La meccatronica diventa intelligente

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Fabio Floreani, specialista del trasferimento tecnologico presso Intellimech
Fabio Floreani, specialista del trasferimento tecnologico presso Intellimech

Intellimech è un consorzio di aziende promosso da Kilometro Rosso e da Confindustria Bergamo e sostenuto dalla Camera di Commercio di Bergamo, finalizzato alla ricerca interdisciplinare nell’ambito della meccatronica. Il consorzio, grazie alla sua struttura di ricercatori e in collaborazione con competenze scientifiche e tecnologiche qualificate delle università e delle aziende consorziate, promuove progetti di R&D e di sperimentazione interdisciplinare relativi a “piattaforme tecnologiche pre-competitive” destinate alla realizzazione di prototipi innovativi e all’implementazione di applicazioni sperimentali nell’ambito dell’automatica, della robotica e della meccatronica. Per saperne di più, abbiamo fatto la conoscenza di Fabio Floreani, specialista del trasferimento tecnologico presso il consorzio, il quale ha così esordito: «Intellimech opera in differenti settori industriali, gestisce progetti di ricerca condivisi su piattaforme tecnologiche pre-competitive e progetti su commessa per conto di consorziate e terze. Pur essendo una realtà giovane, nata nel 2007, essa rappresenta una tra le più importanti iniziative private italiana nel settore, contando sulla partecipazione di un importante numero di imprese di varia dimensione provenienti da settori industriali diversi ed operanti su un’ampia area territoriale del Nord Italia».

Qual è il vostro modo di operare?

«Tutte le imprese consorziate partecipano, con la loro quota, alla raccolta dei fondi che saranno utilizzati per l’attività di ricerca. Tali progetti inizialmente avevano durata biennale, mentre oggi hanno scadenza semestrale, perché abbiamo colto l’esigenza degli imprenditori di ottenere subito risultati concreti su cui poi indirizzare meglio il seguito dei progetti».

In che modo scegliete progetti e attività di ricerca?

«Il nostro comitato tecnico-scientifico è presieduto da esperti e autorevoli professori universitari, ed è in grado di relazionarsi con il mondo delle imprese in maniera pratica ed efficace. Grazie alla continua collaborazione con imprenditori e responsabili tecnici delle aziende, i quali vagliano di continuo le nostre idee e sono sempre una miniera di proposte e suggerimenti, è facile capire quali sono le reali necessità delle imprese e quindi su quali attività concentrare ogni anno le forze».

 Molti pensano che università e imprese fanno fatica a parlarsi. Concorda? «All’interno di Intellimech il dialogo è florido e continuo in quanto le aziende che decidono di aderire al consorzio sono votate alla ricerca e sanno già che devono interfacciarsi con il mondo accademico. In ogni caso, la nostra non è ricerca di base, ma ricerca applicata, che viene svolta quasi sempre in collaborazione con università e centri esterni, in particolare quando i progetti prevedono competenze trasversali e l’utilizzo di macchine e strumenti non standard, complessi e specialistici. Dopo un primo livello generale, i risultati possono essere “personalizzati” a seconda delle aziende che lo richiedono. In pratica, Intellimech sviluppa processi innovativi “generali” e nuove tecnologie nell’ambito della meccatronica, che propone e “trasferisce” alle imprese: queste poi possono decidere di “recepirli” e adeguarli alle proprie necessità produttive».
È importante rilevare che all’interno del consorzio operano anche aziende tra loro concorrenti, come conferma Fabio Floreani: «Ciò dimostra che le imprese non sono “ottuse”, ma hanno capito che la collaborazione e la condivisione delle conoscenze può essere fondamentale, specialmente in un periodo di crisi economicamente difficile come quello attuale. Anche perché, come già detto, noi sviluppiamo e mettiamo a disposizione delle consorziate i risultati della ricerca “generale”, mentre  quando “verticalizziamo” i risultati, cioè mettiamo a punto sistemi personalizzati, rispettiamo ovviamente i vincoli di riservatezza per preservare investimenti e know-how di ogni singola azienda».

Qual è, secondo lei, l’attuale stato di salute della ricerca nel nostro Paese?

