Come sono fragili i bilanci d’acciaio

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Antonio Gozzi, presidente di Federacciai

Per la siderurgia italiana e per un’altra buona parte dell’industria pesante tricolore, l’appuntamento con la ripresa dovrà essere rimandato. Almeno di 12-16 mesi. Questo è quanto almeno hanno previsto i relatori della quinta edizione di Bilanci d’acciaio, il convegno organizzato da Siderweb sulle performance economico-finanziarie di 2.000 imprese attive nel settore dell’acciaio e nelle industrie utilizzatrici. «Non sono ottimista per i prossimi mesi», ha dichiarato infatti il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, «perché il Paese è in forti difficoltà, con margini di manovra che sono praticamente inesistenti. E penso che per 12-16 mesi non sussisterà alcuno spazio per la crescita». Una simile visione è stata confermata anche da Gianfranco Tosini, responsabile del Centro Studi Siderweb. «Nel 2014», ha dichiarato Tosini, «ci sarà sì un lieve incremento del consumo dei prodotti siderurgici, ma comunque molto inferiore rispetto ai cali registrati nel 2012 e 2013. Per il totale recupero delle riduzioni dell’ultimo biennio, pertanto, sarà necessario attendere sino al 2015».

Antonio Gozzi, presidente di Federacciai

Nel 2012, invece, la domanda reale di acciaio è scesa in Italia dell’8,2%, contro il -4,8% dell’Unione europea nella sua interezza, ma questo non ha intaccato l’ottimismo moderato del responsabile della divisione struttura economica e del mercato del lavoro di Banca d’Italia Matteo Bugamelli. «Un’indagine di Bankitalia ha sottolineato che una parte rilevante degli imprenditori italiani vede la ripresa nel 2014, anche se non è ancora chiaro quale e quanta forza avrà la crescita e quali settori dell’industria potrebbero risultarne maggiormente coinvolti», ha affermato Bugamelli. Nel 2012, le oltre 2.000 imprese il cui bilancio è stato analizzato dallo studio Bilanci d’acciaio hanno mostrato «un peggioramento del business tipico, ma un valore aggiunto stabile rispetto al fatturato», ha poi evidenziato Claudio Teodori, prorettore dell’università degli Studi di Brescia, «una riduzione della capacità di assorbimento dei costi strutturali e una leva finanziaria contenuta o negativa. I dati sono in peggioramento anche per la redditività, calata del 2-3% rispetto al 2011».

A livello macro, si è notato «che la crescita dimensionale porta migliori performance, che le aziende più specializzate calcolano guadagni maggiori e che la diversificazione geografica porta risultati». In conclusione e alla luce del peggioramento dei risultati negli ultimi anni, sul tavolo è finita la domanda provocatoria quanto estremamente circostanziata di Claudio Teodori: «L’attuale modello di business che sta alla base dell’acciaio italiano, in futuro, porterà ancora utili?», ha interrogato.
Non sono mancati accenni anche al sistema-Italia. Secondo Maurizio Faroni, direttore generale di Banco Popolare, il nemico si chiama «ipertrofia normativa: siamo un Paese che ha bisogno di semplificazioni». Ma non solo: per Franco Polotti, amministratore delegato di Ori Martin, «c’è bisogno di un clima diverso. L’imprenditore è oggi visto negativamente, e quest’idea deve mutare».

Solo l’export, è stato rilevato, può controbilanciare il calo della domanda interna, ma all’internazionalizzazione si può accedere, come ha detto Umberto Nobile (partner di Ernst & Young) anche grazie ai micro e minibond, oggi più facili e fruibili grazie a una semplificazione normativa. Un’altra freccia all’arco dei siderurgici potrebbe essere l’assicurazione-credito che, come ha spiegato il direttore commerciale di Coface Italia Pietro Vargiu, visto il miglioramento dei risultati dell’ultimo trimestre, nel prossimo futuro potrebbe concedere maggiori fidi ai suoi clienti. C’è stato tuttavia anche spazio per il caso infinito dell’Ilva, a margine dell’incontro bresciano: «Tra pochi mesi potrebbe verificarsi lo stato di insolvenza dell’Ilva», ha detto Antonio Gozzi, presidente di Federacciai. «Con l’attuale situazione», ha dichiarato Gozzi, «generatasi a seguito di un vero e proprio accanimento giudiziario contro l’impresa tarantina, c’è stato un deterioramento della marginalità dell’azienda, che si sta aggravando. Se non cambierà qualcosa in fretta tra 7-8 mesi non escludo che l’insolvenza potrebbe drammaticamente concretizzarsi».

 

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