Dentro le aziende – Il nostro stil novo parla tedesco

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Impegnata nei settori della micropressofusione, dello stampaggio a caldo e in generale della meccanica, Scaf, una società a gestione rigorosamente familiare appartenente alla stirpe dei Masoni affonda le sue radici addirittura negli anni precedenti la seconda guerra mondiale. Allora era attiva come piccola bottega artigiana dedita alla lavorazione dei metalli e dopo essere passata indenne attraverso il conflitto ed essersi naturalmente ingrandita ed espansa, ora prova a replicare alla crisi. Sebbene in mezzo a immaginabili difficoltà i timonieri di Scandicci (Firenze) alla stagnazione cercano di rispondere con successo dispiegando nuove strategie di business. Conservano il loro apparentamento sia con la madrepatria sia pure con il territorio toscano in cui le loro attività sono nate e sono cresciute sino a oggi. Ma allo stesso tempo tentano di reperire inedite certezze e sbocchi commerciali sui mercati internazionali a partire da quelli del Vecchio Continente. Da soli; oppure in compagnia. Laddove la compagnia è immancabilmente rappresentata dalle aziende committenti per le quali Scaf opera nel classico e non di rado complicato ruolo del produttore conto terzi. E per poter competere a livello globale la multinazionale tascabile che può vantare adesso un totale di 35 addetti si è conformata più o meno consapevolmente al manuale delle regole per il buon business ai tempi della recessione. Ha investito in tecnologia evoluta e continua a farlo né smette di andare in caccia di possibili nuove applicazioni e settori produttivi sin qui impensati nei quali poter operare.

«La nostra esperienza ci rende pronti a tutto»
«Di fatto la nostra competenza e la nostra flessibilità ci consentono di adattarci senza alcun problema ad attività molteplici», ha detto a Subfornitura News il responsabile dell’amministrazione Stefano Masoni, «e in questo senso è corretto dire che commercializziamo processi produttivi e soluzioni prima ancora che manufatti. Quello che riteniamo essere il nostro tratto distintivo è però la qualità che si evidenzia soprattutto lavorando a partire dai disegni dei clienti e dai loro campioni». Fondata dal bisnonno Ottavio Masoni che tuttavia nel periodo prebellico era riconosciuto come fabbro, l’azienda vede tuttora impegnati insieme a Stefano Masoni come responsabile amministrativo anche il padre Piero e i fratelli Paolo e Andrea rispettivamente nei reparti della produzione e delle scaffalature. Una attività quest’ultima che è da considerarsi complementare a quelle dello stampaggio e della pressofusione. Se gli scaffali metallici che costituivano uno dei principali territori d’azione dei nonni incarnano ancora il 4% circa del fatturato medio annuo complessivo, il 75% dei ritorni proviene invece dallo stampaggio. «Si tratta di un segmento che Scaf ha iniziato a potenziare con convinzione già dalla metà degli anni Sessanta», ha detto Stefano Masoni, «e quasi contemporaneamente alla introduzione dei procedimenti di micropressofusione in zama». Il parco macchine è andato arricchendosi di conseguenza nel corso dei cinque decenni di vita di Scaf. «Attualmente», ha così potuto calcolare l’intervistato, «possediamo nove macchinari dedicati alla micropressofusione mentre nelle nostre attrezzerie sono stati introdotti sia strumenti di elettroerosione; sia pure alcune frese a elevata velocità volte al trattamento degli acciai temperati».

