Gnutti Transfer: i nostri subfornitori? Pochi, ma ottimi

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Benedetta Gnutti
Benedetta Gnutti
Benedetta Gnutti
Benedetta Gnutti

Da più di mezzo secolo impegnata nella produzione di macchine transfer la bresciana Gnutti Transfer deve il 70% dei suoi volumi d’affari alle attività sui mercati internazionali. Per conseguire e mantenere questo risultato Gnutti ha dato vita a una rete commerciale di respiro mondiale, realizzando infine negli ultimi dieci anni anche due sedi commerciali complete di magazzino ricambi negli Stati Uniti e in Cina. La filosofia di Gnutti Transfer è sempre stata quella di mantenere entro il perimetro del suo stabilimento la stragrande maggioranza delle lavorazioni. E restano tuttavia in essere occasionali collaborazioni con società esterne: a queste Gnutti ha richiesto nel corso del tempo un’evoluzione delle competenze. In particolare, presso i suoi terzisti specializzati il produttore bresciano cerca conoscenze e professionalità di elevato livello sulle varie tipologie dei metalli da lavorare. «Per il 90% seguiamo i processi di costruzione direttamente nel nostro sito produttivo», ha confermato infatti la marketing manager dell’azienda lombarda, Benedetta Gnutti, «e in partnership con colossi tecnologici come Fanuc e Siemens realizziamo poi la personalizzazione dei controlli numerici per le nostre macchine».

Gnutti Transfer indirizza i suoi prodotti a un’ampia varietà di mercati e negli ultimi anni ha concretizzato una importante fetta del suo fatturato sui panorami statunitense, brasiliano, del Nord Europa e della Repubblica Popolare Cinese. Ma a tutt’oggi l’azienda non è intenzionata a inaugurare stabilimenti o siti produttivi all’estero: «Il nostro output è compreso mediamente fra i 35 e i 40 impianti all’anno», ha calcolato Benedetta Gnutti, «e la nostra esperienza ci suggerisce che in ambito internazionale il made in Italy è ancora un valore aggiunto. Oltre a questo non va dimenticato che in territorio estero il trasferimento delle conoscenze può rappresentare un ostacolo tuttora piuttosto forte». La relazione con la subfornitura sul territorio è stata quindi «armonizzata», secondo quanto riportato a Subfornitura News, nel segno della continuità del lavoro e della qualità. E anche questo elemento ha contribuito ai successi del brand, che è stato capace di accrescere la sua forza lavoro di ben 30 persone nel volgere di pochissimi anni, raggiungendo così un totale di 200 dipendenti.

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