Gli USA investono nel settore manifatturiero

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italia+usaSe il continente nordamericano si è ripreso dalla crisi esplosa nel 2008 più rapidamente dell’Europa, creando lavoro e incrementando il suo prodotto interno lordo, parte del merito va all’importanza che la politica ha dato alla manifattura che catalizza investimenti esteri in arrivo anche dal nostro Paese. La manifattura e la meccanica italiane sono distribuite capillarmente in tutti gli Usa con 66 progetti greenfield nello Stato di New York; 34 in California e 32 in Florida. Grandi manovre sono tuttavia in corso, secondo Ice, anche in Texas, dove Stafford è pronta ad accogliere l’investimento da 5,5 milioni di dollari della produttrice bergamasca di valvole in acciaio forgiato Omb Valves; mentre il costruttore di guide lineari Rollon punta sul New Jersey per consolidare il suo business americano. La trentina Alupress, che realizza soluzioni in alluminio pressofuso, è in procinto di destinare a un nuovo polo produttivo da 57 dipendenti nel South Carolina ben 19,9 milioni; mentre scommette sulla Carolina del Nord la lecchese Lubrimetal. Focalizzata sui lubrificanti per la trafilatura e il trattamento superficiale dei metalli, la società dovrebbe essere impegnata nei prossimi tre anni nella creazione di un inedito impianto a Granite Falls nella contea di Caldwell impiegando 19 persone. Oltre a questi lavori in corso e al di là delle operazioni d’ambito greenfield, sono state poste in evidenza nel corso del recente incontro dell’Agenzia per l’internazionalizzazione le possibilità che altri Stati possono garantire agli imprenditori nostrani. A cominciare dalla Florida, forte di cluster consolidati dell’aerospazio, dell’elettronica e della vicinanza al Sud America; e caratterizzata da una marcata crescita dell’occupazione oltre che da costi operativi inferiori alle medie statunitensi. Vantano presidi sul territorio nomi quali Buzzi Unicem e Finmeccanica; mentre è nell’Illinois che sono state indirizzate esportazioni per un valore complessivo di 1,6 miliardi di euro lo scorso anno. Competenze diffuse e bollette concorrenziali sono fra le calamite che vi hanno condotto protagonisti dell’industria italiana e globale quali Agusta, Ansaldo Sts, Marcegaglia e Manuli. Una struttura fiscale «stabile e prevedibile» è fra gli elementi che hanno convinto Ice a dare largo spazio anche all’Indiana, dove nuove norme sul rapporto fra aziende, sindacati e lavoratori hanno dato impulso all’avvio di 40 nuovi progetti imprenditoriali per 5.320 impieghi. Con un manifatturiero dal peso specifico di 64 miliardi di dollari che incarna il 25% dell’economia dello Stato e il 97% delle sue esportazioni, l’Indiana offre opportunità nel mondo dell’automobile.

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