Controcorrente: l’articolo 17. E voi siete d’accordo?

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ErmesFerrari
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Ermes Ferrari

Onestamente la discussione sull’articolo 18 non mi appassiona. La trovo inutile o quanto meno anacronistica.
Credo sarebbe più opportuno parlare dell’articolo 17, e non mi sto riferendo alla numerazione dello Statuto dei Lavoratori, ma piuttosto a ciò che viene prima di assunzioni e licenziamenti: il lavoro, quello che davvero oggi manca, alle imprese come ai lavoratori.
Perché, diciamoci la verità, se un imprenditore non assume non è certo per paura dell’articolo 18, ma piuttosto perché non ci sono commesse o, quand’anche ce ne siano, non ci sono comunque  prospettive di lungo termine in un mercato dove si naviga a vista. Pensate: soltanto nel 2007 l’Italia produceva prodotti e servizi per 2.127 miliardi di dollari, nel 2013 eravamo scesi a 1.973 (oltre il 7% in meno), e nel 2014 è attesa un’ulteriore diminuzione.
In un contesto del genere davvero riteniamo che gli incentivi alle assunzioni – o ai licenziamenti – possano significativamente contribuire ad incrementare l’occupazione?Intendiamoci, non che l’argomento non abbia una sua importanza, visto che, secondo alcune stime, se le aziende con più di 15 dipendenti, quelle direttamente interessate dall’eventuale applicazione dell’art. 18, sono appena il 3%, quasi due lavoratori dipendenti su tre godono di questa tutela. Il problema, piuttosto, è la priorità della discussione: oggi serve più tirare in ballo quello che, inevitabilmente, è fonte di tensioni tra le parti sociali o, piuttosto, non sarebbe più utile concentrare il dibattito – e le risorse – su ciò che serve per sostenere la domanda aggregata? Ad esempio come ridurre l’Irap, come sostenere i redditi, come incentivare i consumi e gli investimenti, come ridurre la burocrazia e via dicendo.
Ecco perché questo ennesimo fronte di scontro è sorprendente, uno stupore confermato dal fatto che le associazioni imprenditoriali hanno in sostanza sorvolato la questione, a parte qualche dichiarazione quasi estorta al presidente di turno.Francamente non mi interessa nemmeno dibattere sulle ragioni che hanno portato il Governo a rilanciare su questa questione, già tirata in ballo nei mesi scorsi dalla Fornero. Però una cosa è certa: l’articolo 18 non dà da mangiare né agli imprenditori, né ai dipendenti, fatto che pare non essere ancora entrato nella consapevolezza dei nostro politici, vecchi o nuovi che siano. Politici che non si sporcano le mani nelle imprese per sapere come vanno, come funziona davvero la vita aziendale (a dire il vero non lo fanno neppure tanti economisti, o presunti tali, ma questa è un’altra storia), quali sono le difficoltà che incontrano quotidianamente gli imprenditori e le fatiche dei lavoratori.Ecco, è questa incapacità di calarsi nella vita reale della società, economica o civile che sia, a rappresentare la vera causa dello scollamento tra politica e cittadini, di là dagli scandali e delle ruberie. E questa viene prima ancora dell’articolo 17.

Voi cosa ne pensate?

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