Five for Foundry: la fonderia finisce nella rete

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Vittorio Ori e il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi ai margini di un recente incontro pubblico (foto di Enzo Laiacona)
Vittorio Ori e il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi ai margini di un recente incontro pubblico (foto di Enzo Laiacona)

Uno tra i progetti di maggior successo nel panorama dei 1.240 contratti di rete siglati in Italia al primo dicembre del 2013 riguarda il settore della fonderia, e anzi più precisamente quello delle macchine e delle tecnologie per le fonderie d’alluminio. L’iniziativa si chiama Five For Foundry ed è un progetto produttivo nato nel 2008 in risposta alla crisi del mercato metalmeccanico. L’iniziativa si è evoluta a tal punto da rappresentare oggi un caso di successo esemplare del concetto di contratto di rete, assumendo parallelamente una valenza strategica per le aziende partecipanti grazie alla sinergia di competenze che si è creata. Five For Foundry è un’organizzazione costituita non solo da imprese italiane ma anche – caso pressoché unico in Europa – da realtà straniere, ognuna fra i leader nel suo settore. Il contratto che le lega permette di ottenere la massima espressione territoriale in termini di know how e qualità realizzativa. Attraverso queste competenze Five For Foundry oggi può proporsi in tutto il mondo come punto di approvvigionamento unico e globale per l’intero settore della fonderia d’alluminio. Ciascuna azienda della rete Five For Foundry conserva la sua autonomia ma si relaziona con gli altri componenti attraverso un rapporto di stretta interdipendenza tecnico-commerciale. L’approccio alla clientela è monolitico e all’insegna dello slogan: una squadra capace di affrontare ogni esigenza.
Il cliente, in qualsiasi parte del mondo si trovi, viene accompagnato in tutte le fasi che vanno dalla progettazione alla realizzazione al post vendita. Ogni incarico prevede il coinvolgimento di personale specializzato in base ai vari profili che, che nel corso degli anni, hanno permesso il successo di ciascuna realità che contribuisce al progetto. Grazie a Five For Foundry l’organizzazione può sfruttare i vantaggi (tipici delle grandi aziende multinazionali) offerti da competenze all’avanguardia e da una presenza globale, mantenendo il dinamismo e la flessibilità che solo le piccole-medie imprese riescono a garantire. La committenza ottiene un sostegno rapido e rigoroso, supportato dalla pluridecennale esperienza che le aziende partecipanti hanno accumulato collaborando attivamente tra loro.Uno dei grandi elementi di valore aggiunto è proprio costituito dalla continua opportunità di confronto tra i partecipanti, la quale consente di definire sempre la strategia migliore per soddisfare le richieste della clientela. Così facendo la rete è in grado di affrontare qualsiasi incarico, garantendo costi di produzione e di supporto più contenuti perché calcolati all’interno di un patto di reciproca agevolazione commerciale.