«Io credo che il popolo italiano sia strutturalmente molto votato all’innovazione e alla ricerca, e la storia lo dimostra. Il potenziale è dunque molto alto, tuttavia il nostro tessuto imprenditoriale è composto principalmente da imprese di piccole e medie dimensioni che hanno difficoltà sia a investire copiosamente nella ricerca, sia a ottenere fondi, soprattutto quelli europei».
In effetti, a livello europeo è sempre più importante che le piccole aziende si riuniscano sotto l’egida di un unico progetto, magari condotto da una grande società che faccia da traino. Solo così potranno far sentire forte la propria voce e ottenere un finanziamento di ricerca.
«È proprio così – riprende Fabio Floreani –, e credo che Intellimech possa aiutare le imprese proprio da questo punto di vista. E, sia chiaro, l’aggregazione non favorisce solo le piccole imprese, ma anche quelle grandi, le quali, investite del ruolo di “capofila”, riescono a tirare fuori il meglio e ottenere risultati considerevoli. Insomma, il consorzio “aggrega” una vera e propria massa di aziende, enti e soggetti, la cui unione, tra le altre cose, è abilitante per l’accesso a schemi di finanziamento locale, nazionale ed europeo». Per esempio, il nuovo “Programma Quadro di Ricerca e Innovazione” a livello europeo, che prenderà il nome di Horizon2020 e partirà il 1° gennaio 2014, sarà valido per il settennio 2014-2020 mettendo a disposizione un budget complessivo di circa 80 miliardi di euro. «Vi saranno occasioni d’oro, sebbene la competizione a livello nazionale e internazionale è sempre più intensa. In questo contesto, vista la struttura di piccole imprese tipica del contesto italiano, è fondamentale l’aggregazione di imprese, come nel caso di Intellimech, che può aiutare a sfruttare questa opportunità e supportare le aziende in questo percorso », precisa Floreani.
E conclude: «Una delle particolarità di Intellimech è la spinta che il consorzio dà alla fase di “industrializzazione” della ricerca. Mi spiego: molto spesso, terminata una ricerca, i risultati ottenuti, anche molto interessanti, restano teorici, senza applicazioni commerciali. A livello europeo chiamano “Valley of Death” tale fenomeno. Molti progetti, cioè, spesso restano sulla carta e si arenano in una sorta di “valle della morte” per mancanza di nuovi fondi, finanziamenti o interessi applicativi veri e propri. I consorzi aziendali, invece, mirano proprio a superare questo problema in quanto, per loro stessa natura, costituiscono il “trait d’union” tra ricerca e industria. È la stessa Unione Europea a spingere le imprese continentali verso questo tipo di soluzione, ben consapevole che un consorzio può essere il mezzo affinché una ricerca scientifica produca “business” e permetta, in tempi ragionevoli, di immettere sul mercato beni reali, nuovi e “dall’alto valore aggiunto”».

Progetti e risultati di eccellenza
Il consorzio Intellimech opera all’interno di Kilometro Rosso, Parco Scientifico Tecnologico all’avanguardia sito a pochi chilometri da Bergamo, dotato di infrastrutture flessibili, che fa dell’integrazione interdisciplinare un valore e un punto di forza. In tale contesto la meccatronica è uno degli ambiti di maggiore valenza tecnologica. A tal proposito, Fabio Floreani cita, tra i tanti, alcuni progetti di notevole successo: «Nell’ambito delle attività biennali, molto importanti sono stati i risultati raggiunti nel settore della manutenzione, sia preventiva che predittiva, delle macchine e degli impianti industriali, con la messa a punto di algoritmi per la diagnostica precoce dei guasti». Altri progetti significativi hanno riguardato lo sviluppo di “applicazioni”, che consentono di gestire alcuni tipi di macchine industriali attraverso smartphone e tablet. Proprio in questi mesi alcune aziende stanno immettendo sul mercato prodotti di questo genere.  Intellimech ha anche studiato innovative metodologie per il controllo del “rumore” e delle vibrazioni in ambito industriale (progetto MAXUV) e nuove soluzioni per l’attuazione elettromeccanica (EMA) ed elettroidrostatica (EHSA). Ha, inoltre, messo a punto sistemi rapidi e affidabili per la trasmissione dei dati raccolti in ambiente di produzione, attraverso tecnologia wireless Bluetooh. «A tal fine – precisa Floreani – nell’ambito del progetto IWN, Industrial Wireless Network, abbiamo realizzato un “dimostratore”, cioè un sistema per far comprendere alle aziende quanto possa essere adatta nel loro contesto una soluzione wireless rispetto alla tradizionale  trasmissione dei dati via cavo».

 

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