Iran: l’export italiano della meccanica colpito dalle sanzioni

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Le sanzioni applicate da Stati Uniti, ONU e Unione Europea (UE) a partire dal 2006 per disincentivare il programma nucleare dell’Iran hanno avuto un impatto consistente per l’export italiano (-15 miliardi di euro). A partire dal 2006 l’Iran si è visto applicare delle sanzioni da parte di Stati Uniti, ONU e Unione Europea (UE) al fine di vedere ridotto il suo programma nucleare. Questo ha inciso in maniera significativa però sull’ export italiano che ha visto una contrazione di fatturato di  -15 miliardi di euro. Nel 2012 l’UE ha imposto un divieto sul trasferimento di fondi tra banche dell’UE e istituti di credito e finanziari iraniani, mentre gli USA hanno esteso le restrizioni commerciali ai settori automobilistico e navale e hanno ampliato le restrizioni finanziare.
Il gruppo P5+1 (è così denominato il gruppo dei principali Paesi sanzionatori) costituito da USA, Gran Bretagna, Germania, Francia, Russia e Cina  sulla base dell’impegno dell’Iran nella riduzione del piano nucleare ha di recente concordato per un allegerimento delle contromisure.

Lo scorso 18 luglio 2014, a due giorni dalla scadenza dell’accordo di Ginevra e nonostante le divergenze, le parti hanno deciso di prorogare la scadenza delle negoziazioni sull’accordo provvisorio sul nucleare al 24 novembre 2014, non prevedendo nuove sanzioni, ma nemmeno sospensioni/cancellazioni di quelle già esistenti in precedenza. Tra il 2000 e il 2013 l’Iran ha importato, in media, ogni anno, beni per circa 38 miliardi di euro. L’Italia ha una quota di mercato media del 4,6%. Nel 2013 la contrazione dell’import iraniano ha raggiunto tassi a due cifre rispetto all’anno precedente (-11%).

Iran:l'export italiano della meccanica

Periodo pre-sanzioni (2000-2005): l’export italiano verso l’Iran è cresciuto a un ritmo superiore a quello delle importazioni iraniane dal mondo (23,5% rispetto a 17,8%), con un conseguente incremento della quota di mercato italiana (6,9% in media nel quinquennio).

Prima fase del processo sanzionatorio: nel 2006 si è avuta una contrazione dell’exportitaliano superiore al 19%. Fino al 2010 si è registrato un andamento altalenante, ma comunque positivo delle vendite. L’export italiano ha poi ricominciato a calare dal 2011, arrivando a registrare tassi di contrazione del 25% nel 2012 e 2013.

Previsioni future: si perderanno quasi 16 miliardi di esportazioni tra il 2014 e il 2016. Proiettando nel prossimo triennio la dinamica che avrebbe il nostro export in assenza di sanzioni, l’Italia riuscirebbe a registrare vendite per oltre 19 miliardi di euro, rispetto ai 3 miliardi che invece realizzerebbe qualora persistesse il regime sanzionatorio.

La meccanica strumentale, che costituisce oltre la metà delle esportazioni italiane in Iran, è il settore più colpito, avendo perso oltre 11 miliardi di euro dall’inizio delle sanzioni: 7 miliardi sono stati persi solamente negli ultimi tre anni, a causa di cali superiori al 24% in media. Un restante 30% dell’export è rappresentato dai metalli, le apparecchiature elettriche e la chimica, che dal 2006 hanno registrato perdite complessive per quasi 2 miliardi di euro. Nello scenario fino al 2016 i quattro settori principali registreranno perdite per 13,7 miliardi di euro. Sarà la meccanica strumentale a scontare la perdita più importante, con vendite attese che non supereranno i 2 miliardi di export, a fronte dei 12 miliardi che si sarebbero potuti esportare in assenza di sanzioni.

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