Essere nel 21° secolo

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Siamo di certo nel 21° secolo. Secolo di grandi cambiamenti? Non credo. Assisteremo a tanti cambiamenti esattamente quanto i nostri genitori nel 20° secolo hanno vissuto. A proposito: sapevate che il 21° secolo è cominciato in realtà alla mezzanotte del 31 dicembre 2000 e non del 1999? Questo perché nel passaggio dal sistema di conto degli anni dalla fondazione di Roma a quello dalla nascita di Cristo, non si cominciò con l’anno zero, ma si partì dall’anno 1.d.c. Primo cambiamento, nozionale. Altri cambiamenti: anche le profezie a volte non sono così esatte. Ricordate quanto doveva essere impattante per i computer il passaggio dal 1999 al 2000? E la fine del mondo predetta dai Maya? Anche la Chiesa con il suo Papa Francesco, cambia. Non più spostamenti in auto di lusso, ma in normali berline. Cambiamento caricatevole nell’accezione latina del termine, ovvero carità nel senso di affetto. Affetto e rispetto per i poveri. E la crisi di questi ultimi cinque anni? Oramai non ne parliamo più in questi termini. Parliamo di cambiamento epocale. “Tra l’altro la crisi è la più grande benedizione che possa capitare alle persone e ai Paesi, perché la crisi porta il progresso. Nei periodi di crisi si sviluppano l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato.” (Albert Einstein). Cambiamento creativo. Eppure, non sempre tutto cambia. Ci sono aspetti della nostra vita quotidiana e lavorativa, del nostro sistema di gestire le questioni da parte del Paese, del modo in cui si “legge” la ricchezza industriale di una nazione, del modo in cui “ci leggono” o meglio ci “scrutano” in attesa di prenderci in fallo, che nella  migliore delle ipotesi, a stento si muove. Siamo ancora in un alto medioevo, dove prevale la logica dei castelli, e dove il sistema paese  e una strategia industriale ad ampio respiro e veduta non ci sono. I castelli virtuosi, capaci, resistono, gli altri cadono. (i castelli sono le aziende è ovvio). A fine agosto l’indice sintetico di fiducia delle imprese è salito tra luglio ed agosto da 79,8 ad 82,2 punti. Miglioramento dovuto alla fiducia delle aziende manifatturiere. L’indagine promossa da Federmeccanica mette in luce che vi sono deboli segnali di ripresa dei portafogli ordini, dopo sette trimestri consecutivi di dati negativi. Dati ancora insufficienti per essere tranquilli e per invertire la tendenza. Ma il sistema politico italiano e le annesse istituzioni, ancora non ci sono. Ancora nessun cambiamento. Come sempre si scambiano accuse reciproche come nelle migliori tradizioni del nostro paese. Da una parte poi assistiamo a dei castellani che difendono il castello e il suo primo cavaliere, mentre sulla collina opposta altri castellani, per lotte di potere interne hanno messo a soqquadro il proprio castello, autodistruggendosi. Proprio come nel medioevo. E in tutto questo un potere forte, ha la possibilità di mettere in ginocchio la siderurgia italiana. Si pensa di chiudere tutto pensando di colpire una famiglia, ed invece se ne colpiscono migliaia e si osa dire, il Paese. Se da una parte la giustizia uguale per tutti deve fare il suo percorso, dall’altra forse è il momento di cambiare per davvero. Se la vera crisi è quella dell’incompetenza, allora noi in Italia siamo in una crisi nera. Non crediamo che agendo sempre allo stesso modo le cose cambiano. Dobbiamo agire, fare, promuovere, rimuovere per cambiare. Voi cosa ne pensate?

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