La plastica senza segreti

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Proplast: stampo con riscaldamento a induzione

Il Consorzio Proplast nacque ad Alessandria nel 1998 con lo scopo di sostenere le imprese del settore materie plastiche in attività di ricerca applicata, di innovazione tecnologica, di selezione e formazione di risorse umane. Nel corso degli anni il consorzio, creato per iniziativa di 4 soci fondatori (Bayer, Basell, Guala e Mossi & Ghisolfi), ha riscosso il favore da parte di aziende, associazioni, enti locali e università, arrivando a contare attualmente centinaia di soci rappresentativi dell’intera filiera delle materie plastiche.
Oggi Proplast è un vero e proprio “polo d’innovazione” e il direttore Piero Cavigliasso raggruppa i servizi in quattro grandi aree: «Noi proponiamo innanzitutto servizi di consulenza tecnica e prove di laboratorio nell’ambito della caratterizzazione di materiali e manufatti, delle tecnologie di trasformazione quali stampaggio, estrusione, compounding e soffiaggio, ingegneria di processo e di prodotto. Una seconda area è dedicata allo sviluppo di ricerca applicata con materiali polimerici, con  coinvolgimento delle aziende in progetti di ricerca finanziati. Una terza area di attività, a cui abbiamo dato nome “Plastics Academy”, si occupa di ricerca e selezione di personale o, più precisamente, dell’individuazione di profili tecnici, valutandone competenze e potenziale. Si tratta di una ricerca mirata, che può comprendere professionalità anche di tipo commerciale, e che svolgiamo per le aziende che operano nel settore della plastica. Infine, sempre attraverso Plastics Academy, ci occupiamo di formazione organizzando corsi di aggiornamento professionale, corsi aziendali “su misura”, seminari e convegni, ecc. […] il 100% di chi segue i nostri corsi, giovani e meno giovani, trova in poco tempo un’adeguata collocazione». Quanto all’aspetto della pura ricerca, Proplast ha intrapreso alcune piste di ricerca applicata e di consulenza su tre tematiche principali: ingegneria di prodotto, ingegneria di  processo, ingegneria dei materiali.I settori in cui il consorzio opera con più frequenza sono quelli automotive, imballaggio, biomedicale, elettrico, elettronico, ecc. «Praticamente – aggiunge il direttore – possiamo operare in qualsiasi settore in cui siano richiesti materiali termoplastici, spaziando, per fare qualche esempio, dal PEEK caricato a fibre di carbonio sino all’acido polilattico caricato con fibre di canapa». In che modo le aziende resisteranno alla crisi e quali sono le nuove aree di sbocco? «Uno dei filoni di maggiore interesse e su cui le imprese investiranno molto nei prossimi anni è quello della sostenibilità. Occorrerà realizzare manufatti sempre più “ecologici”, con sistemi produttivi a basso impatto ambientale, con minore spreco di materiali ed energia, minore utilizzo di risorse negli imballaggi, nei trasporti, ecc. Questa è la sfida dell’oggi e ancor più lo sarà domani».

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