Fare business in Medio Oriente

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Medio_Oriente_TiquetesyViajesIl  Medio Oriente e il Nord Africa è un territorio dalle grandi potenzialità di business e aperto all’iniziativa made in Italy. Ma le opportunità che è oggi in grado di offrire sono anche controbilanciate da criticità riconducibili essenzialmente a fattori d’ordine geopolitico. Le recenti primavere hanno lasciato un segno profondo su una varietà di Paesi tradizionalmente legati al nostro per ragioni culturali, ancor prima che commerciali ed economiche, nelle regioni settentrionali del continente africano. E pur se con accenti e impatti diversi hanno inciso sull’assetto istituzionale e sulle relazioni fra Stato e cittadini anche nel Medio Oriente degli emiri e degli idrocarburi. Euro-Mediterranean Development Centre ha però una certezza: «Ci occupiamo della crescita delle micro, piccole e medie imprese», ha detto il presidente di Emdc Giancarlo Aragona, «anche attraverso lo sviluppo di forme di partenariato internazionale. Il Nord Africa e non solo ci sembra animato da grandi aspettative di collaborazione e creazione di joint venture con società italiane alle quali gli imprenditori locali guardano come a dei modelli di una indiscussa eccellenza».

Contro il malcontento, investimenti a cascata
Le macro-regioni oggetto dell’interesse di Cdo, Emdc e Promos contano una popolazione totale da ben 381 milioni di persone distribuite in 18 nazioni e per rendersi conto dei cambiamenti che stanno attraversando oltre che della capacità d’investimento che possono vantare è sufficiente un solo dato. Per contrastare il malcontento della popolazione dando il via a una serie di grandi opere e progetti in chiave anti-disoccupazione la monarchia dell’Arabia Saudita ha messo mano a un piano da 130 miliardi di dollari americani disposti per il tramite di due pacchetti di misure dedicati. Più che alle vicende saudite Exportour si è concentrato in occasione della kermesse di Milano su quelle degli Emirati Arabi Uniti, dell’Oman e del Qatar. Fanno tutti parte del Consiglio di cooperazione del Golfo persico che dopo essere stato istituito nel 1981 e comprendendo anche l’Arabia, il Bahrein e il Kuwait, dall’inizio dello scorso decennio ha istituito forme di unione doganale. Tutti e tre sono altresì caratterizzati da un tasso di democratizzazione molto basso secondo le stime della Economist intelligence unit che li ha classificati fra i «regimi autoritari» dell’area. A loro vantaggio un basso indice di corruzione e soprattutto la presenza di risorse energetiche importanti che generano ricchezze solitamente re-indirizzate in importanti programmi di sviluppo. Degno di nota è anche il fatto che almeno dal 2006 le monarchie del Golfo si distinguano fra i principali investitori di tutta l a zona del Mediterraneo se non al primo posto in assoluto. Negli Emirati spicca la presenza di Dubai come hub commerciale primario e con una crescita economica da quattro punti percentuali negli ultimi anni lo Stato può vantare un Prodotto interno lordo da ben 269,8 miliardi di dollari. Suddivisi per testa essi si traducono in un reddito medio da oltre 55 mila dollari annui. Destinazione di rilievo di investimenti diretti esteri impennatisi da 8 a 10 miliardi di valore all’inizio di questo decennio, gli Emirati Arabi Uniti intrattengono relazioni commerciali privilegiate soprattutto con India e Cina.

Un’economia guidata dalla prevalenza degli idrocarburi
Questi rapporti sono essenzialmente basati sulla specialità nazionale dell’oro nero e sebbene il nostro Paese sia sostanzialmente assente dalla graduatoria dei partner principali degli emiri, questo non significa che non vi abbia stabilito un dialogo fruttuoso. Secondo Valeria Talbot, responsabile del Programma Mediterraneo e Medio Oriente dell’Istituto per gli studi di politica internazionale o Ispi, l’Italia può contare su un saldo attivo dovuto in particolare al buon andamento del suo export. Un analogo ragionamento può forse essere fatto in prospettiva per gli altri due territori mediorientali presi in considerazione. Il tricolore non vi sventola in maniera appariscente ma questa sua apparente latitanza può essere in realtà interpretata come il segno che esso possa godere di margini di azione. Con 198,7 miliardi di dollari statunitensi di Prodotto interno lordo il Qatar garantisce ai suoi cittadini un reddito medio pro capite pari a 101 mila e 426 dollari e può segnalarsi fra i protagonisti della scena finanziaria internazionale grazie all’attivismo del fondo Qatar Investments, intento a diversificare il raggio d’azione dell’economia nazionale spostandosi dal settore petrolifero. Pochissime le occasioni di incontro sino a qui contate fra l’Italia e l’Unione europea in genere e l’Oman, a sua volta rivolto verso la Repubblica Popolare Cinese e l’India e dotato di un Pil da 94,86 miliardi di dollari per un Prodotto interno lordo pro capite da 23 mila e 612 dollari Usa all’anno. L’imprenditoria italiana intenzionata a fare affari con il Paese del Golfo persico può tuttavia fare leva sulle risorse di consulenza e avviamento al business messe a disposizione da una fra le realtà che hanno preso parte al recente evento presso la sede della Camera del commercio di Milano. Si tratta di Easy Business Oman, sorta, così come si racconta sulle pagine del suo sito web ufficiale, per conseguire almeno tre obiettivi prioritari. «Offrire opportunità di crescita alle aziende omanite che vogliono fare importanti investimenti», si è potuto apprendere dalla presentazione su easybusinessinoman.com, «avvalendosi delle competenze e dello know how dei partner italiani; offrire opportunità di business alle aziende Italiane attraverso la collaborazione con i partner e le istituzioni omaniti; offrire un’opportunità unica per gli imprenditori di entrambi i Paesi per selezionare nuovi fornitori, incontrare clienti, investire in innovazione e in internazionalizzazione». Per portare a termine i compiti che si è proposto l’organismo facente capo all’omanita Easy Business Llc può avvalersi di collaborazioni di pregio strette nell’ottica di una facilitazione degli scambi fra società locali e imprese di casa nostra. Fra queste il principale istituto bancario del Paese, Bank Muscat; l’ambasciata italiana in Oman; Public Establishment Industrial Estates e non ultimo Oman chamber of commerce and industry, omologo nazionale delle nostre Camere di commercio.

Leggi i pro e i contro del business in Medio Oriente

Two businessmen shaking hands and talking

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