La meccanica oltre i polpastrelli

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Da qualche anno a questa parte non si parla altro che di crisi. Ma al contempo, si discute anche sul fatto che più che di crisi, in realtà quello che si sta vivendo è un momento epocale, fatto di cambiamenti che toccano l’intero sistema economico, industriale e sociale mondiale. Tutto ciò ha colpito maggiormente le economie mature come quella europea e ancor di più quella italiana. Il vecchio modo di fare business che  ritroviamo come concetto base all’interno delle nostre imprese, non è più sufficiente, anzi non è più vincente. Questo, inficiato a casa nostra da una politica non ancora pronta a combattere le sfide internazionali e da un assente disegno di strategia industriale genera una situazione di lenta asfissia della manifattura e quindi di un pezzo del Made in Italy.Di conseguenza, sempre più, le imprese si trovano in difficoltà per la mancanza di lavoro, per la mancanza di margini generata da una crescente concorrenza dei paesi in via di sviluppo e crescita, per la mancanza della certezza dei pagamenti vantati nei confronti dei propri clienti e per un non corretto approccio alla congiuntura attuale da parte del sistema bancario. A queste prime difficoltà aggiungiamo tutte quelle specifiche dell’azienda e del suo management. Tutti bravi metalmeccanici capaci con le mani di plasmare ferro o acciaio in un modo impressionante, dediti al lavoro, sul pezzo. Industriali cresciuti solo con la cultura del saper fare e non tanto del saper pensare. Questo cocktail può portare anche alla chiusura delle nostre imprese metalmeccaniche o, quando va meglio, all’acquisizione da parte di gruppi e/o di aziende straniere. Aumentano i fallimenti e i libri in tribunale, così come aumentano le crisi dei grandi gruppi e le tensioni nella media e piccola impresa. Quando però esplode la crisi aziendale? Quando questa distrugge valore e diventa incapace di adempiere alle proprie obbligazioni. E quali sono allora i segnali che possono farci capire che si sta intraprendendo un cammino senza ritorno? Per esempio quando il trend del fatturato è in costante diminuzione; quando il risultato operativo è insufficiente; quando si hanno delle perdite in bilancio; quando crescono gli oneri finanziari; quando alla carenza di liquidità si affianca la scarsa capacità di autofinanziarsi; quando s’inizia a dover ritardare i pagamenti nei confronti dei propri fornitori. Pertanto, non è più il tempo di gestire le nostre aziende in maniera artigianale, applicando metodi improvvisati, senza pensare mai ad aspetti come la dimensione dell’impresa o alla capitalizzazione della stessa. Senza mai pensare ad un assetto non soltanto familiare, ma anche di reale presenza manageriale all’interno. E’ il tempo di innovare i processi di gestione, unendo a volte competenze diverse, come accade per esempio nella meccatronica dove la meccanica e l’elettronica diventano un tutt’uno, in modo da accelerare lo sviluppo e la rinascita  di una manifattura metalmeccanica nuova, qualificata e al passo con i tempi e la concorrenza attuale. Imprese meccaniche dove oltre i polpastrelli, impiegati per utilizzare e programmare le macchine utensili, ci sia soprattutto la “ratio” per gestire il cambiamento.

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