Dai micromeccanismi alle nanomacchine

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fonte: Karl-Heinz Ernst
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Cambiare forma o dilatarsi se colpiti dalla luce, immagazzinare energia o portare i farmaci nella parte dell’organismo che ne ha bisogno: negli ultimi 25 anni nei laboratori di tutto il mondo sono stati creati minuscoli meccanismi che ora sarebbero pronti per essere assemblati in vere e proprie nanomacchine. I meccanismi sono i più diversi: motori molecolari, rotori, interruttori, pompe. Componenti minuscoli che misurano pochi miliardesimi di metro (nanometri). «Dopo aver costruito una sessantina di motori diversi, adesso mi interessa molto meno costruirne altri rispetto alla prospettive di usarli» commenta Ben Feringa, dell’università olandese di Groningen. La nuova frontiera è assemblare i componenti realizzati finora per ottenere delle nanomacchine. Come ha fatto David Leigh, dell’università di Manchester. Nel suo laboratorio ha costruito una delle più complesse nanomacchine: un motore basato su una delle molecole più comuni nei nanomeccanismi, chiamata rotaxano, nel quale un asse centrale cattura le molecole in modo che restino disposte secondo una struttura ad anello.

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