«Sogniamo gli States», ma quanti dazi
La dotazione hi tech del marchio fiorentino è completata da una vasta serie di strumenti per la misurazione e la calibrazione del prodotto finito. Fra questi il defectometer per la rilevazione delle eventuali imperfezioni sugli stampi in materiale ferroso e non ferroso; il rugosimetro per l’analisi delle superfici e il misuratore verticale per i controlli dimensionali ad altissima precisione. Non da ultimo anche Smart Scope: sfrutta un sistema ottico basato su una telecamera e racchiude in un solo strumento un microscopio e una macchina per controlli tridimensionali in serie, il tutto perfettamente programmabile grazie ad un sistema di autoapprendimento. «La loro introduzione è relativamente recente», ha detto Masoni, «ma le evoluzioni dell’informatica consentono adesso un passaggio molto rapido, automatico e affidabile delle misurazioni di Smart Scope ai fogli Excel». Fedele a una dichiarazione di intenti che vuole Scaf capace di realizzare manufatti del genere più svariato, da Scandicci in direzione di numerosi paesi europei prendono il volo fibbie e accessori per la moda insieme a lucchetti a combinazione per valige, freni per bicicletta, oltre a mozzi per ruote e carburatori e innumerevoli altri particolari stampati. A 360 gradi è anche lo spettro dei materiali trattati che spaziano dagli acciai all’ottone e dall’alluminio al rame; e ampia è la varietà delle dimensioni degli articoli realizzabili, con una forbice che può passare dai pochi grammi di peso sino ai 2,5 o ai tre chilogrammi. «E senza dubbio se parliamo di esportazioni quello tedesco è il nostro primo mercato», ha detto Stefano Masoni, «cui vanno aggiunti Francia, Svizzera, Austria, Portogallo e Polonia. Tramite un committente tedesco abbiamo portato alcune realizzazioni fuori dall’Europa, dove ci interessano Stati Uniti e Canada». Anche se ogni medaglia ha il suo rovescio e allora se è vero che internazionalizzare significa pure ottenere certezze su tempi e modalità di pagamento che magari in Italia vanno rarefacendosi; altrettanto corretto e doveroso è notare che nei panorami extraeuropei le imposte e gli elevati dazi doganali fanno avvertire tutto il loro peso.

Subforniture senza frontiere
Con un fatturato medio annuo che si aggira attorno ai quattro milioni di euro, in virtù della sua specializzazione nella lavorazione dello zama con cui produce particolari sino a 45-50 grammi di peso al massimo, Scaf è riuscita a inserire in portfolio altre gamme di prodotti a volte originali. Fra questi i terminali per le candele destinate all’automotive, particolari per gli accendini e tamburi per le rivoltelle giocattolo; infine alcuni dettagli meccanici per il settore dei moto scooter. Anche in questi casi il rapporto con i mercati nordeuropei e con l’intero settentrione italiano sono decisivi, «laddove la Toscana», ha detto Masoni, «rappresenta un bacino importante per moda e galvanica». A dispetto della crisi: «Il periodo è buio un po’ per tutti», ha detto l’amministratore, «e anche Scaf si trova a soffrire da un lato del decremento dei prezzi della moda e dall’altro di quello dei margini sugli stampi e nella meccanica, che comunque riescono sempre a garantire volumi soddisfacenti». Come accade sempre più sovente ai subfornitori di qualunque regione e con qualsiasi specialità, la difficoltà maggiore si identifica con l’impossibilità di pianificare business e attività a lungo termine: «Coi nostri committenti abbiamo rapporti solidi», ha detto Masoni, «agevolati anche dalla ripetitività di alcune commesse; e analogamente la qualità delle nostre produzioni ci ha permesso sino a questo momento di ridurre i contenziosi con i clienti a zero o quasi. Ma rispetto a un passato non troppo remoto è pur doveroso notare che i tempi per la pianificazione dei lavori si restringono». Cioè a dire che «mentre un tempo si poteva avere a disposizione un periodo da due o tre mesi per organizzare le consegne; adesso quello spazio si è ridotto a un massimo di due o tre settimane. L’incertezza costringe infatti molti operatori a evitare di tenere a magazzino scorte eccessive». Mentre a complicare ulteriormente il quadro contribuisce l’andamento altalenante delle materie prime: «Possiamo facilmente gestire a magazzino le giacenze di zama», ha affermato Masoni, «mentre acquistiamo altre commodity come il rame basandoci sulle indicazioni dei clienti. Più difficile è monitorare gli stock di materiale per lo stampaggio in cui sono richieste misure precise e i contratti di acquisto da 20 o 30 tonnellate sono regolati in base ai diametri di ogni pezzo».

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