Il barometro CNA: misuriamo la crisi

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L’indagine “Barometro CNA” nasce come strumento per monitorare tempestivamente le tensioni che già nel 2008 cominciavano a manifestarsi sul versante del credito all’artigianato e alle piccole e medie imprese* all’indomani del fallimento di Lehman Brothers. Ha rappresentato, e rappresenta, quindi  un valido strumento di analisi e comunicazione, consentendo alla Confederazione di intervenire sempre con competenza nel dibattito politico sulla dimensione e sugli effetti della crisi. Oggi siamo in grado di presentare i risultati del terzo e quarto trimestre 2012 e le previsioni formulate dalle imprese per il  primo trimestre 2013.

La contabilità nazionale di fine 2012
I dati economici di fine 2012 restituiscono un quadro congiunturale quanto mai negativo per l’Italia. Il Prodotto Interno Lordo della nostra economia è calato di 2,4 punti percentuali su base annua e si colloca ancora a un livello più basso di circa otto punti percentuali rispetto a quello della primo trimestre 2008. Il 2013 sarà ancora un anno di recessione (-1,5% la perdita attesa) e il recupero atteso per il 2014 dovrebbe essere inferiore al punto percentuale. Diversa è la situazione delle altre economie europee. In Spagna, economia che come l’Italia è in forte crisi, a fine 2014 il PIL si dovrebbe posizionare sui livelli del 2007, mentre in Francia e Germania esso raggiungerà i livelli più alti di sempre.  La causa principale del frenato sviluppo italiano è da ricercare nella debolezza della domanda interna.

I settori produttivi
La crisi dei consumi si riflette appieno nelle dinamiche economiche dei settori produttivi in cui il comparto più rovinoso è quello dell’industria, nel quale il valore aggiunto è diminuito in termini cumulati di circa 14 punti percentuali, e soprattutto in quello delle costruzioni nel quale la diminuzione cumulata è di quasi venti punti percentuali.  Di fatto, a distanza di cinque anni dall’inizio del 2008, nessun comparto del manifatturiero è riuscito a recuperare i livelli di produzione pre-crisi.

Il credito
La chiusura del 2012 si conclude con l’accentuazione delle difficoltà di accesso al credito per il sistema produttivo. Le imprese stanno patendo una diminuzione senza precedenti dei finanziamenti a prescindere dalla loro dimensione: se per le imprese piccole (con meno di venti addetti) e le imprese grandi la riduzione percentuale su base annua è di circa sei punti percentuali, per le micro imprese (approssimate dalle famiglie produttrici) si registra una contrazione del cinque per cento. Le condizioni di accesso al credito restano complesse anche sul fronte del costo sopportato dai prenditori di fondi. É necessario infatti osservare che dalla seconda metà del 2011 a oggi, nonostante l’Euribor a tre mesi sia diminuito progressivamente e abbia toccato alla fine del 2012 i valori più bassi dell’ultimo decennio, i tassi di interesse applicati alle imprese non si sono adeguati. Così, alla fine dello scorso anno il tasso applicato sulle operazioni di importo ridotto (a revoca e fino a 125mila euro) risultava pari al 10,6%, ovvero circa due punti in più rispetto al valore registrato nei terzo trimestre del 2009

Previsioni  2013
Per il primo trimestre dell’anno in corso, infatti, le previsioni degli imprenditori non appaiono migliorare, inoltre il calo delle esportazioni, ancorché non inatteso, equivale a sottrarre alle piccole imprese il propellente residuo per operare in un periodo nel quale non è possibile scorgere alcun segnale di ripresa da parte della domanda interna. Nel contempo, le imprese segnalano difficoltà crescenti a mantenere i livelli occupazionali e anche gli indicatori che misurano le condizioni di accesso al credito ripropongono, accentuandole, le criticità dei mesi passati.

Conclusione
Ciò che è auspicabile è che la politica metta in campo misure convincenti e immediate mirate a dare impulso finalmente alla crescita cercando di consolidare un sistema produttivo fortemente debilitato da cinque anni di recessione. È infatti evidente che la situazione attuale è il risultato di una inerzia prolungatasi per troppi anni. La politica sembra avere sottostimato le difficoltà e le reali necessità del nostro sistema economico il quale è sintetizzato in pochi dati: la caduta del reddito disponibile, il crollo degli investimenti, sia pubblici che privati, e l’incapacità di fare ripartire il canale del credito.

* Il campione che ha partecipato alla rilevazione è composto in massima parte da micro e piccole imprese (fino a 49 addetti e con fatturato inferiore ai 10 milioni) ed è rappresentativo dell’universo delle imprese associate alla Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa.

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