Il Risk Management per una corretta gestione della supply chain

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Il Risk Management può essere definito come un “criterio operativo, fondato su una metodologia logica e sistematica, che consente attraverso step successivi, di identificare, analizzare, valutare, eliminare (o mitigare) i rischi associati a qualsiasi attività o processo” al fine di mettere un’organizzazione in grado di minimizzare le perdite e massimizzare le opportunità. E’ un processo mediante il quale si misura e si stima il rischio in azienda, per poi sviluppare successivamente le modalità operative per governarlo. Riuscire a governare il rischio, significa predisporre le strategie necessarie a evitarlo, o almeno a ridurne gli effetti negativi, eventualmente trasferirlo a terze parti, o accettandone in parte (o in toto) le conseguenze. La gestione del rischio tradizionale si focalizza normalmente sui rischi derivanti da cause fisiche o legali, come ad esempio i disastri naturali, gli incendi, i morti o i processi penali. In azienda in passato aveva preso piede soprattutto la gestione del rischio finanziario che si focalizza sui “rischi governabili”, utilizzando soprattutto strumenti di trade finanziario. In quest’ultimo periodo anche in Italia sta assumendo invece sempre maggiore importanza l’analisi e la gestione dei rischi connessi alla Supply Chain ed è in quest’ottica che molti manager ed imprenditori si stanno ponendo, soprattutto dopo quanto è successo a molte aziende dell’Emilia Romagna, a seguito del terremoto avvenuto lo scorso anno. La Supply Chain, in particolare le attività di acquisto e di approvvigionamento, rappresentano l’ossatura della maggior parte delle aziende e spesso da una loro corretta gestione deriva la capacità dell’azienda di organizzare un’efficace ed efficiente gestione dell’intera catena di fornitura. Solo attraverso una supply chain correttamente gestita e organizzata si può garantire a una PMI la possibilità di produrre beni e servizi in grado di far raggiungere un livello di prestazioni ottimali verso i clienti, ottenendo un significativo vantaggio competitivo rispetto alla concorrenza.

Il trattamento del rischio
E’ possibile garantire efficienza e continuità di forniture se accadono eventi, (prevedibili o meno) che in qualche modo possono intaccare il “normale andamento aziendale”? In che modo possiamo operare per non essere sopraffatti da eventi imprevisti, o non programmabili, che possono mettere in dubbio la sopravvivenza della nostra azienda? Per poter rispondere a queste domande e farvi fronte diventa essenziale saper analizzare i possibili rischi a cui può essere soggetta la nostra supply chain e trattare gli stessi mettendo in atto un processo di gestione dei rischi, utilizzando metodologie che affrontino i possibili problemi in modo strutturato ed efficace. Il trattamento del rischio è dunque un processo di selezione e di attuazione di misure con cui l’azienda intende contrastare i rischi che possono intaccare il corretto funzionamento della sua catena di fornitura. Questo processo ha come elemento principale il controllo e la mitigazione del rischio stesso, ma può estendersi fino a comprendere, per esempio, l’eliminazione del rischio, il trasferimento del rischio, il finanziamento del rischio ecc. Ogni sistema di trattamento dei rischi deve consentire quanto meno: il funzionamento dell’organizzazione della supply chain, efficaci controlli interni all’operatività della stessa, la conformità del comportamento alle leggi e ai regolamenti e la corretta gestione degli acquisti e degli approvvigionamenti, anche in presenza di fattori che ne possano alterare o arrestare il flusso. Per poter ben gestire una supply chain, già in “periodi normali” è necessario operare con monitoraggi e controlli continui. Quando i controlli vengono messi in atto al fine di analizzare e monitorare i possibili rischi a cui potrebbe essere oggetto la nostra supply chain, la convenienza o meno di effettuare uno specifico controllo interno dipenderà ancor più dal rapporto fra il costo di implementazione del controllo stesso e i benefici attesi di riduzione del potenziale rischio preso in considerazione. Per questo motivo i controlli proposti per monitorare il corretto andamento della funzione acquisti e della supply chain nel caso di ipotesi di possibili rischi d’interruzione della stessa, devono essere sempre ben valutati sia in termini di effetto economico potenziale in assenza di iniziative, che in termini di costo dell’azione proposta e richiedono in ogni caso informazioni molto dettagliate e ipotesi immediatamente disponibili. I risultati dell’attività di valutazione dei rischi di un’eventuale sospensione della catena di fornitura, consentono di determinare non solo il livello di rischio che incombe sulla funzione acquisti, ma anche quella degli approvvigionamenti e dell’intera gestione logistica. Di conseguenza, una volta analizzati i rischi e predisposto un processo di risk management sarà poi possibile valutare l’opportunità di adottare azioni mirate al miglioramento o al mantenimento degli standard di sicurezza che la direzione ha fissato.

