Gigant Group: il machinery italiano vincente in Africa

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Intervista a Claudio Podestà, managing director sales di Gigant Group, costruttore di macchine utensili di piegatura, tagli e stampaggio delle lamiere su tecnologie oleodinamiche, al plasma e laser. Tre sedi in Italia (Monza, Bologna, Padova); è presente coi suoi prodotti in tutti i continenti.

Quali sono i principali mercati cui Gigant si rivolge nel continente africano, dottor Podestà?

Per il momento siamo ben posizionati soprattutto nel bacino del Mediterraneo. Lavoriamo molto con l’Egitto e abbiamo avviato attività commerciali in Tunisia, mentre il passato recente ci ha visti operare anche in Algeria e Marocco. Nulla esclude che questi Paesi possano diventare teste di ponte per approdare ad altri Paesi e le richieste, da poco anche dall’Etiopia, non mancano. Bisogna però soppesare bene le opportunità e i rischi perché il mercato locale è promettente, ma pure complicato.

Vuole illustrarci le principali opportunità dell’Africa, in base a quanto ha potuto osservare?

Specie se si parla del Nord Africa ci si trova di fronte a Stati oggi molto dinamici da un punto di vista economico e una nazione come l’Egitto può rappresentare un modello strategico anche per altre. Un grande fermento è percepibile sul bianco, nel casalingo e sulle infrastrutture, oltre che nell’edilizia e nel tradizionale energy. Quest’ultimo resta importante, ma altre industrie si stanno affermando rapidamente. C’è voglia e bisogno di crescere, di ricostruire e ammodernare: non a caso, a dispetto delle difficoltà, la presenza italiana in Tunisia è in ascesa. L’Egitto resta trainante per Gigant che vi trae percentuali interessanti grazie anche al dialogo con aziende-capocommessa che realizzano, per intero, fabbriche. C’è richiesta di macchine, linee produttive, impianti completi.

Quali invece i possibili fattori di criticità?

La situazione geopolitica rimane delicata e ha impattato fortemente su un tradizionale partner dell’Italia come la Libia. In più va considerata la forte competizione da parte di concorrenti non solo asiatici ma anche europei e dell’Est Europa. Sotto questo aspetto va però notato che il marchio made in Italy gode, soprattutto nella meccanica e nella produzione di macchine, di ottime visibilità e reputazione. Ma il radicamento nei vari territori, che vanno conosciuti a fondo, è fondamentale. Molte aziende sono controllate dal settore pubblico e questo influenza l’andamento delle gare d’appalto, spesso giocate sulla migliore offerta con immaginabili effetti sulla marginalità. Nel privato puro, invece, spicca la predilezione verso i fornitori di macchine europei a scapito dell’Asia.

Riuscite a generare opportunità anche per l’indotto italiano, grazie alle commesse in Africa?

È possibile che si creino le condizioni per un incremento del lavoro nei nostri stabilimenti italiani, mentre è più difficile, dato il tipo di prodotto offerto da Gigant, che i terzisti ci seguano sul posto. Certamente alcuni subfornitori identificabili riescono a beneficiare anche delle nostre attività in loco ma credo che questa sia un’opportunità più tipica di altri comparti industriali come l’impiantistica.

 

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