La microfiltrazione per separazione fisica dei solidi

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Principio di funzionamento di Filstar, la tecnologia su cui si basano gli impianti di Filtrazione RBM - cortesia RBM di Pradamano (UD)
Principio di funzionamento di Filstar, la tecnologia su cui si basano gli impianti di Filtrazione RBM – cortesia RBM di Pradamano (UD)

Parlando di lubrorefrigerazione, uno degli argomenti oggi più dibattuti è la filtrazione: un opportuno trattamento del fluido contribuisce a migliorare la produttività delle macchine utensili. Si stima che i fermi di produzione per inefficienza della macchina, causati da una gestione non adeguata della lubrorefrigerazione, varino da 1% a 10% su base annua. Naturalmente, visto che la famigerata legge di Murphy è sempre in agguato, ciò avviene prevalentemente in momenti critici per la produzione. E poi ci sono gli scarti. Dunque non solo è importante la scelta del fluido da taglio, ma anche come questo viene gestito a valle della lavorazione. L’obiettivo è avere un fluido efficiente, ma l’efficienza si accompagna necessariamente con la pulizia. Da qui la necessità di intervenire allungando l’intervallo di pulizia, con sistemi tradizionali o con soluzioni più sofisticate. “Per molti il modo migliore per risolvere i problemi di filtrazione del lubrorefrigerante delle macchine utensili è quello di far finta di non vederli, accontentandosi dei sistemi e dei risultati esistenti – spiega Enrico Battistutta, titolare della RBM di Pradamano (UD) –  Noi siamo consapevoli del problema e per questo proponiamo  soluzioni basate su una innovativa tecnologia ibrida di filtrazione che offre prestazioni superiori, abbattimento dei costi operativi e riduzione dell’impatto ambientale.”

La forza della semplicità
RBM propone impianti di filtrazione e trattamento a circuito chiuso del lubrorefrigerante con alla base il sistema giapponese Filstar, sistema coperto da innumerevoli brevetti a livello mondiale. Filstar nasce da complessi studi di fluidodinamica, ma è estremamente semplice e prevede la separazione fisica delle particelle solide che vanno ad inquinare il fluido: la separazione avviene in seguito all’azione combinata dell’effetto centrifugo e dell’effetto Venturi sul flusso vorticoso del liquido all’interno della parte superiore del corpo del filtro. I solidi precipitano nella parte inferiore del filtro dal quale vengono scaricati in opportuni contenitori di raccolta, senza alcuna interruzione del lavoro. Dunque le inclusioni solide presenti nel fluido sono estratte basandosi solo sul flusso vorticoso del liquido, senza parti meccaniche in movimento e condotti che possano intasarsi, garantendo gradi di pulizia del lubrorefrigerante  difficilmente raggiungibili dai sistemi convenzionali. Un pregio del sistema fisico di filtrazione è la costanza nel tempo, dato che non è soggetto a progressivi decadimenti, come nel caso del filtraggio meccanico, dove si hanno “picchi” di filtrazione  propri del ciclo con una situazione del tipo pulizia-intasamento graduale- pulizia -intasamento graduale… “Il felice connubio fra Tecnologia Giapponese e Tecnologia Italiana, nel campo del trattamento dei liquidi lubrorefrigeranti – prosegue Battistutta – ha portato alla realizzazione del sistema IFDR, offerto in diverse taglie, che, ad oggi, ha dato risultati più che gratificanti.” Gli impianti progettati da RBM sono tutti basati sulla tecnologia Filstar, sono compatti e adattabili a ogni macchina e layout di officina; essi “lavorano” il lubrorefrigerante secondo un processo di pulizia continuo, ossigenandolo e liberandolo dalla presenza di oli estranei e di particelle solide con dimensioni superiori a 10µm. Il fluido pulito viene rimesso in circolo, senza che siano stati impiegati elemento filtranti, che andrebbero comunque periodicamente sostituiti o puliti, carte filtranti che andrebbero invece smaltite, o elementi meccanici di separazione con parti in movimento.

Leggi l’articolo completo su Subfornitura News (pag. 20-21 ) clicca qui

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