Adesioni triplicate in quattro anni
La struttura di rete di Five For Foundry può inoltre disporre di un potenziale produttivo unico, di comprovata efficienza e rinomata distinzione. Si tratta di un’offerta ampia e variegata, capace di sostenere le esigenze di ogni tipo di clientela, che nasce sulla base della capacità dei membri di persegue un costante aggiornamento tecnologico e formativo. Per questo motivo, ciascuna realtà dispone delle strutture più moderne ed efficienti.
Per capire meglio i contorni di questo contratto di rete, abbiamo chiesto a Vittorio Ori, presidente di Five For Foundry, di illustrarci le origini, i risultati e piani questa iniziativa. «L’idea della rete», ha detto Ori a Fonderia Pressofusione, «nasce nel 2008 quando la crisi nel nostro settore era veramente molto forte. Le fondatrici della rete, che si è costituita ufficialmente ai primi del 2010, erano appunto cinque. L’anno successivo eravamo già in sette: oggi siamo un gruppo di 15 realtà, unite tra loro da un contratto abbastanza elastico, che permette di entrare e uscire dalla rete con un minimo di preavviso. Siamo state una delle prime reti in Italia e la prima in assoluto in Lombardia. Siamo stati anche la prima rete a fare ricorso all’internazionalizzazione: attualmente nel gruppo sono presenti aziende polacche, ceche, francesi e, da poco, anche tedesche».
Vittorio Ori ha proseguito: «Oggi», ha detto, «incontriamo molte aziende che vorrebbero entrare nella nostra rete: cerchiamo di selezionare le new entry in base anche al contributo che possono portare». In totale le aziende della rete contano intorno ai 600 dipendenti, con un fatturato di circa 118 milioni di euro, il 71% dei quali dovuti alle esportazioni. Sono tutte aziende complementari che non sono in concorrenza tra loro, a parte minime sovrapposizioni. Benché per alcune imprese la rete sia stata un salvagente molto importante, Ori segnala che oggi nessuno ne uscirebbe. Secondo i numeri forniti, nel 2011 le commesse ottenute grazie al network hanno generato un incremento di fatturato del 37%: nel 2012 l’incremento è stato del 9% mentre nel 2013 il valore si attesta intorno al 6%. Non male in un periodo di crisi profonda come questo. Ma al di là del mero aspetto economico, i risultati sono stati rilevanti anche sotto altri profili. Il progetto ha permesso di impostare con le banche dei rapporti completamente diversi e di strutturare un ufficio acquisti comune, che ha garantito notevoli benefici. «Attualmente possiamo contare su un buyer unico per gli acquisti nelle quattro macro aree strategiche (acciaio, parte elettrica, parte elettronica e meccanica) che per noi valgono 14,9 milioni all’anno. C’è stato un risparmio del 3% circa. Si tratta di una cifra molto importante, anche perché le risorse risparmiate vengono reinvestite nella rete».

ori

Altri risultati concreti, segnalati da Ori, sono stati l’apertura di un ufficio in India e l’introduzione di un manager dedicato allo sviluppo della rete. Ciò dimostra come la rete non sia solo un’iniziativa per tamponare la crisi, ma rappresenti un vero e proprio modello di sviluppo, che nel caso di Five for Foundry ha portato a dei risultati di successo. Un altro grosso vantaggio legato all’aggregazione è stata la possibilità di accedere al credito e ai bandi di finanziamento previsti a livello pubblico, i quali hanno permesso a Five for Foundry di portare avanti dei progetti di innovazione tecnologica che erano nel cassetto da tempo, ma che non potevano essere concretizzati a causa della mancanza di fondi.
Ovviamente arrivare a questo punto ha comportato un lungo cammino. «La difficoltà maggiore», ha ricordato Ori, «è costituita dal mettere intorno a un tavolo 15 imprenditori che possono pensarla in modo diverso. Chi entra nella rete deve mettersi in discussione, sacrificare parte della visibilità individuale e fare un profondo riesame di quello che è oggi il mondo del lavoro. Si tratta di un grosso salto culturale, un vero cambiamento di mentalità. E comunque è una difficoltà che pesa sempre meno via via che si inizia fare business. Certo, per partecipare alla rete occorrono anche un po’ di idee e di lungimiranza. Per esempio, la scelta di farvi entrare aziende estere è legata non tanto al vantaggio immediato quanto al fatto che alcune di esse sono dislocate in zone dove sono attive delle grosse fonderie, e questo ci permette di fornire, a condizioni convenienti, un servizio in loco che altrimenti non saremmo in grado di dare. Commercialmente, è un elemento che ci ha consentito di vincere molte battaglie. I casi di successo presso i clienti sono d’altronde numerosi. «Grazie a Five for Foundry», ha argomentato il presidente, ci siamo aggiudicati ordini per grandi impianti che in qualità di aziende singole non saremmo mai riusciti a ottenere. Nel momento in cui ci siamo proposti come rete siamo riusciti a entrare dalla porta principale, superando fra l’altro la concorrenza tedesca e francese». E così come lo è la normativa sui contratti di rete, anche Five for Foundry è in continua evoluzione e svariati sono i cantieri sui quali sinora ha lasciato idealmente in vista il segnale dei lavori in corso. «Stiamo lavorando su un contratto che permetta di scambiare il personale tra le aziende della rete quando ci sono esigenze o picchi particolari di lavoro», ha sottolineato e concluso Vittorio Ori, «e questo è un tema molto delicato perché presenta problematiche complesse dal punto di vista dei rapporti. Inoltre stiamo concentrandoci sulla possibilità di defiscalizzare gli utili della rete per poterli indirizzare ad altri investimenti. Un altro dei progetti importanti è la certificazione della rete anche se essa non è considerata una personalità giuridica: ma questo ci permetterebbe di andare all’estero e proporci con dei titoli che hanno un grande valore. Il nostro modello è stato tuttavia preso spesso a riferimento come storia di successo, e nel panorama delle reti italiane siamo considerati tra i principali motori dell’innovazione: questo ci ha notevolmente aiutato e ci aiuterà ancora di più per il futuro».

