Il sogno di Tangeri

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L’agenda degli eventi organizzati solamente nel corso di quest’anno per illustrare alle aziende tricolori le opportunità di sviluppo offerte dal Marocco è stata particolarmente fitta e ha riguardato una varietà di regioni e province: dalla Toscana all’Emilia sino a Campania, Sardegna, Piemonte. Al moltiplicarsi dei convegni e delle iniziative a tema fa da ideale controcanto l’attivismo di enti istituzionali come Invest in Morocco che anche attraverso una serie di campagne mirate di visibilità sta promuovendo l’immagine del Paese come nuovo snodo sulle rotte del business globale. E naturalmente dell’Ice, l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane che alla monarchia magrebina ha dedicato nel 2013 una serie di focus tematici. «Non si viene qui per delocalizzare», ha detto il ministro marocchino per l’industria Abdelkader Amara intervenendo all’Assise per l’industria dello scorso febbraio a Tangeri dinanzi a Sua Maestà Mohammed VI e a centinaia di imprenditori da tutto il mondo, «bensì per aprirsi a nuovi mercati». Riportata sulle edizioni online de La Repubblica la dichiarazione è stata accompagnata dai numeri più adatti a far comprendere perché costruttori o società di servizi della Penisola dovrebbero guardare a Rabat come a un novello eldorado delle attività produttive globalizzate. Fra il 2005 e il 2011, secondo il quotidiano, l’economia di Rabat è cresciuta per una media del 4,9% annuo. E anche in tempi di generalizzata stagnazione ha continuato a mantenere un passo invidiabile. Stando al sito Invest.gov.ma il primo trimestre di quest’anno si è concluso con un incremento del prodotto interno lordo pari a 3,8 punti percentuali su base annua. E nonostante sia stata l’agricoltura a tenere i ritmi più alti con un +17,7% in volumi, anche i restanti settori, e fra questi anche l’industria, sono riusciti a progredire segnando a loro vantaggio un’evoluzione del 2% nei primi tre mesi dell’anno.

L’ondata italiana
Bene attenti a un imponibile fiscale che a casa nostra ha in molti casi oltrepassato la soglia di tolleranza e ragionevolezza, i timonieri italiani saranno senz’altro sensibili ai dati emersi nel corso di un incontro sul sogno magrebino svoltosi lo scorso 19 luglio a Cagliari. In questa sede l’avvocato Massimiliano Marcialis, dell’omonimo studio associato, ha sottolineato come l’Imposta marocchina sul valore aggiunto sia ferma al 10% e l’Irpef non superi il 38 contro il 46 italiano. Al contempo è snella la burocrazia che secondo Marcialis (citato da Sardiniapost.it) consente di ottenere a breve giro sia le autorizzazioni all’apertura di un’azienda e sia la sua residenza, grazie alla gestione delle locali Camere di commercio organizzate come sportelli unici dalle competenze plurime. Ripreso da Geopolitica, nella versione telematica del 19 giugno, il ricercatore di Srm (Associazione di studi e ricerche sul Mezzogiorno) Luca Forte ha fatto il punto a Roma sui rapporti fra Italia e Marocco. L’occasione è stata il simposio estivo di Roma Economic outlook: Italian business in Morocco in cui Forte ha segnalato come lo Stivale si posizioni al quarto posto fra gli esportatori verso Casablanca dopo Spagna, Francia e Germania.

