Internazionalizzazione, reti d’impresa, accesso al credito

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Il convegno “Le leve della crescita, internazionalizzazione, reti d’impresa, accesso al credito” tenutosi a Parma nell’ambito della fiera Mecspe ha fatto emergere quali sono le conoscenze e gli strumenti che le piccole e medie aziende oggi devono necessariamente acquisire per anticipare la strada delle ripresa: internazionalizzazione, reti d’impresa e accesso al credito. Gli interventi di Stefano Colletta (General manager di Newexplora), Valerio G. Fratelli (vice-segretario generale Accoa), Ezio Nicola (Consulente Equity e Avviamento di Rete d’impresa) e Massimiliano Zanigni (Professore di Economia Aziendale presso l’Alma Mater Studiorum Università di Bologna) hanno ampiamente introdotto e illustrato questi argomenti da cui nessuna azienda può più prescindere per restare competitiva ed riuscire a tirar fuori tutte le potenzialità, oltre la crisi.

Internazionalizzazione: il mondo cambiato e il caso Turchia
Stefano Colletta, General manager di Newexplora

Non è più il tempo in cui ci si può permettere di partire con la valigia e andare nel primo mercato, perché tutti ci vanno. Bisogna scegliere i mercati conoscendo i bisogni della potenziale clientela. Sì, perché internalizzazione significa anche definire strategie di comunicazione, di distribuzione dei prodotti e servizi. Spesso si dice che il nostro costo è più alto rispetto ad alcuni mercati, però nel settore metalmeccanico ci sono prodotti che possono essere venduti sui mercati esteri a prezzi competitivi, in paesi che magari hanno necessità e quindi sono disponibili ad acquistarli. È molto importante anche la velocità nel dare le risposte, perché è vero che facciamo fatica a metterci insieme, ma è vero pure che gli altri non stanno fermi e bisogna correre più di come normalmente siamo abituati.
La Turchia è il tipico esempio di un paese che ha trovato un equilibrio economico e sociale fondamentale. Ha un processo industriale ben strutturato e ben calibrato, questo si evince andando a interloquire con gli imprenditori e con le istituzioni in tutte le aree del paese. L’industria meccanica turca è rappresentata da un panorama d’imprese medio piccole con disponibilità di lavoro a basso costo e mano d’opera qualificata: circa l’85% delle imprese nazionali cercano di produrre tutto in casa, quindi attirano capitali e know how dall’estero e sono alla ricerca di fornitori e subfornitori, compresi gli stampisti.

Incrementare l’export ad est si può: ecco come e dove
Valerio G. Fratelli, vice-segretario generale Accoa

ACCOA è una realtà associativa che nasce nel 1954 come camera di commercio italo iugoslava. Oggi si occupa di una zona molto più vasta, ricoprendo un’area di 20 paesi. Il relatore raccomanda che non si tratta di paesi da colonizzare, come è stato fatto per esempio in Romania. I problemi che si riscontrano intorno alla questione della internazionalizzazione sono culturali, legati al diverso tipo di approccio, alle attività e al modo di lavorare, considerando anche gli aspetti politici. Sono mercati abbastanza vicini, ma culturalmente diversi, con un modo di affrontare le cose differenti dal nostro, però sono mercati presidiabili e ormai serviti da quasi tutte le compagnie  aeree low cost. La cosa più importante per affrontare nuovi mercati è essere presenti, perché il rischio è sempre dietro l’angolo. Bisogna affidarsi ad esperti che conoscono questi paesi, perché cose banali come la scelta di un’interprete potrebbero mandare a monte un affare. Sono paesi che hanno fame d’investimenti, di aziende che investano in loco e che portino anche il loro know how.