I cluster europei e l’esempio italiano
Distretti e reti (i cosiddetti cluster) rappresentano un argomento di grande attualità anche a livello europeo: sono molteplici gli interventi della Commissione e del Parlamento europeo mentre i progetti si moltiplicano. Per ora manca ancora un quadro normativo di riferimento. Come evidenziato durante un recente convegno di Retimpresa, un futuro strumento di regolamentazione potrebbe essere realizzato secondo tre ipotesi: Direttiva europea sulle reti d’impresa; linee guida della Commissione europea da recepire negli stati membri; mutuo riconoscimento tra figure giuridiche di rete omogenee utilizzando criteri Ue per individuare l’equipollenza fra forme di rete internazionali. I cluster sono potenti motori dello sviluppo economico e il modo essenziale per creare un’Europa più innovativa. Essi favoriscono la formazione di un ambiente imprenditoriale per le imprese fertile e capace di tutelare i singoli elementi, soprattutto le Pmi, le quali sono incentivate a collaborare con organismi di ricerca, fornitori, clienti e concorrenti situati nella stessa zona geografica. Su questo tema l’Italia rappresenta un vero e proprio esempio virtuoso. La materia è regolata con l’istituto del contratto di rete tra imprese, originariamente introdotto dai capitoli 3 e 4, contenenti la disciplina primigenia del contratto di rete, della Legge 33 del 9 aprile 2009 di conversione del decreto legge 5 del febbraio 2009 (il cosiddetto Decreto incentivi). Questo strumento è costantemente evoluto nel tempo.

Le aziende della rete Five for Foundry

Aziende Italiane
APPENNINO – società internazionale di rappresentanza e consulenza nel settore delle macchine e sistemi per fonderia CO.RAM – forni fusori e di mantenimento, impianti di trattamento metallurgico e accessori correlati
EVOLUT – robotica e automazione dei processi produttivi
FIMES – produzione e distribuzione di impianti fusori, forni e crogioli, materiali refrattari e prodotti ausiliari per fonderie di metalli e rubinetterie
FIVE FOR FOUNDRY MOULDS – progettazione, sviluppo e costruzione di stampi per colate d’alluminio e gravità, alta e bassa pressione
FRIGOFLUID – refrigeratori industriali, raffreddatori industriali e termoregolatori
LEONARDO – automazione industriale indirizzata a misura e collaudo
MECCANICA BERETTA STEFANO – macchine e impianti per la colata d’alluminio in bassa pressione
MECCANICA PI.ERRE – macchine e sistemi per la tranciatura-finitura di pressocolati e colati di alluminio
MEC-IND – costruzione di macchine per fonderia
METALTECNICA – macchine e impianti speciali per la fonderia di alluminio
STAIN – automazione industriale, prodotti standard e soluzioni software M.E.S. integrate

Aziende straniere:
ECOFITEC – forniture e attrezzature industriali
ECO INSTAL – installazioni industriali per la protezione ambientale
TEMEX – Automazione, climatizzazione, macchinari, vendite, offerta servizi, scienza e ricerca, kit educativo
T-DIDACTIC, formazione e servizi

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