La scoperta dell’America

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L’area di libero scambio fra le nazioni nordamericane cosiddetta Nafta (cioè North american free trade agreement) riunisce gli Stati Uniti, il Messico e il Canada ed entro i suoi confini ospita tali volumi di vendita da rappresentare oltre il 6% degli scambi internazionali. Sommando a questo dato quello relativo alle esportazioni dai Paesi membri al resto del mondo si raggiunge il picco dei 12 punti percentuali. Per Usa e Canada l’attività manifatturiera è un fiore all’occhiello che vale nel primo caso il 12% del Prodotto interno lordo; nel secondo il 12,8%. Per entrambi è segno di ripresa. A casa Obama dove il manifatturiero conta poco meno di 300 mila addetti diretti la produzione è tornata a valere il 97% di quel che rappresentava nell’era geologica precedente la crisi nel 2007; più a Nord ha surclassato quei record toccando il 110% con 80 mila impiegati diretti.

Fra il 2009 e il 2011 la produttività a stelle e strisce si è impennata di 2,4 punti; in Canada di quasi tre. Che cosa questo significhi per l’Italia è presto detto. Servono beni strumentali e il machining tricolore nel 2012 è cresciuto del 5% realizzando 470 miliardi circa cui se ne potrebbero aggiungere altri 150 entro il 2015 agganciando il treno della domanda da parte di nazioni come queste in pieno rilancio. Il progetto di promozione nel made in Italy nel mondo Machines Italia nato sotto l’egida dell’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane o Ice ha indagato con la ricerca Awareness Study l’indice di gradimento del bene strumentale italiano nell’area Nafta. E ha dato un’idea delle sue potenzialità di crescita nella stessa zona interpellando circa 700 manager e responsabili degli acquisti di aziende con oltre 500 mila dollari di fatturato e più di 15-20 addetti. I risultati del progetto sono stati di recente presentati alla sede di Federmacchine. La Federazione rappresenta un settore il cui fatturato aggregato preconsuntivo è stato nel 2012 di oltre 28 miliardi provenienti per il 76% dalle esportazioni.

Quarti negli Stati Uniti; terzi in Canada
Il 27% dei rispondenti, 600 aziende per due terzi statunitensi, ha dichiarato di utilizzare già strumenti nostrani mentre fra i non-utenti l’11% ne ha usati in passato. Durevolezza, qualità, affidabilità, precisione, innovazione e velocità sono i tratti che gli end user più apprezzano dei nostri macchinari. Non è casuale allora che il 47% di chi vi ha fatto ricorso confermi di averne guadagnato in capacità innovativa creando qualcosa che prima non era in grado di fare. Fra i costruttori Usa di 15 diversi settori la Penisola è quarta per forniture di macchine dietro ai padroni di casa, al Giappone e alla Germania; mentre si piazza terza sorpassando tedeschi e giapponesi per le vendite al Canada. Graduatorie a parte sono però due i fattori che potrebbero agevolare le mire di espansione a Nord Ovest del prodotto nazionale. Circa il 65% dei rispondenti statunitensi e canadesi cerca macchine che permettano di concentrarsi su articoli di nicchia ad alto valore aggiunto; e in cima alla lista dei must per l’acquisto di attrezzature mettono innovazione, creatività, flessibilità. Tutte peculiarità ben iscritte insomma nel codice genetico dei fornitori italiani che nel prossimo biennio potranno altresì contare su budget d’investimento crescenti per i beni strumentali. Oltre il 30% dei rispondenti all’indagine e non-utenti di tecnologie italiane intenderebbe destinarvi sino a 100 mila euro; contro il 20% degli utenti. Sino a 500 mila euro è l’intenzione di spesa per quasi il 30% degli utenti e poco più del 25% degli altri. Il 15% circa d’entrambe le categorie potrebbe arrivare a un milione e sino a 5 milioni un 23% di chi ha già un’italiana in casa contro il 15% degli scettici. Si è su tutti e due i fronti intorno al 10% per acquisti da più di 5 milioni in valore.
Torna la manifattura, arrivano gli italiani
Allo Awareness Study di Machines Italia si è unito anche un report condotto dalla testata Industry Week. È stato realizzato fra l’ottobre e il novembre del 2012 e basato su 342 questionari completati dai lettori nordamericani della rivista, il 68% dei quali si è detto intenzionato a elevare il livello d’automazione della sua azienda e il 60% certo di un prossimo aumento della sua produzione manifatturiera negli Usa. 73 rispondenti su 100 hanno motivato anzi con la speranza di incontrare i bisogni dei mercati in espansione il consolidamento delle basi produttive nel Nord America. Il 39% ha detto che conosce le macchine italiane e ne percepisce l’elevata qualità; il 35% ne apprezza i costi competitivi e il 33% l’innovazione tecnologica e l’affidabilità; infine il 25 e il 24% rispettivi la flessibilità rispetto ai desiderata dei clienti e la loro completezza in termini di servizio e supporto. Il dato complessivo è che il 75% dei lettori che hanno preso parte all’indagine ha detto di non avere in dotazione tecnologie tricolori: ma per Ice ciò indica che lo spazio per un’ulteriore avanzata è ampio.

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