Dentro le aziende – La marcia in più dei centri di tornitura

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Tornitura su centro multiasse della TBL
Tornitura su centro multiasse della TBL

Da alcuni anni sono stati introdotti sul mercato i cosiddetti “centri di tornitura”, ovvero macchine multiassi capaci di eseguire ciascuna più lavorazioni. L’obiettivo di tali macchine è quello di ridurre i piazzamenti e di aumentare la precisione, quindi di aumentare flessibilità e competitività delle aziende utilizzatrici. Ma l’utilizzo di queste macchine è sempre conveniente? E investire in esse può avere controindicazioni? Abbiamo deciso di approfondire l’argomento tecnico avvalendoci dell’aiuto di Loris Bottolo, General Manager della TBL Torneria Automatica S.r.l. di Carpi (MO),  oggi attiva nell’ambito della tornitura industriale, soprattutto nel settore oleodinamico.
Loris Bottolo spiega: «Ciò che si nota immediatamente è un aumento della precisione in termini reali e tangibili, e non solo a livello di tolleranza. Ogni posizionamento, infatti, può provocare errori e imprecisioni e ogni manipolazione dei pezzi può generare involontariamente bave, microbotte, ecc. Dunque, limitare l’esecuzione a un unico piazzamento aumenta complessivamente la qualità del manufatto». I “centri di tornitura”, inoltre, aumentano la versatilità produttiva in officina.  «Certamente – riprende Bottolo – ma è importante sottolineare che macchine di questo tipo richiedono figure professionali più preparate, qualificate e responsabili, perché con esse l’operatore non si limita a eseguire una parte del ciclo di lavoro, che sarà poi concluso da altri, ma deve programmare la macchina per finire il pezzo. Purtroppo non sempre tutto ciò è ben visto dai tecnici in officina, che magari preferiscono mansioni più faticose ma semplici, piuttosto che ragionare o fare di conto». Dunque, chiediamo, potrebbe risultare controproducente acquistare simili macchinari senza l’adeguata preparazione del personale? «È indubbio che oggi le imprese faticano a trovare addetti preparati, ma è altrettanto vero che non si può rinunciare alla tecnologia. La soluzione è quindi fare “formazione propria”, cioè cercare attraverso corsi esterni o interni, di aggiornare la preparazione del nostro personale. Si tratta di uno sforzo che ogni azienda deve effettuare oltre a quello dell’aggiornamento tecnologico». Torniamo ai centri di tornitura: secondo lei, ci sono aspetti svantaggiosi da mettere in evidenza? «No. È chiaro tuttavia che queste non sono macchine consigliate a produzioni di grandi serie, come per esempio quelle del settore automotive in cui i lotti possono arrivare ai milioni di pezzi, ma sono più adatte a produzioni di piccole o medie dimensioni e di alta qualità. Noi, per esempio, siamo specializzati nella realizzazione di particolari oleodinamici di grande complessità, le cui dimensioni dei lotti possono variare dai 500 ai 50.000 pezzi, non oltre». La scelta per TBL di operare in ambito oleodinamico è stata ponderata, soprattutto per evitare la concorrenza cinese o di altri Paesi emergenti, i quali sui grandi lotti (e sulla media qualità) sono imbattibili. «È proprio così. Ormai resistono in Italia solo le produzioni più spinte, complesse e su lotti medio-piccoli», ribadisce Bottolo. Le innovazioni sulle macchine utensili partono sempre dalle indicazioni degli utilizzatori: quale potrebbero essere le prossime “vostre” richieste? « L’ideale sarebbe avere macchine universali, capaci di realizzare qualsiasi pezzo, per spingere ai massimi livelli la flessibilità dell’azienda. Del resto, è proprio questo che chiede oggi il mercato: la perfetta esecuzione dei pezzi “a disegno” con grande velocità e, soprattutto, a prezzi appetibili».

 

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