La CuttingMetals S.r.l., impresa specializzata nella subfornitura di minuterie metalliche, produce i propri manufatti su disegno del cliente utilizzando macchine per asportazione truciolo di ultima generazione. «I nostri lotti – spiega il titolare Goffredo Mantrico – possono riguardare poche migliaia sino a decine di migliaia di pezzi. Generalmente, si tratta di componenti di piccole dimensioni e di forma complessa, difficili da realizzare per l’elevata precisione e le tolleranze richieste». L’azienda, alcuni anni fa, fu scelta per realizzare speciali viti tornite da montare su occhiali destinati al mercato mondiale dell’alta moda. Poco prima di avviare la produzione, tuttavia, il committente (non direttamente la casa di moda, bensì un’impresa manifatturiera della filiera) chiese al sig. Mantrico di realizzare le viti con una piccola gola, di profondità inferiore al millimetro, al fine di rendere più semplici le attività di montaggio degli occhiali. Una volta realizzati i pezzi, tuttavia, la casa di moda reputò le viti “non accettabili” proprio in virtù di quella gola, non prevista nel progetto. Mantrico: «Chiedemmo immediatamente conto della questione al responsabile tecnico che ci aveva richiesto la modifica; quest’ultimo, tuttavia, negò la circostanza con nostro grande stupore. Negò cioè d’aver mai richiesto la modifica in questione sostenendo che la responsabilità della mancata conformità dei pezzi fosse da attribuire esclusivamente della nostra azienda, la quale a suo parere aveva dunque realizzato la modifica stessa di sua iniziativa».

 

Alcune domande all’esperto

1) In che modo la CuttingMetals S.r.l. fece valere le proprie ragioni? «La CuttingMetals S.r.l. intentò immediatamente una causa civile chiedendo al Giudice che fossero riconosciute le proprie ragioni e che la controparte fosse condannata al risarcimento dei danni subiti, e cioè: il costo dei materiali acquistati, della manodopera impiegata, delle macchine utilizzate, il tempo perso, ecc., per un totale di circa 40.000 euro».

2) Come si comportò il Giudice? «Nominò un suo tecnico di fiducia, un CTU, cioè un consulente tecnico d’ufficio, per verificare che la produzione delle viti in questione fosse realmente conforme a quanto concordato a livello progettuale».

3) Cosa “scoprì” il consulente? «Il CTU, durante le operazioni peritali, eseguite nel rispetto del contraddittorio e assieme ai consulenti di parte, esaminò i progetti controfirmati cartacei, i file dei disegni digitali allegati alle email, i fax, ecc. Purtroppo per la CuttingMetals, la modifica della gola sulle viti non risultò da alcun documento, né scritto, né digitale, in quanto, secondo quanto ammesso dal titolare, era stata richiesta solo verbalmene. Circostanza che, tuttavia, ovviamente, il responsabile dell’impresa cliente negava con forza».

4) Come si concluse la vicenda? «Il CTU relazionò il Giudice confermando che la modifica effettuata dall’azienda esecutrice aveva determinato una non conformità dei pezzi prodotti, poiché la gola aggiuntiva non risultava dai disegni in mano alle parti. In merito alla modifica richiesta a voce, non essendo testimoni “terzi” che potessero confermare la versione di parte attrice, il Giudice non poté che respingere le richieste della CuttingMetals condannandola inoltre al pagamento delle spese legali».

Un caso affatto raro
Il presente caso è costruito su nomi e circostanze di fantasia, tuttavia fa riferimento a casi che accadono realmente nell’industria italiana. Molte imprese subfornitrici, spesso anche quelle eccellenti dal punto di vista produttivo, si affidano ancora oggi a una gestione improvvisata delle commesse, cioè non “tracciano” o non “documentano” ogni parte della propria attività, in primis quella di progettazione, così da ridurre al minimo le possibili equivocità e gli spazi interpretativi e di conseguenza il rischio di liti e contenziosi civili.

 

 

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