroalimentare con i buyers delle catene commerciali su tutte.

La cosa divertente, se non fosse in realtà tragica, è che si tratta di quegli stessi committenti che spendono fiori di quattrini per stampare bilanci sociali ai quali, però, non corrisponde un’etica economica.

A dire il vero non è nulla di nuovo: da tanti anni questi comportamenti sono denunciati, in particolare in Italia e soprattutto dalle associazioni delle piccole imprese. Una rivendicazione sfociata, nell’ormai lontano 1998, in una legge – la 192 – promulgata con l’obiettivo di dare tutela all’impresa più “debole”, vale a dire quella più piccola.

Peraltro, non si è trattato dell’unico atto in difesa dei piccoli, nei rapporti commerciali: anche la direttiva del Parlamento Europeo datata 2000 contro “i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali”, aveva lo scopo di dare garanzie ai subfornitori.

Ora, il proverbio è noto: “fatta la legge, fatto l’inganno”, e in effetti l’impatto della norma sembra piuttosto modesto: pochi i ricorsi nei tribunali, numerosissimi i ritardi nei pagamenti, che continuano a rappresentare la regola. Anzi, da questo punto di vista si assiste anche ad un uso talvolta esagerato di istituti come i concordati, che spesso mettono in ginocchio le aziende più esposte, ancora una volta le più piccole.

Tanti sono gli ambiti commerciali in cui si possono concretizzare questi abusi. Nei tempi di pagamento o in quelli di consegna dei prodotti: sono tanti i modi in cui può manifestarsi questa sudditanza – o dipendenza economica – a discapito del subfornitore.

I fatti sembrano dimostrare, quindi, che la tutela giuridica della subfornitura – perché è di questo che stiamo parlando – sia di fatto un’utopia. E non è nemmeno così strano, perché in fondo la diversa capacità contrattuale è alla base delle relazioni commerciali. E se io sono può forte di te, non c’è regola che mi possa impedire di far pesare questa forza. Un problema tanto maggiore quanto più elevata è la disparità nei rapporti commerciali, tanto da rappresentare un ostacolo al corretto funzionamento del mercato, perché altera una distribuzione efficiente delle risorse.

Difficile, in questo contesto, pensare che una legge possa risolvere il problema: in una situazione economica di recessione come quella attuale ci sarà sempre un subfornitore più affannato di altri disposto ad accettare qualsiasi condizione capestro per guadagnarsi una commessa. Facendo finta di dimenticare che, così facendo, trascinerà al ribasso l’intero mercato.

Allora che fare? Magari le leggi possono servire, ma ciò che serve è una vera responsabilità economica, oltre sociale, delle grandi imprese. Perché non basta finanziare tre borse di studio e quattro società sportive per potersi definire socialmente utili. Ma serve anche, da parte dei piccoli, la consapevolezza di poter fare massa critica solo muovendosi uniti. Sarebbe un fattore di competitività utile innanzitutto agli stessi piccoli, ma anche all’intera comunità economica.

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here