Croazia, la più amata dagli italiani

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Forte di un interscambio commerciale che al termine del primo quadrimestre del 2012 aveva toccato il valore di 1 miliardo 402 milioni e 702 mila euro con una crescita del 5,4% rispetto alle precedenti rilevazioni, l’Italia s’è confermata al primo posto fra i partner commerciali della Croazia. Non altrettanto bene è andata nell’altra piccola repubblica confinante nata dalle ceneri della Jugoslavia e cioè in Slovenia, dove almeno sette fra i tradizionali segmenti del business tricolore in loco si sono mostrati in flessione. Si tratta chiaramente di un effetto della crisi globale che tuttavia non spinge l’Associazione delle Camere del commercio per l’Europa centrale o Accoa, nella persona del vice segretario generale Valerio G. Fratelli, a indulgere al pessimismo. «Un rallentamento ha certamente riguardato entrambe le nazioni», ha detto Fratelli a Subfornitura News, «ma è la nostra diretta esperienza a dirci che le imprese intenzionate a investirvi non mancano affatto anche se forse stanno limitando il loro impegno a iniziative di tipo puramente commerciale». E d’altro canto la conservazione e lo sviluppo di legami stretti e fitti fra le due sponde del mare Adriatico è di grande interesse non solo per l’Italia ma anche per Zagabria e Lubiana: «Credo sia giusto sottolineare», ha puntualizzato Fratelli, «che il flusso degli affari non è a senso unico ma bidirezionale, poiché in taluni comparti industriali quale per esempio quello della distribuzione di prodotti agroalimentari salgono gli investimenti da parte di società croate e slovene nella Penisola». Per Accoa Slovenia e Croazia sono storicamente nazioni di riferimento, dato che la vocazione originaria dell’ente è quella di Camera del commercio italo-jugoslava a partire dagli anni Cinquanta. «E in 60 anni», ha rilevato Fratelli, «dalle missioni studiate su misura per talune imprese sino ai meeting le azioni compiute per valorizzare le rispettive competenze sono state numerose. Entro l’anno si prevede l’uscita di due pubblicazioni informative sulle opportunità e le agevolazioni per i potenziali investitori della Penisola; mentre nella regione Friuli Venezia Giulia sono già in calendario alcuni convegni riguardanti soprattutto l’imminente ingresso della Croazia nell’Unione europea dal prossimo anno».

L’irresistibile fascino delle agevolazioni fiscali

Con 6,5 milioni di abitanti in due le prime terre separatiste del dominio ex-titino non sono forse considerate l’ideale per una delocalizzazione che, quando tuttora sussiste, guarda sempre più lontano a Oriente. Allo stesso tempo ospitano un bacino teorico di pubblico e acquirenti dei nostri prodotti di sicuro interesse ed entrambe tuttavia non rinunciano affatto alle strategie per catturare investimenti esteri: «Se il costo della manodopera si sta rapidamente adeguando agli standard a noi più vicini», ha detto Fratelli, «rimangono accattivanti le condizioni della tassazione e del costo del lavoro. Più in generale il governo croato offre agevolazioni fiscali sino all’azzeramento pluriennale del pagamento delle tasse a patto però di assumere personale locale. Differente il caso di Lubiana ove il governo garantisce sia sgravi sia finanziamenti diretti per budget significativi; sia interessanti bandi di gara». Le prospettive schiuse dall’operato degli esecutivi nazionali debbono però essere colte in maniera più che mai tempestiva visto che la concorrenza sta facendosi molto agguerrita e non è più soltanto incarnata dai tradizionali rivali tedeschi e austriaci. Valerio G. Fratelli è in proposito molto chiaro: «Il prodotto tedesco è sovente considerato alla stregua di un top di gamma nell’intera area della ex Jugoslavia», ha detto, «specie in settori cruciali per le attività italiane come l’automobile oppure la meccanica. Ma un cospicuo piano di investimenti è stato messo in atto per quel che concerne la Croazia da entità spagnole e cinesi interessate al settore dell’energia. Il caso della Slovenia presenta altre particolarità. Mentre la Croazia si dimostra per tradizione più aperta alla presenza estera, la Lubiana tende ancora a mantenere uno stretto controllo su alcuni settori chiave e allora la partecipazione straniera alla torta del suo business è nella sostanza in mano a tedeschi e austriaci». Quello energetico è in effetti uno fra i comparti chiave per lo sviluppo economico di Zagabria ed è proprio in quest’ambito che l’amministrazione nazionale sta squadernando le politiche di maggiore consistenza per chi proviene da oltreconfine. Ma per il made in Italy, nonostante il recente passato abbia portato dei contraccolpi anche in quest’ambito, i margini di manovra sono estesi anche nelle forniture agroalimentari.

 

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