Il processo di risk management
Come può essere strutturato un processo di risk management imperniato sulla supply chain di una PMI? Si parte innanzitutto dalla mappatura del rischio che si pensa possa in qualche modo distruggere, devastare, fermare o rallentare l’intera supply chain, attraverso l’analisi, l’identificazione, la descrizione e la stima economica dei rischi potenziali. L’analisi può diventare un’attività propedeutica alla predisposizione di eventuali “Piani di Disaster Recovery” finalizzati a proteggere non solo la supply chain, ma il valore dell’azienda stessa, prevedendo i principali scenari di crisi e minimizzando i tempi di reazione. Ad una prima mappatura segue una valutazione dei rischi, la loro misurazione, la stima del “potenziale distruttivo” e della possibile “frequenza” che gli stessi possono avere. Una volta effettuata la valutazione del potenziale rischio che può intaccare o fermare l’attività della funzione acquisti e logistica, si procede al suo trattamento, eliminazione, mitigazione o eventuale “ritenzione cosciente” nel caso in cui si decida di non intervenire, ma semplicemente di tenere il rischio sotto controllo. In quest’ultimo caso, qualora l’azienda non decida di finanziare il rischio residuo trasferendolo a terzi (stipulando ad esempio una o più polizze assicurative), si tratterà di “finanziamento interno del rischio residuo”.

Dal Risk Management alla Business Continuity
Come possiamo intuire, una gestione del rischio in ambito supply chain non risulta essere meno difficoltosa e dispendiosa di risorse rispetto a quanto si può mettere in atto in altre aree aziendali. E’ altrettanto indubbio che non farlo e chiudere gli occhi sperando che nulla possa mai accadere alla nostra azienda è sicuramente molto più … rischioso, visto il particolare momento storico/economico che stiamo vivendo e visto che anche in Italia non siamo certo indenni da catastrofi naturali. Sta quindi diventando sempre più necessario anche per i buyer mettere in atto metodologie e approcci atti a gestire i rischi presenti nel processo di fornitura e approvvigionamento di immobili, beni, MP, attrezzature e anche di servizi (in particolare le subforniture…). Per farlo le PMI devono avvalersi di sistemi di monitoraggio e controllo dei rischi in grado di identificare, prevedere, mitigare o almeno contrastare tempestivamente tutti i fattori che possono incidere negativamente sull’attività  aziendale. E’ per questi motivi che da più parti si levano voci affinché “la funzione acquisti sia sempre più chiamata ad identificare e misurare i rischi di ogni singola fase di cui si compone la supply chain, cercando di ridurre l’esposizione e mitigare le conseguenze che un eventuale evento dannoso può apportare all’impresa”. Per farlo sarà necessario arrivare anche a “imporre un cambiamento culturale interno alle nostre aziende, basato sulla resilienza, ovvero sulla capacità di reagire e ripristinare rapidamente il normale andamento della struttura”. Invitiamo dunque i buyer a essere promotori e/o a partecipare ad incontri con altri colleghi al fine di “acquisire consapevolezza dei rischi a cui sono esposte le supply chain delle proprie aziende e a individuare quali possano essere i meccanismi da attivare per analizzare e superare le eventuali criticità”.  Una funzione acquisti che non voglia trovarsi impreparata e scoperta non può più permettersi di non dotarsi di strumenti e metodologie strutturate di identificazione e valutazione dei rischi di business al fine d’individuare le modalità per migliorare la capacità di reazione e ripristino a seguito di eventuali eventi dannosi, siano essi derivanti da cause naturali, o provocati dall’incuria nostra o di altri. Per questo motivo molte delle nostre aziende non si limitano più solamente a predisporre progetti e processi di risk management, ma tendono ormai ad affrontare in modo più completo piani ben organizzati di “Business Continuity”… ma questa è un’altra storia.

 

 

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