Le dieci regole della buona rete
Ezio Nicola Consulente, Equity e Avviamento di Rete d’impresa

Tutto ormai è rete. L’opportunità di una rete qualche volta sembra un disturbo: tanti pesci piccoli messi insieme rischiano di far scappare il pesce grande, ma se quel pesce si gira indietro e punta al centro, tutti i pesci piccoli spariscono. Quindi non basta aggregarsi, bisogna essere strutturati. La realtà dei fatti è che è difficile lavorare in collaborazione con altri, soprattutto per noi italiani. Siamo di fronte a una situazione che molto spesso si chiama crisi, ma non si tratta di crisi, bensì di una profonda trasformazione del nostro mondo occidentale. Molto spesso ci piangiamo addosso, dicendo il mondo sta cambiando, ma il mondo è già cominciato a cambiare molto tempo fa e non ce ne siamo accorti; il resto del mondo è cambiato e noi non abbiamo saputo agire in tempo. In aggiunta a questo siamo in Italia, dove nonostante in certi paesi come la Germania le cose si sono mosse già 10 anni fa, noi siamo ancora rimasti indietro.
Dobbiamo tenere sempre sotto controllo tutti i nuovi mezzi di comunicazione, perché non sappiamo da dove potrà arrivare la comunicazione o il messaggio che ci serve.
Una rete d’impresa che ha una sostenibilità per il futuro è quella in grado di fare cose che ciascuno non avrebbe potuto fare se non mettendosi insieme ad altri con competenze in diversi settori: è quella che si chiama la fertilizzazione delle competenze.

Il governo del rapporto Banca-Impresa nella gestione ordinaria e straordinaria del business
Massimiliano Zanigni Professore di Economia Aziendale presso l’Alma Mater Studiorum Università di Bologna

Il governo del rapporto Banca-Impresa, come anche il governo della gestione tra indebitamento e autofinanziamento, costituiscono una delle dimensioni determinanti della corretta gestione aziendale. Una lettura strutturata di detto tema gestionale non può non muovere dal governo del rapporto banca-impresa ad horas conformato a connotati sempre più improntati alla tensione finanziaria indotta da una contrazione inesorabile della liquidità nelle varie forme tecniche in cui si esplica l’affidato bancario di breve termine. Questo scenario trova causali rinvenibili nel rating, nella prossima entrata in vigore delle disposizioni di Basilea 3, nel merito creditizio, nell’andamento della Centrale Rischi, come anche nel dissesto diffuso, soprattutto in certuni settori merceologici (warnings di sistema). La possibilità di governare il rapporto banca-impresa, in condizioni di normale gestione come anche in condizioni di straordinaria gestione, rende sempre più strategico adottare comportamenti idonei, padroneggiare strumenti e generare reportistica dedicata all’ottenimento di nuova finanza, sia essa in forma libera o per effetto di rimodulazioni e riscadenziature dell’indebitamento esistente, con concessione di congruo preammortamento, con o senza concessione volontaria di garanzie ipotecarie.

1 COMMENTO

  1. Strano affermare che siamo indietro di ciechi anni con il modello a rete . Ma voi signori dove eravate 10 anni fa’. Il problema è che servono sempre i progetti di altri per decidere da che parte stare. Mai qualcuno che prenda una iniziativa personale e peggio ancora, non siamo mai disposti a sostenere le idee degli altri. Già 15 anni fa’ posso dimostrarle che era chiarissimo l’arrivo di una crisi di mercato a causa di inflazione produttiva, a causa della concentrazione di obiettivi commerciali….ecc. i progetti di strutture avanzate indirizzate alla ricerca di modelli anticipatori delle produzioni e di mercato, ma a chi interessavano, forse al capitale? All’ imprenditore che guardava nell’ oro?forse ad un governo che di politiche produttive non ne ha mai capito un H? Già il modello che presentate é antico, non ha prospettive temporali ne produttive, non comprende cosa sia la socialità nel sistema della produzione…….ecc.ecc. per discuterne e vedere qualche modello funzionante e funzionale, inviatemi una mail e potremo aprire un mondo veramente interessante. Grazie

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