Chi conosce il Reverse Factoring?

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Arrivano anche dagli Istituti di Credito nuove e più strategiche iniziative per aiutare le piccole e medie imprese subfornitrici di prodotti e di servizi industriali a usufruire di strumenti di finanziamento agevolato, andando a supportare non la singola PMI, ma l’intera filiera produttiva di cui fa parte.

Si tratta dello strumento, sempre più diffuso in Italia, del credito di filiera, che dà alle aziende appartenenti ad una filiera produttiva l’opportunità di ottenere finanziamenti bancari garantiti dalle aziende a capo della filiera stessa. É chiamato Reverse Factoring: un’operazione che consente di finanziare i fornitori appoggiando il rischio sull’azienda capo-filiera, grazie alla garanzia offerta dalla cessione del credito. In tal modo i fornitori appartenenti alla filiera possono godere di un maggior accesso al credito, di condizioni migliori e di una maggiore velocità di smobilizzo del credito. L’azienda leader della filiera può invece utilizzare questo strumento per stabilizzare e fidelizzare i propri fornitori, rimodulare i tempi di pagamento delle forniture e ridurre la complessità e i costi amministrativi a queste connessi.

«Lo strumento del Reverse Factoring è promosso da Unicredit attraverso la sua controllata UniCredit Factoring – spiega Renato Martini, amministratore delegato della società -. In generale, il factoring è un contratto con il quale un’azienda cede a una società specializzata – il cosiddetto “Factor” o Società di Factoring – i propri crediti esistenti o futuri, relativi a diverse tipologie di operatività, commerciale o fiscale. Il vantaggio per le imprese è costituito dal fatto che insieme alla cessione dei crediti si avvia attraverso questo strumento una sorta di finanziamento a favore delle stesse imprese. Il factoring differisce infatti dall’attività di prestito standard perché l’analisi di fattibilità viene fatta dalla società di factoring non solo sull’azienda che cede le proprie fatture, e che quindi beneficia dell’anticipo economico, ma soprattutto sul cliente che deve pagare le fatture in futuro».

Il Reverse factoring, ovvero indiretto, nasce in modo specifico a beneficio delle filiere produttive costituite da PMI: «In questo caso il contratto di factoring prevede una convenzione con un’azienda capo-filiera che fornisce alla società di factoring la lista dei fornitori che compongono la sua filiera produttiva e commerciale. In virtù dell’accordo fatto con il grande debitore, le singole aziende possono avere accesso a forme di finanziamento e a strumenti bancari a condizioni agevolate. Il vantaggio per le PMI coinvolte è quindi evidente. Spesso le aziende che compongono una filiera produttiva sono di piccola dimensione e hanno perciò una capacità di accesso al credito limitata. Tramite il Reverse Factoring, il creditore si accolla anche il rischio dei piccoli creditori e delle aziende che compongono la sua filiera, e quindi i cedenti stessi hanno la possibilità di accedere al credito più facilmente che in modo autonomo. Oggi i settori industriali di impiego di questo strumento sono svariati, dalla grande distribuzione alla meccanica industriale in genere. Un esempio recente è costituito dall’accordo tra UniCredit Factoring e Fincantieri, finalizzato a migliorare il supporto finanziario alle imprese fornitrici del gruppo navalmeccanico di Trieste. In tal modo è stato facilitato e reso più conveniente l’accesso al credito da parte dei fornitori di Fincantieri e di quelli delle società controllate, assicurando il sostegno all’intera filiera produttiva, costituita da circa 4 mila piccole e medie imprese».

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