Rete Marlen: alla nostra rete daremo una scossa

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Luciano Ciccioli è il presidente della rete laziale Marlen

L’acronimo Marlen significa Meccanica avanzata, ricerca e lavorazioni elettroniche in network e descrive alla perfezione la vocazione e le caratteristiche di quattro aziende della provincia di Roma, Mbc Srl, Co.me.El.,Dimac e Metech, aggregatesi in una rete d’impresa a cavallo fra la fine del 2011 e l’inizio del 2012. Ma l’unione che è destinata a farne la forza è il risultato di un lavoro meticoloso durato circa un anno e mezzo e guidato dai consigli esperti di una società cooperativa che di questo tipo di attività ha fatto uno fra i suoi cavalli di battaglia. È L’Officina Gbs, condotta da professionisti esperti nei campi della consulenza, della formazione e della ricerca. Appartiene a quest’ultimo marchio Pasquale De Francesco, consulente che ha preso per mano i quattro terzisti laziali dal momento dell’ideazione dell’iniziativa sino alla sigla del regolare contratto di rete alla rigorosa presenza di un notaio. Tutte e quattro le aziende sono caratterizzate da prerogative differenti ma fra loro complementari le quali sono state illustrate a Subfornitura News dal presidente Luciano Ciccioli: «La mia società è Mbc Srl e nel segmento della meccanica di precisione si occupa soprattutto di tornitura», ha detto Ciccioli, «su pezzi di qualunque diametro e dimensione. La fresatura a elevato contenuto tecnologico in piccole serie destinata soprattutto al settore militare è invece specialità di Dimac e Metech, opportunamente certificate e dotate di sale per il collaudo. Co.Me.El. cura opere di fresatura ma anche di progettazione meccanica, elettronica, di tornitura e assemblaggio, di taratura e collaudo dei prodotti in vista di una fornitura chiavi in mano ai clienti».

«Vogliamo un network d’esportazione»
«Per il momento siamo attivi in prevalenza nella Penisola», spiega Luciano Ciccioli, «anche se fra i nostri sbocchi commerciali non manca per esempio la Spagna. È evidente perciò che uno fra i traguardi che la rete Marlen si pone c’è l’internazionalizzazione. E scendendo un po’ più nel dettaglio crediamo esistano possibilità di accedere ai mercati della Turchia e di Germania e Russia». Per il momento allo studio c’è soprattutto l’eventualità di prendere parte a una serie di fiere ed esposizioni internazionali presentandosi come un’unica entità e affrontando così investimenti che altrimenti diverrebbero troppo onerosi per i bilanci delle singole aziende. E d’altro canto l’intenzione di affacciarsi agli interlocutori potenziali come un tutt’uno è fra i cardini della strategia e delle politiche del raggruppamento: «Puntiamo a gestire tutti i clienti e tutte le commesse come se fossimo un’azienda sola», ha a questo proposito chiarito Luciano Ciccioli, «anche se di volta in volta prevediamo di affidare le lavorazioni a chi, in un preciso ambito, sia più competitivo». Conoscenze ed esperienze per poter operare a 360 gradi o quasi nell’industria non mancano affatto visto che fra i comparti quotidianamente affrontati dalle quattro realtà del Lazio si contano oltre a quelli citati anche l’automobile, il modellismo e l’illuminotecnica. Né latitano peraltro le strategie di espansione sullo scenario del biomedicale oppure ancora in quello delle telecomunicazioni.

