Forge: mercati esteri cercasi

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Achille Fornasini

Quali sono le prospettive per il comparto italiano delle forge? Durante il convegno «Siderweb Outlook», organizzato dalla community dell’acciaio Siderweb, si è carcato di rispondere a questo interrogativo. «L’analisi alla base di tutte le scelte economiche europee degli ultimi anni, ovvero che l’eccessivo debito pubblico aveva causato la crisi, contraddice le teorie che dal 1929 al 2007 hanno garantito una costante crescita dell’economia globale». Non ricorre a giri di parole Fabio Sdogati (Politecnico di Milano) per descrivere gli errori compiuti a livello macroeconomico in Europa negli ultimi anni. «L’austerità non ha consentito la ripresa del Pil e non è riuscita nemmeno a fare ciò che si era preposta, ovvero ridurre il debito pubblico». Ora «siamo al sesto anno di quella che gli americani hanno chiamato “grande recessione” – ha proseguito – e non è vero che stiamo per uscirne. C’è forse sì la fine del calo, ma non si vede ancora la crescita, almeno in Europa». Per il futuro, però, non tutto è perduto. «Non è finito il mondo, ma è finito un mondo, quello eurocentrico. Ciò significa che ci sarà forse meno spazio per noi, ma sono convinto che grazie agli imprenditori ed a coloro che credono ancora alla crescita, sia possibile trovare un nuovo modo ed un nuovo ruolo per i nostri Paesi. Per fare questo sarà però necessario arrestare il flusso di giovani verso l’estero».
Per Gianfranco Tosini (Siderweb), il futuro delle forge sarà strettamente dipendente dalla capacità di conquistare mercati lontani. «Il comparto italiano delle forge è molto importante e si colloca al secondo posto in Europa dopo la Germania». I problemi, rispetto ai competitor tedeschi, sono legati, per gli italiani, alla tenuta del mercato interno. «Il consumo interno di prodotti forgiati – ha spiegato Tosini – ha avuto un vero e proprio tracollo dallo scoppio della crisi ad oggi, che ha avuto una ripercussione sulla produzione del comparto». Mentre dal 2007 al 2013, infatti, l’output delle forge tedesche è salito del 3,9%, quello delle forge italiane è diminuito del 14,9%. E le prospettive per i settori utilizzatori di prodotti forgiati, seppur positive, in Italia rimangono deboli. «L’industria italiana che utilizza forgiati crescerà meno della media europea – ha detto Tosini -. Non resta quindi che rivolgersi all’estero». Ma questo compito non sarà facile: «dobbiamo prenderci più quote sui mercati esteri, ma è complicato in quanto la crescita della domanda si concentrerà soprattutto in Asia, dove la concorrenza è più feroce». Per ciò che concerne i settori utilizzatori di prodotti forgiati, Matteo Neri (EY), ha previsto buone possibilità di sviluppo soprattutto per il nucleare, che tra il 2012 ed il 2017 crescerà del 7% annuo, contro il «+5,9% dell’eolico ed il +1,5% dell’oil & gas». Anche per questi comparti, però, «lo sviluppo avverrà fuori dall’Italia, quindi per le forge italiane è necessario attrezzarsi sempre meglio per competere all’estero». Dal punto di vista dei prezzi, Achille Fornasini (Siderweb) si attende una prossima riduzione delle quotazioni del rottame, la materia prima principale da cui si ricavano i lingotti, mentre sul lingotto si segnala «un ipervenduto che fa prevedere una prossima ripresa delle quotazioni». Nella tavola rotonda, moderata da Carlo Mapelli (Politecnico di Milano), che si è tenuta nella seconda parte dell’incontro organizzato da Siderweb, Jacopo Guzzoni (FOMAS Group) ha sottolineato che per l’Europa la salvezza sarà  «il know how. I volumi ormai si sono spostati e si sposteranno in altri continenti, dobbiamo quindi puntare sulla qualità e sulla valorizzazione delle nostre conoscenze». Oltre a ciò, per Vincenzo Mazzola (ASO Siderurgica) «è necessaria una stretta collaborazione con i forgiatori, al fine di garantire un’allocazione dei volumi alle acciaierie ed una certezza delle consegne per le forge». Infine, Michael Manning (GE Power & Water) ha segnalato che, per gli utilizzatori, è sì importante la qualità, ma non vanno mai dimenticati «prezzo e velocità delle consegne».

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