Le condizioni agevolanti
Il servizio Invest in Morocco, facente capo all’Amdi o Agenzia di investimento per lo sviluppo dell’economia nazionale marocchina, ha spiegato, con un documento datato al gennaio del 2013, alcune delle prerogative e delle caratteristiche che rendono lo Stato nordafricano tanto interessante per gli investitori, a cominciare dalla disponibilità di fondi incentivanti. Quello per la promozione degli investimenti, o Fpi, ha per condizioni di eleggibilità una spesa da 17,8 milioni di euro in valuta locale (dirham) e la creazione di almeno 250 impieghi. Ma dà diritto a un contributo statale del 20% sui costi di insediamento e sulle spese di formazione, oltre che a un 5% sull’ammontare globale del piano di investimento stesso. Il Fondo Hassan III si rivolge a budget da 893 mila euro minimi, dei quali quasi la metà in macchinari e attrezzature nei comparti automobilistico, aeronautico, elettronico, delle nanotecnologie, microelettronico e biotecnologico. Il sostegno fondiario garantito equivale al 15% sulla cifra complessiva di investimento o a 2,6 milioni di euro massimi; a sgravi del 30% sulle costruzioni (170 euro per metro quadro); del 15% sull’acquisto di nuove attrezzature. Un fondo è inoltre dedicato all’energia perché secondo quanto riportato da Ansa il 10 luglio «Il governo di Rabat si è posto l’obiettivo di coprire entro il 2020 il 42% di potenza installata da rinnovabili. E lo ha fatto con il lancio di due piani – Moroccan solar plan e Moroccan integrated wind energy project – attraverso i quali intende raggiungere la produzione di due gigawatt di fotovoltaico e altrettanti di eolico, nell’arco dei prossimi sette anni», laddove in questo momento «le fonti rinnovabili rappresentano circa il 25% della capacità installata nel Paese e il 12 del mix di generazione». Non meno interessante è la presenza nel Paese di zone franche ove vige in taluni casi l’esenzione completa dall’imposta sul reddito delle società per i primi cinque anni di vita e un successivo imponibile dell’8,75% per il ventennio a venire. O in alternativa l’esenzione dall’imposta sul reddito è totale nei primi cinque anni e si tramuta nei venti anni successivi in una riduzione dell’80%, senza, in ambedue i casi, limitazioni sul rientro dei dividendi e dei capitali.

Zone franche e piattaforme industriali
Caratterizzati anche dall’assenza di dazi doganali e forti di procedure di ingresso semplificate, i porti franchi si situano in particolare a Tangeri con la sua Tanger free zone e la Tanger auto motive city; nella Atlantic free zone a Kenitra; a Casablanca con la Ouasser aerospace city e, per finire, a Oujda.
Il Marocco ha attivato nel corso degli anni ben 51 accordi di respiro internazionale per evitare la doppia imposizione e 62 per la promozione degli investimenti esteri; mentre i segmenti in cui il suo sviluppo dovrebbe concentrarsi paiono in parte fatti su misura per le imprese italiane. Nel 2010 ha varato un piano per migliorare la competitività logistica riducendone i costi dal 20 al 15% del Pil e creando una rete nazionale di 70 aree dedicate. Dal 2009 invece il Patto emergenza per l’industria mira a generare un 1,6% aggiuntivo di crescita del Prodotto interno lordo e 220 mila posti di lavoro in settori considerati altamente strategici quali automotive, aeronautica, tessile ed elettronica. Dotato di 22 piattaforme industriali integrate distribuite sulla totalità del territorio, è un Paese giovane e competente: il 64% dei cittadini ha meno di 34 anni e sono 6 milioni i giovani di età compresa fra i 18 e i 35; a 12 milioni di unità equivale la popolazione attiva e sono rispettivamente 175 mila e 10 mila gli studenti in formazione universitaria e gli ingegneri laureati ogni anno. 100 sono invece le università e le scuole pubbliche laddove 200 sono gli istituti di specializzazione a gestione privata.

FOCUS

La crescita delle forniture al reame di Mohammed VI è stata del 90% fra il 2000 e il 2013. Solamente fra il gennaio e il marzo di quest’anno le vendite dall’Italia sono salite del 24,2% a paragone con lo stesso periodo di un anno fa e hanno riguardato un vasto portfolio di prodotti e di settori: macchinari e mezzi di trasporto (37,5% contro il 40,3% transalpino) e, a seguire, le specialità del tessile, i segmenti della chimica e della metallurgia, i prodotti energetici e, infine, quelli dell’agroalimentare. Secondo lo studio di Luca Forte, il Marocco è attualmente al 56esimo posto della classifica mondiale di Doing Business per le condizioni garantite all’avvio di un’attività commerciale, mentre nella stessa graduatoria l’Italia è 84esima. Per quanto riguarda il commercio estero la collocazione dello stato africano è al 47esimo posto, con l’Italia invece situata ben otto gradini più giù.

 Per informazioni: Amdi Italia (Roma). Tel. 0632-803 204/07; e-mail: amdi.rome@invest.gov.ma.

 

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