La subforntitura in Lombardia: Intervista a Enrico Benati, presidente di Cna Produzione Lombardia

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Dopo cinque trimestri consecutivi in negativo i livelli produttivi della manifattura lombarda segnano una pur modesta crescita (+0,7%) che riguarda per ora soprattutto le aziende medie e grandi. Come e quando crede che i piccoli possano agganciare il treno della ripresa?
È sbagliato, secondo me, impostare la questione parlando solo della durata temporale della crisi. Il mercato è comunque cambiato e cambia ogni giorno sotto i nostri occhi. La crisi c’è, è innegabile, non ha più molto senso continuare a chiedersi quando finirà. Per operare in questo nuovo mercato bisogna capirne le caratteristiche inedite e modificare la gestione delle singole aziende in modo da fare fronte a queste caratteristiche. Quello che voglio dire è che non dobbiamo aspettare che la crisi passi e si ritorni alla situazione precedente. Bisogna invece capire come essere competitivi nel nuovo mercato facendo innovazione, specializzandosi su alcuni settori. Chi sarà riuscito a stare al passo con i tempi ce la farà, chi avrà indovinato l’idea giusta la spunterà. Ma chi, invece, aspetta che passi il periodo negativo non arriverà lontano. Anche con la crisi bisogna cercare per quanto possibile di investire per emergere. In ogni caso per le micro imprese il trend non è ancora positivo.In che modo la Cna cerca di incentivare l’accesso al rilancio da parte delle imprese associate?
Da sempre con i nostri servizi abbiamo intercettato e assecondato i bisogni delle aziende rappresentate e ultimamente anche gli obiettivi e i servizi dell’Associazione sono cambiati di pari passo con le mutate esigenze delle imprese. Abbiamo cercato di promuovere l’aggregazione delle Pmi perché possano presentarsi con un diverso appeal sia sui mercati interni sia all’estero. E a questo proposito abbiamo messo in campo un ottimo servizio di internazionalizzazione per l’accompagnamento sui mercati esteri, soprattutto in Germania con un apposito gemellaggio con l’analoga associazione di piccole imprese del Baden Württemberg e uno sportello, il Desk Germania, dedicato alle piccole imprese che intendano ampliare il loro business nella Repubblica Federale. Ma ci siamo concentrati anche sull’Europa Centrale e sul Medio Oriente. Naturalmente la Cna è costantemente impegnata a livello nazionale nel dialogo con le Istituzioni per la tutela dell’artigianato e della piccola impresa.

Durante la presentazione dei dati di Unioncamere è stato evidenziato il ruolo positivo giocato dal modello delle reti di impresa. Che esperienza ha e che giudizi può dare di questa formula?
Le reti sono sempre esistite e negli anni hanno costituito uno dei punti di forza dei nostri distretti produttivi. Oggi il tema sembra essere di moda, ma la collaborazione fra imprese in realtà si è sempre verificata. Ritengo che sia più facile concretizzarla su una particolare commessa, piuttosto che al livello dell’operatività di progetto. Un cliente, magari straniero, sa bene che rivolgendosi ai distretti lombardi nei vari settori di competenza può contare sull’eccellenza della produzione di settore e che, a maggior ragione in questa fase recessiva, le aziende mettono in comune il meglio delle loro competenze e della loro tradizione specifica per ottenere e poi per conservare un lavoro.

In Lombardia agiscono circa 2.000 imprese estere o multinazionali: le Pmi e i terzisti riescono a collaborare con loro? E che cosa si può fare per incentivare o agevolare questa relazione?
Purtroppo le multinazionali sono ancora molto concentrate su sé stesse. Hanno sedi in Italia dove possono reperire manodopera di alta qualità e formazione; ma esternalizzano con difficoltà. Paradossalmente sono più numerosi i casi di grandi gruppi con sede all’estero che si rivolgono alle imprese italiane piuttosto che le richieste di partnership da parte di società con sede in Italia. Cosa si può fare per mettere in contatto questi due interlocutori? Sicuramente la promozione è fondamentale e farsi conoscere è basilare. I bandi per l’aggregazione tipici dei programmi di rete servono anche a questo, cioè far sì che l’impresa italiana possa diventare interlocutore privilegiato.

Attendete ricadute positive per i vostri associati e per l’impresa del territorio da Expo2015?
Le ricadute ci saranno di certo, visto che il capoluogo lombardo è il fulcro di questo evento. Ricadute dirette ci saranno nel settore edile e terziario, ma per il settore della subfornitura ci sarà la possibilità di presentarsi e farsi conoscere ai Paesi partecipanti di tutto il mondo. A livello sia regionale sia provinciale ci siamo organizzati per poter sfruttare al massimo la visibilità e l’attenzione che Expo 2015 concentrerà sulla Lombardia e sull’Italia. Un esempio che posso portare perché riguarda la mia provincia è quello di Como dove la Camera di commercio ha dato vita a Sistema Como, un organismo dedicato alla promozione del territorio in occasione dell’Expo 2015.

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