«La versatilità è vincente: lo dice il mercato»
Come sovente accade per tante aziende italiane di dimensione media o piccola la parola d’ordine delle fondatrici di Marlen è la flessibilità: «Siamo abituati a lavorare in qualità di terzisti», ha detto il presidente, «per i settori più disparati. Siamo aperti a tutto quanto si possa tornire oppure fresare, o ancora, infine, assemblare così da realizzare prodotti pronti a essere utilizzati dagli utenti finali». La versatilità è stata sinora un fattore premiante e non v’è dubbio che possa esserlo anche nel prossimo futuro: «Si tratta di una caratteristica che il mercato richiede sempre più frequentemente ed esplicitamente», ha continuato Luciano Ciccioli, «e una dimostrazione ci è giunta quando ci siamo trovati a realizzare particolari di alta qualità per una società appartenente a uno fra i principali gruppi italiani. L’ordinativo riguardava piccole produzioni da eseguire rapidamente e lo abbiamo potuto soddisfare suddividendo i compiti fra i vari attori della rete. Da soli non ce l’avremmo fatta». L’integrazione che dà energia al business è così pronta adesso a estendersi ad altre società dallo know how tale da poter rappresentare un reale valore aggiunto per Marlen. «Siamo in trattativa», ha considerato Ciccioli, «con un’impresa specializzata sull’elettronica, i cablaggi e le schede di rete le cui attività potrebbero dare ulteriore completezza alla nostra filiera. Credo si unirà presto a Marlen, che rimane disponibile all’ingresso di altri partner e guarda soprattutto ai subfornitori con i quali collabora più spesso in maniera da passare dall’offerta di semilavorati a quella del prodotto finito». Nel frattempo sono già partite le manovre per potenziare l’aggregazione anche dal punto di vista delle infrastrutture e delle piattaforme informatiche che agevolano la gestione di progetti e strategie: «In prima battuta i nostri budget saranno destinati in maggiore misura agli aspetti commerciali», ha detto Ciccioli, «ma consideriamo della massima importanza anche l’adozione di procedure comuni per condividere la gestione delle commesse, le informazioni sui prezzi e l’avanzamento dei lavori».

Gli obiettivi condivisi e il sogno di uno spazio comune
Analogamente, non è affatto da escludere l’ipotesi che prima o poi la rete Marlen possa godere anche di una sede capace di ospitare tutte e quattro le sue componenti insieme a quelle che verranno. Prima tuttavia l’obiettivo principale è il consolidamento del volume d’affari. Allo stato attuale il fatturato consolidato di Mbc Srl, Co.me.El.; Dimac e Metech si aggira complessivamente attorno agli otto milioni di euro con punte pari a dieci. Ma l’aspettativa di nuove commesse magari dovute anche all’incrementata visibilità internazionale del network Marlen ha fatto sì che Luciano Ciccioli potesse dichiarare a Subfornitura News che il possibile traguardo è una crescita del 25%. Nel più breve tempo possibile, naturalmente, e in modo da facilitare il raggiungimento di una fra le altre mete che il raggruppamento laziale si è posto, ovvero quello dell’assunzione di altri dipendenti. Una meta che pare adesso alla portata delle quattro specialiste distribuite fra il perimetro della Capitale, l’area di Pomezia e Santa Palomba, dato il superamento di alcuni fra quelli che la letteratura indica spesso come gli ostacoli più comuni alla creazione di autentiche sinergie di rete: «La difficoltà del fare rete sta nel comprendersi e nello sviluppare una vera propensione al dialogo. I consulenti de L’Officina Gbs», ha detto ancora Ciccioli, «attraverso un approccio integrato che pone la persona al centro del processo di cambiamento, ci hanno allenati a potenziare le nostre capacità relazionali, rendendoci così più consapevoli delle nostre risorse. Funzionale è stata la fase iniziale di conoscenza dei partner, la comprensione dei nostri bisogni e la condivisione degli obiettivi strategici. Siamo riusciti così a instaurare un rapporto di fiducia e di cooperazione che si rafforza giorno dopo giorno attraverso la relazione e attraverso il rispetto di regole comuni a tutti». La certezza di remare tutti in un’unica direzione giocando con la maglia della medesima squadra è stato il frutto di mesi e mesi di impegno. E adesso è anche il seme da cui far germogliare il business.

 

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