Dall’officina al tribunale: il danno da mancato guadagno

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Martello-giudiceLa FrigorCooke S.r.l. è società che realizza celle frigo per il settore “beverage”. Si tratta di manufatti che vengono prodotti mediante “stampi di schiumatura”, cioè “maschere” in cui viene iniettato materiale plastico liquido che, dopo una reazione chimico-fisica, si solidifica. «Alcuni mesi fa la nostra azienda – racconta il direttore tecnico Egisto Ferbazio – decise di investire in un nuovo tipo di cella, specifico per lattine e bottigliette di plastica, ideale per la grande distribuzione. L’impresa che si occupò di realizzare la relativa maschera di schiumatura, ci propose due soluzioni: una di alta qualità, una di maggiore economicità. Decidemmo, ovviamente, per quella di minor costo, anche perché ci fu garantito che il risultato sarebbe stato comunque soddisfacente». Il fornitore, tuttavia, realizzò uno stampo che non soddisfece i tecnici della FrigorCooke. Ferbazio: «Le celle risultavano ampiamente deformate, con convessità sia interne, sia esterne; ciò rendeva assai difficile l’assemblaggio delle componenti elettroniche e degli sportelli; inoltre, presentavano una inestetica fuoriuscita di materiale schiumato dai bordi. Si trattava, insomma, di prodotti che definire “scadenti” è poco. Fummo costretti a venderle come prodotto di seconda scelta a prezzo assai inferiore a quello inizialmente previsto; fummo appena in grado di ripagare le spese». La FrigorCooke chiese più volte alla ditta fornitrice, che era stata pagata per intero, di intervenire e risolvere la situazione; ma quest’ultima si rifiutava asserendo che le celle rispettavano l’ordine di tolleranza previsto dal progetto, che gli inestetismi erano minimi e, comunque, che non si poteva pretendere di più da uno stampo realizzato in economia.

Alcune domande all’esperto

1) In che modo la FrigorCooke fece valere le proprie ragioni?
La società intentò una causa civile. Chiese al Giudice di accertare i vizi e la difettosità dei prodotti in esame e, in definitiva, di condannare la ditta fornitrice al risarcimento del danni.

 2) Come si svolse il processo?
Il Giudice nominò un suo tecnico di fiducia, il cosiddetto CTU, consulente tecnico d’ufficio, al fine di verificare se i vizi denunciati da parte attrice fossero reali. Nel caso in esame, il CTU visionò più volte, nel rispetto del contraddittorio e assieme ai consulenti di parte, non solo le celle frigorifere oggetto di causa ma anche l’attrezzatura costruita dalla ditta fornitrice. Il CTU verificò che i vizi e i difetti erano effettivi in quanto lo stampo usato per la schiumatura delle celle era stato costruito in maniera inadeguata: era cioè poco solido, scarsamente preciso e presentava giochi dai quali fuoriusciva inevitabilmente il materiale plastico.

3) Come si concluse la vicenda?
Il CTU riportò tali considerazione nella sua relazione; e il Giudice, conseguentemente, diede ragione alla FrigorCooke. Condannò pertanto la ditta fornitrice al risarcimento dei danni, compresi quelli “da mancato guadagno”.

4) Che cos’è il “danno da mancato guadagno”?
Può essere determinato come la differenza tra il prezzo di vendita, individuato in base a un’indagine di mercato, a cui la FrigorCooke avrebbe immesso sul mercato le celle se fossero state realizzate in maniera perfetta, e il prezzo di vendita realmente applicato trattandosi beni di seconda scelta.

ATTENZIONE: il rischio del ribasso qualitativo
Pur essendo stato redatto su nomi e circostanze di fantasia, il presente articolo testimonia una situazione non infrequente allorché due aziende si trovano a scegliere oltre al tipo di fornitura, il prezzo e la qualità della stessa. Nel caso “simulato”, acquistare uno stampo di basso costo è significato ottenere manufatti di pessima qualità; è dunque importante che un compromesso al ribasso in ordine al prezzo non determini lo scadimento della qualità della fornitura al di sotto di una determinata soglia. Il rischio è quello di incorrere, appunto, in contenziosi civili con costi il più delle volte elevatissimi.

ing. Vittorio Pesce 
(CTU del Tribunale e della Corte d’Appello di Milano)

 

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